Zometa 4 mg polvere e solvente per soluzione per infusione
Un flaconcino contiene 4 mg di acido zoledronico (anidro), corrispondente a 4,264 mg di acido zoledronico monoidrato.
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
Polvere e solvente per soluzione per infusione
-Prevenzione di eventi correlati all'apparato scheletrico (fratture patologiche, schiacciamenti vertebrali, radioterapia o interventi chirurgici all’osso, ipercalcemia neoplastica) in pazienti affetti da tumori maligni allo stadio avanzato che interessano l’osso.
-Trattamento dell'ipercalcemia neoplastica (TIH).
Zometa deve essere utilizzato solo dai medici esperti nella somministrazione endovenosa dei bisfosfonati.
Prevenzione di eventi correlati all'apparato scheletrico in pazienti affetti da tumori maligni allo stadio avanzato che interessano l’osso Adulti e anziani La dose raccomandata di Zometa nella prevenzione di eventi correlati all'apparato scheletrico in pazienti affetti da tumori maligni allo stadio avanzato che interessano l’osso è di 4 mg come soluzione per infusione ricostituita e diluita ulteriormente (diluita con 100 ml di soluzione salina allo 0,9% p/v o soluzione glucosata al 5% p/v), somministrata per infusione endovenosa in almeno 15 minuti ogni 3 o 4 settimane.
Ai pazienti deve essere somministrato anche un supplemento di 500 mg/die di calcio per via orale e 400 UI/die di vitamina D.
Trattamento della TIH Adulti e anziani La dose raccomandata di Zometa nell'ipercalcemia (calcemia corretta con albumina ≥ 12,0 mg/dl o 3,0 mmol/l) è di 4 mg come soluzione per infusione ricostituita e diluita ulteriormente (diluita con 100 ml di soluzione salina allo 0,9% p/v o soluzione glucosata al 5% p/v), somministrata per infusione endovenosa singola in almeno 15 minuti.
I pazienti devono essere mantenuti in un buono stato di idratazione prima e dopo la somministrazione di Zometa.
Pazienti con compromissione della funzionalità renale TIH: In pazienti con TIH che manifestano anche una grave compromissione della funzionalità renale il trattamento con Zometa deve essere considerato solo dopo valutazione dei rischi e benefici del trattamento.
Negli studi clinici sono stati esclusi i pazienti con valori di creatinina sierica
> 400 µmol/l o > 4,5 mg/dl.
Non è necessario alcun adattamento della dose in pazienti con TIH con valori di creatinina sierica
< 400 µmol/l o < 4,5 mg/dl (vedere paragrafo 4.4).
Prevenzione di eventi correlati all'apparato scheletrico in pazienti affetti da tumori maligni allo stadio avanzato: Prima di iniziare il trattamento con Zometa nei pazienti con mieloma multiplo o con metastasi ossee da tumori solidi devono essere determinate la creatinina sierica e la clearance della creatinina (CrCl).
La CrCl è calcolata dalla creatinina sierica mediante la formula di Cockcroft-Gault.
Zometa non è raccomandato per pazienti che presentano prima dell’inizio della terapia una grave compromissione della funzionalità renale, definita per questa popolazione come CrCl
< 30 ml/min.
Negli studi clinici con Zometa sono stati esclusi i pazienti con valori di creatinina sierica
> 265 µmol/l o > 3,0 mg/dl.
Nei pazienti con metastasi ossee che presentano compromissione della funzionalità renale da lieve a moderata, definita per questa popolazione come CrCl 30–60 ml/min, si raccomanda il seguente dosaggio di Zometa (vedere anche paragrafo 4.4): Clearance della creatinina basale (ml/min) Dosaggio di Zometa raccomandato *
> 60 4,0 mg 50–60 3,5 mg* 40–49 3,3 mg* 30–39 3,0 mg* *Le dosi sono state calcolate assumendo una AUC target di 0,66 (mgyhr/l) (CrCl=75 ml/min).
Con la somministrazione della dose ridotta nei pazienti con compromissione renale si prevede di raggiungere un valore di AUC uguale a quello osservato in pazienti con clearance della creatinina di 75 ml/min.
Dopo l’inizio della terapia, la creatinina sierica deve essere determinata prima di ciascuna somministrazione di Zometa ed, in caso di peggioramento della funzionalità renale, il trattamento deve essere evitato.
Negli studi clinici, il peggioramento della funzionalità renale è stato definito come di seguito riportato: -Per i pazienti con valori basali di creatinina sierica normali (< 1,4 mg/dl o
< 124 µmol/l), un aumento di 0,5 mg/dl o di 44 µmol/l; -Per i pazienti con valori basali di creatinina sierica anormali (> 1,4 mg/dl o
> 124 µmol/l), un aumento di 1,0 mg/dl o di 88 µmol/l.
Negli studi clinici, il trattamento con Zometa è stato ripristinato solo quando il valore della creatinina è ritornato ad essere non superiore del 10% rispetto al valore basale (vedere paragrafo 4.4).
Il trattamento con Zometa deve essere ripristinato con lo stesso dosaggio utilizzato prima dell’interruzione del trattamento.
Istruzioni per la preparazione di Zometa a dosaggi ridotti Prelevare a seconda della necessità un appropriato volume della soluzione ricostitituita (4 mg/5 ml): -4,4 ml per la dose 3,5 mg -4,1 ml per la dose 3,3 mg -3,8 ml per la dose 3,0 mg Per informazioni sulle modalità di ricostituzione e diluizione di Zometa, vedere il paragrafo 6.6.
La quantità prelevata di soluzione ricostituita deve essere diluita in 100 ml di soluzione sterile salina allo 0,9% p/v o di soluzione glucosata al 5% p/v.
La dose deve essere somministrata in una singola infusione endovenosa della durata non inferiore a 15 minuti.
Non è stato studiato l’uso di Zometa in pazienti pediatrici.
Zometa non deve essere utilizzato in questa popolazione finchè non siano disponibili ulteriori dati.
Zometa polvere per soluzione per infusione è controindicato in gravidanza, nelle donne che allattano, nei pazienti con ipersensibilità nota ad acido zoledronico, ad altri bisfosfonati o ad uno qualsiasi degli eccipienti della formulazione.
Generale Prima della somministrazione di Zometa, i pazienti devono essere valutati attentamente per assicurare loro un adeguato stato di idratazione.
Deve essere evitata una eccessiva idratazione in pazienti a rischio di insufficienza cardiaca.
Durante la terapia con Zometa, è necessario monitorare attentamente i normali parametri metabolici correlati all'ipercalcemia, quali i livelli sierici di calcio, fosfato e magnesio.
Se si verificano ipocalcemia, ipofosfatemia o ipomagnesemia, può rendersi necessaria una terapia integrativa di breve durata.
I pazienti con ipercalcemia non trattata presentano generalmente un certo grado di compromissione della funzionalità renale, pertanto deve essere considerato un attento monitoraggio della funzionalità renale.
Non è stata determinata la sicurezza e l’efficacia di Zometa in pazienti pediatrici.
Insufficienza renale I pazienti con TIH che presentano segni di compromissione della funzionalità renale devono essere valutati in modo appropriato, considerando se i potenziali benefici del trattamento con Zometa siano superiori agli eventuali rischi.
La decisione di trattare i pazienti con metastasi ossee per la prevenzione di eventi correlati all’apparato scheletrico deve tenere in considerazione il fatto che l’effetto del trattamento inizia a manifestarsi dopo 2– 3 mesi.
Come con altri bisfosfonati, il trattamento con Zometa è stato associato a segnalazioni di disturbi della funzionalità renale.
I fattori che possono aumentare il rischio di peggioramento della funzionalità renale comprendono la disidratazione, una pre-esistente disfunzione renale, cicli multipli di Zometa e di altri bifosfonati così come l’uso di altri farmaci nefrotossici.
Sebbene il rischio sia ridotto con una somministrazione di 4 mg di Zometa nell’arco di 15 minuti, il peggioramento della funzionalità renale può comunque verificarsi.
Sono stati riportati peggioramento della funzionalità renale, progressione ad insufficienza renale e dialisi in pazienti dopo la prima dose o dopo una singola dose di Zometa.
Un aumento della creatinina sierica si può anche osservare in alcuni pazienti in cui Zometa viene somministrato a lungo termine e al dosaggio raccomandato per la prevenzione di eventi correlati all'apparato scheletrico, sebbene tali casi siano meno frequenti.
Prima della somministrazione di ciascuna dose di Zometa devono essere valutati i livelli sierici di creatinina del paziente.
Si raccomanda di iniziare il trattamento con Zometa a dosaggi ridotti nei pazienti con metastasi ossee che presentano compromissione della funzionalità renale da lieve a moderata.
Nei pazienti che mostrano durante il trattamento segni di alterazione renale, il trattamento con Zometa dovrebbe essere sospeso.
Zometa dovrebbe essere ripristinato solo quando il valore della creatinina sierica ritorna entro il 10% del valore basale (vedere paragrafo 4.2).
In considerazione del potenziale impatto dei bisfosfonati, incluso Zometa, sulla funzionalità renale, della mancanza di dati clinici di sicurezza in pazienti con grave insufficienza renale (definita negli studi clinici come creatinina sierica ≥ 400 µmol/l o ≥ 4,5 mg/dl per i pazienti con TIH e ≥ 265 µmol/l o ≥ 3,0 mg/dl per pazienti con tumore e metastasi ossee) basale e di dati limitati di farmacocinetica in pazienti con grave insufficienza renale basale (clearance della creatinina
< 30 ml/min), l'uso di Zometa non è raccomandato in pazienti con insufficienza renale grave.
Insufficienza epatica Poichè i dati clinici disponibili nei pazienti con grave insufficienza epatica sono limitati, non è possibile fornire raccomandazioni specifiche in questa popolazione di pazienti.
Osteonecrosi della mascella L’osteonecrosi della mascella è stata riportata in pazienti, soprattutto in quelli con cancro, in trattamento con bifosfonati, incluso Zometa.
Molti di questi pazienti erano trattati anche con chemioterapia e corticosteroidi.
La maggioranza delle segnalazioni è stata associata a procedure di chirurgia dentale come estrazione dentaria.
Molti hanno presentato segni di infezione locale inclusa osteomielite.
Prima di iniziare il trattamento con i bifosfonati in pazienti con concomitanti fattori di rischio (come cancro, chemioterapia, corticosteroidi, scarsa igiene orale) sarebbe opportuno prendere in considerazione la necessità di un esame odontoiatrico con le appropriate procedure dentistiche preventive.
Durante il trattamento, questi pazienti devono, se possibile, evitare procedure dentarie invasive.
Nei pazienti che hanno sviluppato osteonecrosi della mascella durante la terapia con i bifosfonati, la chirurgia dentaria può esacerbare la condizione.
Per i pazienti che necessitano di chirurgia dentale, non ci sono dati disponibili per suggerire che l’interruzione del trattamento con i bifosfonati riduca il rischio di osteonecrosi della mascella.
Il giudizio clinico del medico guiderà la necessità di trattamento di ciascun paziente, sulla base del rischio/ beneficio individuale.
Dolore muscoloscheletrico Durante l’esperienza post marketing è stato riportato dolore alle ossa, alle articolazioni e/o ai muscoli, grave e occasionalmente invalidante, in pazienti trattati con bisfosfonati.
Tali segnalazioni comunque sono state non frequenti.
Questa categoria di farmaci comprende Zometa (acido zoledronico).
Dopo l’inizio del trattamento il tempo di insorgenza dei sintomi variava da un giorno a diversi mesi.
La maggior parte dei pazienti ha avuto un’attenuazione dei sintomi dopo l’interruzione del trattamento.
Un sottogruppo ha avuto una recidiva dei sintomi quando veniva sottoposto ad un ulteriore trattamento con lo stesso farmaco o con un altro bisfosfonato.
Negli studi clinici Zometa è stato somministrato in concomitanza a farmaci antitumorali comunemente usati, diuretici, antibiotici e analgesici, senza che fossero osservate interazioni clinicamente significative.
In vitro l’acido zoledronico ha dimostrato di non legarsi alle proteine plasmatiche e non inibisce gli enzimi del citocromo P450 (vedere paragrafo 5.2) ma non sono stati effettuati studi clinici specifici di interazione con altri farmaci.
Si consiglia particolare cautela nel caso in cui i bisfosfonati sono somministrati con aminoglicosidi poiché entrambi i farmaci possono avere un effetto additivo che dà luogo ad una diminuzione della calcemia per periodi più prolungati di quanto richiesto.
Si raccomanda cautela quando Zometa viene somministrato con altri farmaci potenzialmente nefrotossici.
Prestare attenzione anche all'eventuale comparsa di ipomagnesemia durante il trattamento.
Nei pazienti con mieloma multiplo, il rischio di disfunzioni renali può essere aumentato quando i bisfosfonati i.v.
sono usati in combinazione con la talidomide.
Non vi sono dati adeguati provenienti dall’uso di acido zoledronico in donne in gravidanza.
Gli studi sulla riproduzione effettuati con acido zoledronico su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3).
Alla dose più bassa testata nel ratto (0,01 mg/kg di peso corporeo) è stata osservata distocia.
Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.
Zometa non deve essere usato durante la gravidanza.
Non è noto se l'acido zoledronico è escreto nel latte materno.
Zometa non deve essere somministrato a donne che allattano (vedere paragrafo 4.3).
Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari.
L'incidenza degli effetti
indesiderati con Zometa 4 mg si basa principalmente sui dati raccolti nel
trattamento cronico.
Le reazioni avverse a Zometa sono simili a quelle riportate
per gli altri bisfosfonati e ci si può aspettare che si verifichino
approssimativamente in un terzo dei pazienti.
L'effetto più comunemente
associato alla somministrazione endovenosa di Zometa è stato una sindrome
simil-influenzale in circa il 9% dei pazienti, incluso dolore alle ossa (9,1%),
febbre (7,2%), affaticamento (4,1%) e brividi (2,9%).
Occasionalmente sono stati
riportati casi di artralgia e mialgia approssimativamente nel 3% dei pazienti.
Non sono disponibili informazioni sulla reversibilità di queste reazioni
avverse.
Frequentemente, la ridotta
escrezione renale di calcio è accompagnata da una diminuzione dei livelli
sierici di fosfato (approssimativamente nel 20% dei pazienti) che è asintomatica
e non richiede interventi terapeutici.
La calcemia può diminuire fino a livelli
di ipocalcemia asintomatici in circa il 3% dei pazienti.
In seguito a
somministrazione endovenosa di Zometa, sono stati riferiti casi di reazioni
gastrointestinali, come ad esempio nausea (5,8%) e vomito (2,6%).
Occasionalmente, in meno dell’1% dei pazienti, sono state osservate anche
reazioni locali nel sito di infusione come ad esempio arrossamenti o edemi e/o
dolore.
E' stata osservata la
comparsa di anoressia nell’1,5% dei pazienti trattati con Zometa 4 mg.
Sono stati osservati pochi
casi di rash o prurito (inferiori all'1%).
Come con gli altri
bisfosfonati, sono stati riportati casi di congiuntivite in circa l'1% dei casi.
Sono stati riportati alcuni
casi di compromissione della funzionalità renale (2,3%), sebbene in molti casi
l’eziologia risulti essere multifattoriale.
Dall’analisi di un pool di
dati riferiti a studi controllati verso placebo, è stata riportata grave anemia
(Hb < 8,0 g/dl) nel 5,2% dei pazienti in trattamento con Zometa 4 mg rispetto al
4,2% dei pazienti in trattamento con placebo.
I seguenti effetti
indesiderati, elencati in Tabella 1, sono stati tratti dagli studi clinici
eseguiti con acido zoledronico somministrato prevalentemente in modo cronico:
Tabella 1 Gli effetti indesiderati
sono classificati in ordine di frequenza decrescente utilizzando i seguenti
parametri convenzionali: Molto comune (≥1/10), comune (≥1/100; <1/10), non
comune (≥1/1000; <1/100), raro (≥1/10.000; <1/1000), molto raro (<1/10.000),
comprese segnalazioni isolate.
| Alterazioni del sangue e del sistema linfatico Comune: Non comune: Raro: Anemia Trombocitopenia, leucopenia Pancitopenia |
| Alterazioni del sistema nervoso Comune: Non comune: Cefalea Capogiri, parestesia, alterazione del gusto, ipoestesia, iperestesia, tremori |
| Disturbi psichiatrici Non comune: Raro: Ansia, disturbo del sonno Confusione |
| Disturbi oculari Comune: Non comune: Molto raro: Congiuntivite Visione confusa Uveite, episclerite |
| Alterazioni dell’apparato gastrointestinale Comune: Non comune: Nausea, vomito, anoressia Diarrea, stipsi, dolori addominali, dispepsia, stomatite, secchezza delle fauci |
| Alterazioni dell’apparato respiratorio, del torace e del mediastino Non comune: Dispnea, tosse |
| Alterazioni della cute e del tessuto sottocutaneo Non comune: Prurito, rash (compreso rash eritematoso e |
| maculare), aumento della sudorazione |
| Alterazione dell’apparato muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e delle ossa Comune: Non comune: Dolori alle ossa, mialgia, artralgia, dolore diffuso Crampi muscolari |
| Alterazioni cardiovascolari Non comune: Raro: Ipertensione, ipotensione Bradicardia |
| Alterazioni renali e delle vie urinarie Comune: Non comune: Compromissione della funzionalità renale Insufficienza renale acuta, ematuria, proteinuria |
| Alterazioni del sistema immunitario Non comune: Raro: Reazioni di ipersensibilità Edema angioneurotico |
| Disordini generali e alterazioni del sito di somministrazione Comune: Non comune: Febbre, sindrome simil-influenzale (inclusa fatica, brividi, malessere e arrossamento) Astenia, edema periferico, reazioni al sito di iniezione (inclusi dolore, irritazione, gonfiore, indurimento), dolore al torace, aumento del peso corporeo |
| Anomalie nei valori di laboratorio Molto comune: Comune: Non comune: Raro: Ipofosfatemia Aumento della creatininemia e dell'azotemia, ipocalcemia Ipomagnesiemia, ipocaliemia Ipercaliemia, ipernatriemia |
Esperienza post-marketing:
Sono stati riportati casi di osteonecrosi (soprattutto della mascella),
principalmente in pazienti con cancro trattati con bifosfonati, incluso Zometa.
Molti di questi pazienti hanno avuto evidenze di infezione localizzata, inclusa
osteomielite, e la maggioranza delle segnalazioni riguarda pazienti con cancro
sottoposti ad estrazioni dentarie o ad altre chirurgie dentali.
L’osteonecrosi
della mascella ha diversi fattori di rischio ben documentati che comprendono la
diagnosi di cancro, le terapie concomitanti (come chemioterapia, radioterapia,
corticosteroidi) e le malattie concomitanti (come anemia, coagulopatie,
infezione, malattia al cavo orale già in essere).
Anche se non è stata stabilita
una causalità, è consigliabile evitare la chirurgia dentale poiché la guarigione
potrebbe richiedere tempi più lunghi (vedere paragrafo 4.4).
In casi rarissimi,
sono stati riportati i seguenti eventi: ipotensione che ha portato a sincope o a
collasso circolatorio, principalmente in pazienti in cui erano presenti fattori
di rischio, sonnolenza, broncocostrizione.
Non esistono dati di intossicazione acuta con Zometa.
I pazienti che hanno ricevuto dosi più alte di quelle raccomandate devono essere attentamente monitorati.
L’ipocalcemia clinicamente significativa può essere corretta mediante somministrazione per infusione endovenosa di gluconato di calcio.
Categoria
farmacoterapeutica: Bisfosfonati, codice ATC: M05 BA 08.
L'acido zoledronico
appartiene alla classe dei bisfosfonati e agisce principalmente a livello osseo.
È un inibitore dell'assorbimento osseo osteoclastico.
L'azione selettiva dei
bisfosfonati sul tessuto osseo è dovuta alla loro elevata affinità per l'osso
mineralizzato ma non si conosce ancora l'esatto meccanismo molecolare che
determina l'inibizione dell'attività osteoclastica.
Studi a lungo termine
nell’animale hanno dimostrato che l’acido zoledronico inibisce il riassorbimento
osseo senza influenzare negativamente la formazione, la mineralizzazione o le
proprietà meccaniche dell’osso stesso.
Oltre ad essere un potente
inibitore del riassorbimento osseo, l’acido zoledronico possiede anche diverse
proprietà antitumorali che potrebbero contribuire alla sua efficacia globale nel
trattamento delle metastasi ossee.
In studi preclinici sono state dimostrate le
seguenti proprietà: -In vivo: inibizione del riassorbimento osseo
osteoclastico che, modificando il microambiente del midollo osseo, lo rende meno
adatto alla crescita di cellule tumorali; attività antiangiogenetica ed
antidolorifica.
-In
vitro: inibizione della proliferazione degli osteoblasti, attività
citostatica e proapoptosica dirette su cellule tumorali, effetto
sinergico citostatico con altri farmaci antitumorali, attività di inibizione
dell’adesione e
dell’invasione.
Risultati di studi clinici
nella prevenzione di eventi correlati all'apparato scheletrico in pazienti
affetti da tumori maligni allo stadio avanzato che interessano l’osso
Nel primo studio
randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, Zometa è stato
confrontato con il placebo per la prevenzione di eventi correlati all’apparato
scheletrico (SRE) in pazienti affetti da carcinoma della prostata con metastasi
ossee.
Zometa 4 mg ha ridotto significativamente la percentuale di pazienti con
almeno un evento correlato all’apparato scheletrico (SRE), ha ritardato il tempo
mediano alla comparsa del primo SRE di > 5 mesi e ha ridotto l’incidenza annuale
di eventi per paziente –rapporto di morbidità scheletrica.
L’analisi degli
eventi multipli ha mostrato una riduzione del 36% del rischio di sviluppare SRE
nel gruppo Zometa rispetto al placebo.
I pazienti trattati con Zometa hanno
riportato un minor incremento del dolore rispetto ai pazienti trattati con
placebo, e la differenza ha raggiunto la significatività ai mesi 3, 9, 21 e
24.
Un numero inferiore di
pazienti trattati con Zometa ha riportato fratture patologiche.
Gli effetti del
trattamento sono risultati meno pronunciati nei pazienti con lesioni blastiche.
I risultati di efficacia sono riportati nella Tabella 2.
In un secondo studio, che
comprendeva tumori solidi diversi da carcinoma della mammella o carcinoma della
prostata, Zometa 4 mg ha ridotto significativamente la percentuale di pazienti
con un SRE, ha ritardato significativamente il tempo mediano alla comparsa del
primo SRE di > 2 mesi e ha ridotto il rapporto di morbidità scheletrica.
L’analisi degli eventi multipli ha mostrato una riduzione del 30,7% del rischio
di sviluppare SRE nel gruppo Zometa rispetto al placebo.
I risultati di
efficacia sono riportati nella Tabella 3.
Tabella 2:
Risultati di efficacia
(pazienti affetti da carcinoma della prostata trattati con terapia ormonale)
| Qualsiasi SRE (+TIH) | Fratture* | Radioterapia all’osso | |||||||
| Zometa 4 mg | Placebo | Zometa 4 mg | Placebo | Zometa 4 mg | Placebo | ||||
| N | 214 | 208 | 214 | 208 | 214 | 208 | |||
| Percentuale di pazienti con SRE (%) | 38 | 49 | 17 | 25 | 26 | 33 | |||
| Significatività (p - value) | 0,028 | 0,052 | 0,119 | ||||||
| Significatività (p - value) | 0,028 | 0,052 | 0,119 | ||||||
| Tempo mediano al SRE (giorni) | 488 | 321 | NR | NR | NR | 640 | |||
| Significatività (p - value) | 0,009 | 0,020 | 0,055 | ||||||
| Rapporto di morbidità scheletrica | 0,77 | 1,47 | 0,20 | 0,45 | 0,42 | 0,89 | |||
| Significatività (p - value) | 0,005 | 0,023 | 0,060 | ||||||
| Riduzione del rischio dell’insorgenza di | 36 | - | NA | NA | NA | NA | |||
| eventi multipli **(%) | ||||||
| Significatività (p - value) | 0,002 | NA | NA | |||
| * | Comprende fratture vertebrali e non vertebrali |
| ** | Comprende tutti gli eventi scheletrici, numero totale così come il tempo ad ogni evento durante lo |
| studio | |
| NR | Non raggiunto |
| NA | Non applicabile |
Tabella 3: Risultati di efficacia (tumori solidi diversi da carcinoma della mammella o della prostata)
| Qualsiasi SRE (+TIH) | Fratture* | Radioterapia all’osso | ||||
| Zometa 4 mg | Placebo | Zometa 4 mg | Placebo | Zometa 4 mg | Placebo | |
| N | 257 | 250 | 257 | 250 | 257 | 250 |
| Percentuale di pazienti con SRE (%) | 39 | 48 | 16 | 22 | 29 | 34 |
| Significatività (p - value) | 0,039 | 0,064 | 0,173 | |||
| Tempo mediano al SRE (giorni) | 236 | 155 | NR | NR | 424 | 307 |
| Significatività (p - value) | 0,009 | 0,020 | 0,079 | |||
| Rapporto di morbidità scheletrica | 1,74 | 2,71 | 0,39 | 0,63 | 1,24 | 1,89 |
| Significatività (p - value) | 0,012 | 0,066 | 0,099 | |||
| Riduzione del rischio dell’insorgenza di eventi multipli **(%) | 30,7 | - | NA | NA | NA | NA |
| Significatività (p - value) | 0,003 | NA | NA | |||
| * | Comprende fratture vertebrali e non vertebrali |
| ** | Comprende tutti gli eventi scheletrici, il numero totale così come il tempo ad ogni evento durante lo |
| studio | |
| NR | Non raggiunto |
| NA | Non applicabile |
In un terzo studio di fase
III, randomizzato, in doppio cieco, sono stati confrontati Zometa 4 mg e
pamidronato 90 mg somministrato ogni 3 o 4 settimane in pazienti affetti da
mieloma multiplo o carcinoma della mammella con almeno una lesione ossea.
I
risultati hanno dimostrato che il trattamento con Zometa 4 mg ha prodotto una
efficacia comparabile a quella ottenuta con pamidronato 90 mg per la prevenzione
degli SRE.
L’analisi degli eventi multipli ha evidenziato una riduzione
significativa del 16% del rischio di sviluppare SRE nei pazienti trattati con
Zometa 4 mg rispetto a quelli trattati con pamidronato.
I risultati di efficacia
sono illustrati nella Tabella 4.
Tabella 4:
Risultati di efficacia
(pazienti affetti da carcinoma della mammella e mieloma multiplo) * Comprende
fratture vertebrali e non vertebrali ** Comprende tutti gli eventi scheletrici,
il numero totale così come il tempo ad ogni evento durante lo
| Qualsiasi SRE (+TIH) | Fratture* | Radioterapia all’osso | ||||
| Zometa 4 mg | Pam 90 mg | Zometa 4 mg | Pam 90 mg | Zometa 4 mg | Pam 90 mg | |
| N | 561 | 555 | 561 | 555 | 561 | 555 |
| Percentuale di pazienti con SRE (%) | 48 | 52 | 37 | 39 | 19 | 24 |
| Significatività (p - value) | 0,198 | 0,653 | 0,037 | ||||
| Tempo mediano al | 376 | 356 | NR | 714 | NR | NR | |
| SRE (giorni) | |||||||
| Significatività (p - value) | 0,151 | 0,672 | 0,026 | ||||
| Rapporto di morbidità scheletrica | 1,04 | 1,39 | 0,53 | 0,60 | 0,47 | 0,71 | |
| Significatività (p - value) | 0,084 | 0,614 | 0,015 | ||||
| Riduzione del rischio dell’insorgenza di eventi multipli **(%) | 16 | - | NA | NA | NA | NA | |
| Significatività (p - value) | 0,030 | NA | NA | ||||
studio NR Non raggiunto NA
Non applicabile Zometa è stato anche
studiato in 228 pazienti con documentate metastasi ossee da carcinoma della
mammella in uno studio in doppio cieco, randomizzato controllato verso placebo
per valutare l’effetto di Zometa sul rapporto di morbilità scheletrica (SRE),
calcolato come numero totale di eventi correlati all’apparato scheletrico (SRE)
(con l’esclusione di ipercalcemia e corretti per precedente frattura), diviso
per il tempo totale di rischio.
Le pazienti avevano assunto Zometa 4 mg o
placebo ogni quattro settimane per un anno.
Le pazienti erano state
uniformemente distribuite nei gruppi di trattamento Zometa e placebo.
Il rapporto di SRE
(eventi/persona anno) è stato 0,628 per Zometa e 1,096 per il placebo.
La
proporzione delle pazienti con almeno un SRE (escluso ipercalcemia) è stata del
29,8% nel gruppo di trattamento Zometa rispetto al 49,6% nel gruppo placebo
(p=0,003).
Nel gruppo di trattamento Zometa il tempo mediano alla comparsa del
primo SRE non è stato raggiunto nel periodo di durata dello studio ed è stato
prolungato in modo significativo rispetto al placebo (p=0,007).
L’analisi degli
eventi multipli (risk ratio=0,59, p=0,019) ha mostrato una riduzione del 41% del
rischio di sviluppare SRE nel gruppo Zometa rispetto al placebo.
Nel gruppo di trattamento
Zometa si è osservato un miglioramento statisticamente significativo del
punteggio relativo al dolore (valutato mediante il questionario Brief Pain
Inventory, BPI) a partire dalla settimana 4 e per tutte le successive
valutazioni effettuate nel corso dello studio rispetto al placebo (Figura 1).
Per Zometa il punteggio del dolore è stato regolarmente al di sotto del basale e
la riduzione del dolore è stata associata ad un andamento di diminuzione del
punteggio relativo alla terapia antalgica.
Figura 1.
Cambiamento medio
del punteggio BPI rispetto al basale.
Le differenze statisticamente
significative sono evidenziate (*p<0,05) per confronto tra i trattamenti (Zometa
vs Placebo) Placebo ∆
Zometa .
Cambiamento medio rispetto
al basalesecondo BPI Tempo in
studio (settimane) Risultati di studi clinici
nel trattamento della TIH Studi clinici nell'ipercalcemia neoplastica (TIH)
hanno dimostrato che l’effetto dell'acido zoledronico è caratterizzato da una
diminuzione della calcemia e dell'escrezione urinaria di calcio.
Negli studi di
dose finding di fase I, in pazienti con ipercalcemia neoplastica (TIH) da lieve
a moderata le dosi efficaci testate erano comprese approssimativamente in un
intervallo di 1,2–2,5 mg.
Per verificare gli effetti
di Zometa in confronto a pamidronato alla dose di 90 mg, i risultati di due
studi clinici multicentrici “pivotal”, in pazienti con TIH, sono stati aggregati
per un’analisi pre-definita.
Zometa alla dose di 8 mg, ha dimostrato una
normalizzazione più veloce della concentrazione di calcio sierico al giorno 4 e,
alla dose di 4 mg e 8 mg, al giorno 7.
Sono stati osservati i seguenti indici di
risposta:
Tabella 5:
Percentuale di pazienti che
hanno mostrato una risposta completa, (per giorno) negli studi combinati nella
TIH Il tempo mediano per la
normalizzazione della calcemia è stato di 4 giorni.
Il tempo mediano di recidiva
(nuovo aumento della calcemia corretta con albumina sierica ≥ 2,9 mmol/l) è
variato fra 30 e 40 giorni nei pazienti trattati con Zometa rispetto ai 17
giorni dei pazienti trattati con pamidronato 90 mg (valori di p: 0,001 per la
dose da 4 mg e 0,007 per la dose da 8 mg).
Non vi sono differenze
statisticamente significative tra le due diverse dosi di Zometa.
In studi clinici 69 pazienti
che hanno mostrato recidive o che erano refrattari al trattamento iniziale (dosi
da 4 mg, 8 mg di Zometa o 90 mg di pamidronato) sono stati ulteriormente
trattati con Zometa 8 mg.
La risposta al trattamento in questi pazienti è stata
circa del 52%.
Poichè questi pazienti sono stati ulteriormente trattati solo con
una dose da 8 mg, non è disponibile alcun dato che permetta il confronto con la
dose da 4 mg.
Negli studi clinici condotti
in pazienti con ipercalcemia neoplastica (TIH), il profilo globale di sicurezza
tra tutti e tre i gruppi in trattamento (acido zoledronico 4 mg e 8 mg e
pamidronato 90 mg) era simile per tipologia e gravità.
Tossicità acuta La dose massima non letale per somministrazione endovenosa singola è
risultata pari a 10 mg/kg di peso corporeo nel topo e 0,6 mg/kg nel ratto.
Tossicità subcronica e cronica La tollerabilità dell’acido zoledronico è risultata
buona dopo somministrazione sottocutanea nel ratto ed endovenosa nel cane di dosi
fino a 0,02 mg/kg/die per 4 settimane.
La somministrazione sottocutanea di 0,001 mg/kg/giorno
nel ratto ed endovenosa di 0,005 mg/kg ogni 2–3 giorni nel cane fino a 52 settimane è risultata
ben tollerata.
Il risultato più frequente negli studi a dosi ripetute consiste nell'aumento
del tessuto osseo spugnoso nelle metafisi delle ossa lunghe negli animali in sviluppo
approssimativamente a tutte le dosi, risultato che riflette l'attività farmacologica del
prodotto sul riassorbimento osseo.
I margini di sicurezza relativi agli effetti renali
si sono dimostrati ridotti negli studi a lungo termine nell'animale a dosi ripetute per via
parenterale ma il parametro cumulativo di assenza di eventi avversi (NO Adverse Event Levels - NOAELs)
per dose singola (1,6 mg/kg) e gli studi con dosi multiple fino a un mese (0,06–0,6 mg/kg/giorno)
non hanno dimostrato conseguenze renali a dosi equivalenti o eccedenti la massima dose terapeutica nell'uomo.
La somministrazione ripetuta a lungo termine di gruppi di dosi comprese nella dose terapeutica massima
utilizzata nell'uomo per l'acido zoledronico, hanno prodotto effetti tossici in altri organi compresi
il tratto gastrointestinale, fegato, milza e polmoni, nonchè nei siti di iniezione.
Studi di tossicità
sulla funzione riproduttiva L’acido zoledronico si è dimostrato teratogeno nel ratto dopo somministrazione
sottocutanea di dosi ≥ 0,2 mg/kg.
Nel coniglio è stata osservata tossicità materna sebbene non
siano stati riscontrati effetti teratogeni o di fetotossicità.
Mutagenesi e carcinogenesi Nei test di
mutagenesi condotti, l'acido zoledronico si è dimostrato privo di effetti mutageni o di potenziale cancerogeno.
Gli studi di farmacocinetica
dopo infusione endovenosa singola e ripetuta di 5 e 15 minuti di 2, 4, 8 e 16 mg
di acido zoledronico in 64 pazienti con metastasi ossee hanno evidenziato i
seguenti risultati, indipendentemente dal dosaggio.
Dopo aver iniziato
l'infusione di acido zoledronico, le concentrazioni plasmatiche del farmaco
aumentano rapidamente, raggiungendo il picco di concentrazione al termine del
periodo di infusione, segue un rapido declino fino ad una concentrazione < 10%
del picco dopo 4 ore e < 1% del picco dopo 24 ore, con un successivo e
prolungato periodo caratterizzato da concentrazioni molto basse non superiori
allo 0,1% del picco fino al momento che precede la seconda infusione del farmaco
al giorno 28.
L’acido zoledronico,
somministrato per via endovenosa, è eliminato secondo un processo che si svolge
in tre fasi: scomparsa rapida, ad andamento bifasico, del farmaco dalla
circolazione sistemica, con emivita plasmatica di (t½α) 0,24 e (t½β) 1,87 ore,
seguita da una fase di eliminazione lenta con emivita di eliminazione terminale
di (t½γ) 146 ore.
Non c'è accumulo del farmaco nel plasma dopo dosi multiple
somministrate ogni 28 giorni.
L’acido zoledronico non viene metabolizzato ed è
escreto immodificato per via renale.
Dopo le prime 24 ore il 39 ± 16% della dose
somministrata è presente nelle urine, mentre la parte restante è legata
principalmente al tessuto osseo.
Dal tessuto osseo viene rilasciato molto
lentamente nella circolazione sistemica ed eliminato poi per via renale.
La
clearance corporea è di 5,04 ± 2,5 l/h, indipendentemente dalla dose e non
influenzata dal sesso, età, razza e peso corporeo.
L'incremento del tempo di
infusione da 5 a 15 minuti ha prodotto una diminuzione del 30% della
concentrazione di acido zoledronico al termine dell'infusione ma non ha
modificato il valore dell'area sotto la curva (concentrazione plasmatica verso
tempo).
Come con altri bisfosfonati,
la variabilità tra pazienti dei parametri farmacocinetici per acido zoledronico
è risultata elevata.
Non sono disponibili dati di
farmacocinetica per l’acido zoledronico in pazienti affetti da ipercalcemia o in
pazienti con insufficienza epatica.
In vitro, l’acido zoledronico non
inibisce gli enzimi del citocromo P450 umano, non presenta biotrasformazione e
negli studi sull’animale una quantità < 3% della dose somministrata è stata
ritrovata nelle feci, a supporto del fatto che non vi è un ruolo rilevante della
funzione epatica nella farmacocinetica dell’acido zoledronico.
La clearance renale
dell'acido zoledronico è stata correlata alla clearance della creatinina,
rappresentando la clearance renale il 75 ± 33% della clearance della creatinina,
che è risultata in media 84 ± 29 ml/min (range da 22 a 143 ml/min) nei 64
pazienti studiati affetti da cancro.
Analisi sulla popolazione hanno mostrato
che per un paziente con clearance della creatinina di 20 ml/min (grave
compromissione della funzionalità renale), o 50 ml/min (moderata
compromissione della funzionalità renale), la corrispondente clearance prevista
per l'acido zoledronico dovrebbe corrispondere rispettivamente al 37% o al 72%
di quella di un paziente con clearance della creatinina di 84 ml/min.
Sono
disponibili solo dati limitati di farmacocinetica in pazienti con grave
insufficienza renale (clearance della creatinina < 30 ml/min).
L’acido zoledronico non ha
mostrato affinità per i componenti cellulari del sangue e il legame alle
proteine plasmatiche è basso (circa il 56%) ed è indipendente dalla sua
concentrazione.
Flaconcino polvere: MannitoloSodio citrato Fiala solvente: Acqua per preparazioni iniettabili
Al fine di evitare potenziali incompatibilità, la soluzione ricostituita di Zometa deve essere diluita con una soluzione salina allo 0,9% p/v o con una soluzione glucosata al 5% p/v.
La soluzione ricostituita di Zometa non deve essere miscelata con soluzioni contenenti calcio come ad esempio la soluzione Ringer.
Gli studi eseguiti sui flaconi in vetro così come su diverse sacche e linee di infusione costituite da polivinilcloruro, polietilene e polipropilene (pre-riempite con soluzione salina allo 0,9% p/v o soluzione glucosata al 5% p/v) non hanno dimostrato incompatibilità con Zometa.
3 anni.
La soluzione ricostituita è chimicamente e fisicamente stabile per 24 ore a 2°C – 8°C.
Nessuna precauzione particolare per la conservazione.
Dopo la ricostituzione e la diluizione in condizioni sterili, il prodotto deve essere utilizzato immediatamente.
Se non utilizzato immediatamente, i tempi e le condizioni di conservazione prima della somministrazione sono sotto la responsabilità dell’utilizzatore.
Il tempo totale tra la ricostituzione, la diluizione, la conservazione in frigorifero a 2°C – 8°C e la fine della somministrazione non deve superare le 24 ore.
Zometa 4 mg polvere e solvente per soluzione per infusione è confezionato in astucci contenenti rispettivamente 1, 4 o 10 flaconcini e 1, 4 o 10 fiale di acqua per preparazioni iniettabili.
Non tutte le confezioni potrebbero essere commercializzate.
Flaconcino polvere: flaconcini di vetro incolore da 6 ml, vetro di grado idrolitico tipo I (Ph.
Eur.).
Fiala solvente: fiala di vetro incolore da 5 ml.
La polvere deve essere ricostituita preventivamente in 5 ml di acqua per preparazioni iniettabili utilizzando l’apposita fiala inclusa nella confezione del prodotto.
La dissoluzione della polvere deve essere completa prima del prelievo della soluzione per l’ulteriore diluizione.
Il quantitativo di soluzione ricostituita richiesto deve essere ulteriormente diluito in 100 ml di soluzione per infusione priva di calcio (soluzione salina allo 0,9% p/v o soluzione glucosata al 5% p/v).
Se la soluzione è stata conservata in frigorifero, deve essere riportata a temperatura ambiente prima della somministrazione.
Novartis Europharm Limited Wimblehurst Road Horsham West Sussex, RH12 5AB Regno Unito
EU/1/01/176/001-003
Data della prima autorizzazione: 20.03.2001 Data del primo rinnovo: 20.03.2006
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