PROMETAX
- Inizio Pagina PROMETAX 1,5 mg: ciascuna capsula contiene rivastigmina idrogeno tartrato pari a 1,5 mg di rivastigmina. PROMETAX 3 mg: ciascuna capsula contiene rivastigmina idrogeno tartrato pari a 3 mg di rivastigmina. PROMETAX 4,5 mg: ciascuna capsula contiene rivastigmina idrogeno tartrato pari a 4,5 mg di rivastigmina. PROMETAX 6 mg: ciascuna capsula contiene rivastigmina idrogeno tartrato pari a 6 mg di rivastigmina. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1
Capsule rigide. PROMETAX 1,5 mg Polvere da quasi bianco a giallo pallido in una capsula con corpo di colore giallo e testa di colore giallo, con il marchio "ENA 713 1,5 mg" di colore rosso sul corpo. PROMETAX 3 mg Polvere da quasi bianco a giallo pallido in una capsula con corpo di colore arancione e testa di colore arancione, con il marchio "ENA 713 3 mg" di colore rosso sul corpo. PROMETAX 4,5 mg Polvere da quasi bianco a giallo pallido in una capsula con corpo di colore rosso e testa di colore rosso, con il marchio "ENA 713 4,5 mg" di colore bianco sul corpo. PROMETAX 6 mg Polvere da quasi bianco a giallo pallido in una capsula con corpo di colore arancione e testa di colore rosso, con il marchio "ENA 713 6 mg" di colore rosso sul corpo.
Trattamento sintomatico della demenza di tipo Alzheimer da lieve a moderatamente grave. Trattamento sintomatico della demenza da lieve a moderatamente grave in pazienti con malattia di Parkinson idiopatica.
Somministrazione:
Il trattamento deve essere iniziato e controllato da un medico esperto nella diagnosi e terapia della demenza di Alzheimer o della demenza associata alla malattia di Parkinson.
La diagnosi deve essere effettuata in accordo con le attuali linee guida.
La terapia con rivastigmina deve essere iniziata solo se è disponibile un “caregiver” (colui che assiste abitualmente il paziente) che controlli regolarmente l’assunzione del farmaco da parte del paziente.
La rivastigmina va somministrata due volte al giorno, a colazione e a cena.
Le capsule vanno deglutite intere.
Dose iniziale:
1,5 mg due volte al giorno.
Titolazione del dosaggio:
La dose iniziale è di 1,5 mg due volte al giorno.
Se questa dose risulta ben tollerata per almeno due settimane di trattamento, potrà essere aumentata a 3 mg due volte al giorno.
Successivi aumenti a 4,5 e poi a 6 mg due volte al giorno dovranno sempre basarsi sulla buona tollerabilità, per almeno due settimane, della dose in corso di somministrazione.
Se durante il trattamento compaiono effetti avversi (es.
nausea, vomito, dolore addominale, perdita dell’appetito), perdita di peso o peggioramento dei sintomi extrapiramidali (es.
tremore) nei pazienti con demenza associata alla malattia di Parkinson, questi potrebbero rispondere alla sospensione di una o più dosi del farmaco.
In caso di persistenza degli effetti collaterali la dose giornaliera deve essere temporaneamente ridotta alla dose precedente ben tollerata, oppure può essere interrotto il trattamento.
Dose di mantenimento:
La dose efficace è da 3 a 6 mg due volte al giorno; per raggiungere il massimo beneficio terapeutico i pazienti devono essere mantenuti al più alto dosaggio ben tollerato.
La dose massima raccomandata è di 6 mg due volte al giorno.
Il trattamento di mantenimento puo’ essere continuato fino a quando sia riscontrabile un beneficio terapeutico.
Pertanto il beneficio clinico della rivastigmina deve essere rivalutato regolarmente, in particolare per i pazienti trattati con dosi inferiori a 3 mg due volte al giorno.
Se dopo 3 mesi di terapia con la dose di mantenimento il peggioramento dei sintomi della demenza non viene influenzato positivamente, il trattamento deve essere interrotto.
Anche nel caso in cui non sia piu’ riscontrabile un effetto terapeutico, si deve prendere in considerazione l’interruzione del trattamento.
La risposta individuale alla rivastigmina non è prevedibile.
Comunque maggiore effetto terapeutico è stato riscontrato nei pazienti con demenza di grado moderato con malattia di Parkinson.
Alla stessa maniera un più ampio effetto è stato osservato nei pazienti con malattia di Parkinson con allucinazioni visive (vedere paragrafo 5.1).
Non è stato studiato l’effetto terapeutico in studi clinici controllati verso placebo della durata di oltre 6 mesi.
Reintroduzione della terapia:
Se si interrompe il trattamento per parecchi giorni, si deve riprendere la terapia partendo da 1,5 mg due volte al giorno.
La titolazione del dosaggio deve poi essere eseguita come descritto sopra.
Insufficienza renale e epatica:
A causa dell’aumentata esposizione al farmaco, in caso di insufficienza renale o compromissione epatica lieve o moderata, la posologia deve essere accuratamente titolata a seconda della tollerabilita’ individuale (vedere paragrafo 5.2).
Uso nei bambini:
La rivastigmina non deve essere utilizzata nei bambini.
L’assunzione di questo medicinale è controindicata nei pazienti con: ipersensibilità nota alla rivastigmina, ad altri derivati del carbammato o a qualsiasi altro eccipiente utilizzato nella formulazione. grave compromissione della funzionalità epatica, poichè il farmaco non è stato studiato in questa popolazione.
L'incidenza e la gravità degli eventi avversi generalmente aumenta con le dosi più alte.
Se si interrompe il trattamento per parecchi giorni, si deve riprendere la terapia partendo da 1,5 mg due volte al giorno per ridurre il rischio di reazioni avverse (es.
vomito).
Titolazione del dosaggio:
subito dopo l’aumento della dose sono stati osservati eventi avversi (es.
ipertensione e allucinazioni in pazienti con demenza di Alzheimer e peggioramento dei sintomi extrapiramidali, in particolare tremore, in pazienti con demenza associata a malattia di Parkinson).
Questi possono essere sensibili ad una riduzione della dose.
In altri casi, la somministrazione di Prometax è stata interrotta (vedere paragrafo 4.8).
Disturbi gastrointestinali quali nausea e vomito, si possono verificare in modo particolare all’inizio del trattamento e/o in occasione di incrementi posologici.
Questi effetti si verificano piu’ frequentemente nelle donne.
I pazienti con malattia di Alzheimer tendono a perdere peso.
L’uso degli inibitori delle colinesterasi, rivastigmina compresa, è stato associato a perdita di peso in questi pazienti.
Durante la terapia il peso corporeo dei pazienti deve essere controllato.
Qualora si verificassero, in associazione al trattamento con rivastigmina, episodi di vomito di grado severo, si deve procedere con opportuni aggiustamenti della dose come raccomandato al paragrafo 4.2.
Alcuni episodi di vomito di grado severo sono stati accompagnati da rottura esofagea (vedere paragrafo 4.8).
Tali episodi si sono verificati in particolare dopo incrementi del dosaggio di rivastigmina o dopo la somministrazione di alte dosi.
Come con altri farmaci colinergici si deve prestare attenzione alla somministrazione di rivastigmina in pazienti con sindrome del nodo del seno o disturbi della conduzione (blocco seno-atriale, blocco atrio-ventricolare) (vedere paragrafo 4.8).
Come altri farmaci colinergici la rivastigmina può provocare un aumento delle secrezioni acide gastriche.
E' consigliabile particolare prudenza nel trattamento di pazienti con ulcera gastrica o duodenale in fase attiva o in pazienti predisposti.
Gli inibitori delle colinesterasi devono essere prescritti con cautela a pazienti con anamnesi positiva di asma o broncopneumopatia ostruttiva.
I colinomimetici possono causare o aggravare ostruzioni urinarie e crisi convulsive.
Si raccomanda cautela nel trattamento di pazienti predisposti a questo tipo di disturbi.
L’impiego di rivastigmina in pazienti con grave demenza di Alzheimer o demenza associata alla malattia di Parkinson, in altri tipi di demenza, o in altri tipi di disturbi della memoria (es.
declino cognitivo correlato all’età) non è stato oggetto di studio.
Come altri farmaci colinomimetici, la rivastigmina può aggravare o indurre sintomi extrapiramidali.
Un peggioramento (comprendente bradicinesia, discinesia, andatura anormale) ed un’aumentata incidenza o gravità del tremore sono stati osservati in pazienti con demenza associata alla malattia di Parkinson (vedere paragrafo 4.8).
E’ stato osservato ivi incluso un peggioramento nei pazienti con malattia di Parkinson, inclusa un’aumentata incidenza o intensità del tremore (vedere paragrafo 4.8).
Tali eventi possono, in alcuni casi, portare alla sospensione di rivastigmina (es.
interruzione causata dal tremore nell’1,7% dei pazienti con rivastigmina verso 0% in placebo).
Si raccomanda il monitoraggio clinico per questi eventi avversi.
Essendo un inibitore della colinesterasi, la rivastigmina può aumentare gli effetti dei miorilassanti di tipo succinilcolinico durante l’anestesia.
Per i suoi effetti farmacodinamici, la rivastigmina non va somministrata in associazione con altri farmaci colinomimetici; essa può interferire con l’attività di farmaci anticolinergici.
In studi su volontari sani nessuna interazione farmacocinetica è stata osservata fra rivastigmina e digossina, warfarin, diazepam o fluoxetina.
L’aumento del tempo di protrombina indotto da warfarin non è modificato dalla somministrazione di rivastigmina.
Con la somministrazione concomitante di digossina e rivastigmina non sono stati osservati effetti indesiderati sulla conduzione cardiaca.
Considerando il suo metabolismo, appaiono improbabili interazioni farmacometaboliche, sebbene la rivastigmina possa inibire il metabolismo di altri farmaci mediato dalle butirrilcolinesterasi.
Gravidanza:
Per rivastigmina non sono disponibili dati clinici relativi a gravidanze esposte.
Non sono stati osservati effetti sulla fertilità o sullo sviluppo embriofetale in ratti e conigli, ad eccezione delle dosi alle quali si è manifestata tossicità nella madre.
In studi peri-postnatali nel ratto, è stato osservato un aumento del tempo di gestazione.
Rivastigmina non deve essere usata durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessità.
Allattamento:
Negli animali, la rivastigmina viene escreta nel latte.
Non è noto se la rivastigmina sia escreta nel latte umano e quindi le donne trattate con rivastigmina non devono allattare.
La malattia di Alzheimer può causare una graduale perdita della capacità di guidare o compromettere l’abilità di usare macchinari.
Inoltre la rivastigmina può indurre vertigini e sonnolenza, soprattutto all’inizio del trattamento o in concomitanza con l’aumento della dose.
Quindi la capacità dei pazienti con demenza trattati con rivastigmina di continuare a guidare o utilizzare macchine complesse deve essere abitualmente valutata dal medico curante.
Le reazioni avverse
segnalate più frequentemente sono di
natura gastrointestinale e
comprendononausea (38%) e vomito
(23%), soprattutto durante
la fase
di titolazione.
Negli studi clinici le donne sono risultate più sensibili degli uomini
alle reazioni gastrointestinali e
alla perdita di peso.
Leseguenti reazioni
avverse, elencate in Tabella 1, si
riferiscono a pazienti con demenza
di Alzheimer trattati con
Prometax. Tabella 1* Infezioni e infestazioni
Molto raroInfezioni urinarie
Disturbi psichiatrici ComuneAgitazione
ComuneConfusione Non comuneInsonnia
Non comuneDepressione
Molto raroAllucinazioni Alterazioni del sistema
nervoso Molto comuneCapogiri
ComuneCefalea ComuneSonnolenza ComuneTremori
Non comuneSincope RaroCrisi convulsive
Molto raroSindromi
extrapiramidali(incluso un peggioramentodella
malattia di Parkinson)
Alterazioni cardiache RaroAngina pectoris Molto raro Aritmia
cardiaca (es.
bradicardia,
blocco atrio-ventricolare,
fibrillazione atriale e tachicardia)
Alterazioni del sistema
vascolare Molto
raroIpertensione
Alterazioni dell’apparato gastrointestinale
Molto comuneNausea
Molto comuneVomito
Molto comuneDiarrea Molto comunePerdita
di appetito ComuneDolore addominale
e dispepsia RaroUlcera gastrica e
duodenale Molto raroEmorragia
gastrointestinale
Molto raroPancreatite Non notoAlcuni
episodi di vomito di grado severo
sono stati accompagnati da rottura esofagea (vedi paragrafo
4-4) Alterazioni delsistema
epatobiliare Non comuneAlterazione
dei test di funzionalità epatica
Alterazioni della cute edel tessuto sottocutaneo
ComuneAumento
della sudorazione RaroRash cutanei
Disordini generali ealterazione del sito di
somministrazione ComuneFatica
ed astenia ComuneMalessere
Non comuneCadute accidentali Indagini
diagnostiche ComunePerdita
di peso * Le reazioni avversesono classificate in ordine
di frequenza decrescente
utilizzando i seguenti parametri convenzionali:
Molto comune
(≥1/10), comune (≥1/100; <1/10), non comune
(≥1/1-000; <1/100), raro
(≥1/10-000;<1/1-000), molto raro (<1/10-000), comprese
segnalazioni isolate. La Tabella 2
mostra gli eventi avversi che derivano
da uno specifico studio clinico della durata di24 settimane
condotto con Prometax
in pazienti con
demenza associata alla
malattia di
Parkinson:
tali eventi avversi sono risultati più frequenti nel gruppo trattato con Prometax
rispetto al gruppo trattato con placebo. Nella Tabella 3 sono
elencati il numero e la percentuale
dei pazienti dello stesso studio con
eventi avversi pre-definiti
che potrebbero rispecchiare un peggioramento
dei sintomi parkinsoniani. Tabella 2 table Eventi
avversi in pazienti
con demenza associata alla
malattia di Parkinson
(≥5% nel gruppo trattato con Prometax)
Prometax N (%) Placebo N (%) Totale pazienti
studiati 362 (100)
179 (100) Totale pazienti con eventi
avversi 303 (83,7) 127 (70,9) Nausea
105 (29,0) 20 (11,2) Vomito 60(16,6) 3 (1,7) Tremore
37 (10,2) 7 (3,9) Diarrea 26 (7,2) 8
(4,5) Perdita di appetito 22 (6,1) 5 (2,8) Capogiri 21 (5,8) 2 (1,1) Peggioramento
della malattia
di Parkinson o parkinsonismo 20 (5,5)
3(1,7) Tabella 3
| Eventi avversi pre-definiti che potrebbero rispecchiare un peggioramentodei sintomi parkinsoniani in pazienti con demenza associata alla malattia diParkinson | Prometax N(%) | Placebo N(%) |
| Totale pazienti studiati | 362 (100) | 179 (100) |
| Totale pazienti con eventi avversi pre-definiti | 99 (27,3) | 28 (15,6) |
| Tremore | 37 (10,2) | 7 (3,9) |
| Cadute | 21 (5,8) | 11 (6,1) |
| Malattia di Parkinson (peggioramento) | 12 (3,3) | 2 (1,1) |
| Ipersecrezione salivare | 5 (1,4) | 0 |
| Discinesia | 5 (1,4) | 1 (0,6) |
| Parkinsonismo | 8 (2,2) | 1 (0,6) |
| Ipocinesia | 1 (0,3) | 0 |
| Disturbi del movimento | 1 (0,3) | 0 |
| Bradicinesia | 9 (2,5) | 3 (1,7) |
| Distonia | 3 (0,8) | 1 (0,6) |
| Andatura anormale | 5 (1,4) | 0 |
| Rigidità muscolare | 1 (0,3) | 0 |
| Disturbi dell’equilibrio | 3 (0,8) | 2 (1,1) |
| Rigidità muscolo-scheletrica | 3 (0,8) | 0 |
| Irrigidimento | 1 (0,3) | 0 |
| Disfunzioni motorie | 1 (0,3) | 0 |
Sintomi:
La maggior parte degli episodi di sovradosaggio accidentale sono stati asintomatici e quasi tutti i pazienti interessati hanno proseguito il trattamento con rivastigmina.
Nei casi di sovradosaggio sintomatico si sono osservati:
nausea, vomito, diarrea, ipertensione o allucinazioni.
A causa del noto effetto vagotonico degli inibitori delle colinesterasi sul battito cardiaco, si possono verificare episodi di bradicardia e/o sincope.
Si è verificato un caso di ingestione di 46 mg; dopo un trattamento conservativo il paziente si è completamente ripreso in 24 ore.
Trattamento:
Poiché la rivastigmina ha una emivita plasmatica di circa 1 ora e la durata dell’inibizione dell’acetilcolinesterasi è di circa 9 ore, in caso di sovradosaggio asintomatico si raccomanda di non somministrare altre dosi di rivastigmina nelle successive 24 ore.
Nei casi di sovradosaggio accompagnati da nausea e vomito gravi, si deve prendere in considerazione l’uso di antiemetici.
In caso di comparsa di altra sintomatologia, si dovrà predisporre un opportuno trattamento sintomatico.
Nei casi di grave sovradosaggio si può utilizzare atropina.
Si raccomanda una dose iniziale di 0,03 mg/kg per via intravenosa di solfato di atropina, con successivi adeguamenti posologici conformemente alla risposta clinica.
È sconsigliato l’uso di scopolamina come antidoto.
Categoria
farmacoterapeutica:
anticolinesterasici,
codice ATC: N06D A03. La rivastigmina
è un inibitore
dell’acetil- e butirrilcolinesterasi
di tipo carbamidico,
che facilita la neurotrasmissione
colinergica rallentando l’inattivazione della acetilcolina
rilasciata dai neuroni colinergici funzionalmente
integri.
La rivastigmina
può quindi esercitare un miglioramento
deideficit cognitivi
a mediazione colinergica
nella
demenza
associata alla malattia
di Alzheimer
e alla malattia di
Parkinson. La rivastigmina
interagisce con i suoi enzimi bersaglio formando un
complesso a legame covalente che inattiva
temporaneamente
gli enzimi.
Nei giovani volontrari sani, una
dose orale di 3
mg riducel’attività
dell’acetilcolinesterasi
(AChE) a livello del liquido cerebrospinale
di circa
il 40% nellaprima
ora e mezza dalla somministrazione.
L’attività dell’enzima
ritorna ai livelli basali dopo circa9 ore dal raggiungimento
dell’effetto inibitorio massimo.
Nei pazienti con
malattia di tipoAlzheimer,
l’inibizione
dell’AChE a livello del liquido
cerebrospinale ad
opera della rivastigmina
è risultata dipendente dalla dose fino a 6 mg somministrata due volte
al giorno, che è stata la
massima dose testata.
In 14 pazienti
con malattia di Alzheimer
trattati con rivastigmina
l’inibizionedell’attività della butirrilcolinesterasi
a livello del liquido cerebrospinale
è risultata simile a quella
osservata per l’AChE. Studi clinici nella demenza
di Alzheimer La valutazione
dell’efficacia di rivastigmina
è stata effettuata
mediante l’uso
di tre strumenti
di valutazione indipendenti e dominio
specifici, verificati ad intervalli
regolari durante periodi di trattamento
della durata di 6 mesi.
Questi strumenti
sono la ADAS-Cog (una valutazione
della capacità cognitiva),
la CIBIC-Plus (una
valutazione globale
del paziente
da parte del
medico considerando quanto riportato
anche dal “caregiver”), e la PDS
(una valutazione effettuata dal“caregiver”
delle normali
attività quotidiane quali l’igiene
personale, la capacità di alimentarsi,
di vestirsi, di effettuare faccende
domestiche,
di fare acquisti, il mantenimento
della capacità diorientarsi
nell’ambiente circostante
come pure il coinvolgimento
in attività relative
alla gestione del denaro, ecc.). I pazienti studiati
avevano un punteggio al MMSE
(Mini-Mental State
Examination)
compreso tra10 e 24- I risultati
dei pazienti
con risposta
clinicamente
significativa,
emersi
dall’analisi
combinata di due
degli studi, a dose flessibile, su tre studi pivotal multicentrici della durata
di 26 settimane, condottiin pazienti affetti da
demenza di tipo Alzheimer
di grado lieve o moderatamente
grave sono indicati nella Tabella 4, riportata piu’ oltre.
In questi studi era stato definito a
priori quale miglioramento
rilevante dal punto di vista clinico
un miglioramento
di almeno
4 punti della ADAS-Cog, un miglioramento
della CIBIC-Plus o un miglioramento
di almeno il 10% della PDS.
Viene
inoltre fornita, nella stessa tabella, una definizione a posteriori della risposta.
La definizione secondariadella risposta richiedeva un miglioramento
di 4 punti o piu’ della ADAS-Cog, con nessun peggioramento
della CIBIC-Plus e della PDS.
La
dose media nei responders del gruppo
6–12 mg, corrispondente a questa definizione, era di 9,3 mg.
È importante
notare che le scale utilizzate in questa indicazione variano, e il confronto
diretto dei risultati per agenti
terapeutici differenti non è valido. Tabella 4
| Pazienti con risposta clinicamente significativa (%) | ||||
| Intent to Treat | Ultima osservazione effettuata | |||
| Misurazione della risposta | Rivastigmina 6–12 mg N="4"73 | PlaceboN="4"72 | Rivastigmina 6–12 mg N="3"79 | PlaceboN="4"44 |
| ADAS-Cog: miglioramento di almeno 4punti | 21*** | 12 | 25*** | 12 |
| CIBIC-Plus:miglioramento | 29*** | 18 | 32*** | 19 |
| PDS: miglioramento di almeno il 10% | 26*** | 17 | 30*** | 18 |
| Miglioramento di almeno 4 punti della ADAS-Cog senza peggioramento della CIBIC-Plus e della PDS | 10* | 6 | 12** | 6 |
*p<0,05, **pv0,01, ***p<0,001 Studi clinici
nella demenza
associata
alla malattia di Parkinson L’efficacia della rivastigmina nella demenza
associata alla malattia di Parkinson
è stata dimostrata nella fase in
doppio cieco di uno studio
multicentrico,
controllato verso
placebo,
della durata di 24 settimane,
e nella sua estensione in
aperto della
durata
di 24
settimane.
I pazienti
arruolati
in questo studio avevano un
punteggio al MMSE (Mini-Mental State
Examination)
compreso tra 10 e 24- La valutazione
dell’efficacia è stata effettuata mediante l’uso di due scale indipendenti,
valutate ad intervalli regolari durante il periodo
di trattamento della durata di 6
mesi, come
riportato nella sottostante Tabella 5: la ADAS-Cog
(una scala di valutazione della
capacità cognitiva), e la valutazione generale ADCS-CGIC (una scala
di valutazione globale del paziente da parte delmedico).
| Demenza associata con la malattia di Parkinson | ADAS-CogPrometax | ADAS-CogPlacebo | ADCS-CGIC Prometax | ADCS-CGIC Placebo |
| ITT + popolazione RDO | (N="3"29) | (N=161) | (N="3"29) | (N=165) |
| Media basale ± DS | 23,8 ± 10,2 | 24,3 ± 10,5 | n/a | n/a |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 2,1 ± 8,2 | -0,7 ± 7,5 | 3,8 ± 1,4 | 4,3 ± 1,5 |
| Differenza a terapia accomodata | 2,881 | n/a | ||
| P verso placebo | <0,0011 | 0,0072 | ||
| ITT - popolazione LOCF | (N="2"87) | (N=154) | (N="2"89) | (N=158) |
| Media basale ± DS | 24,0 ± 10,3 | 24,5 ± 10,6 | n/a | n/a |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 2,5 ± 8,4 | -0,8 ± 7,5 | 3,7 ± 1,4 | 4,3 ± 1,5 |
| Differenza a terapia accomodata | 3,541 | n/a | ||
| P verso placebo | <0,0011 | 0,0012 | ||
1 In
base all’ANCOVA con il trattamento
e il paese come fattori e la valutazione basale dell’ADAS- Cog come
covariata 2 Valori
medi presentati per comodità,
analisi per categorie
eseguita con test di van
Elteren ITT: Intent-To-Treat; RDO: Retrieved
Drop Outs; LOCF: Last Observation Carried ForwardSebbene l’effetto del trattamento
sia stato dimostrato nella totalità
della popolazione studiata, i dati suggeriscono
che un effetto più
ampio relativo al placebo è stato
visto nel sottogruppo di pazienticon demenza
di grado moderato associata alla
malattia
di Parkinson.
Allo stesso modo è
stato osservato un effetto più importante del trattamento in quei pazienti con allucinazioni visive (vederetabella 6) Tabella 6
| Demenza associata con la malattia di Parkinson | ADAS-CogPrometax | ADAS-CogPlacebo | ADAS-CogPrometax | ADAS-CogPlacebo |
| Pazienti con allucinazioni visive | Pazienti senza allucinazioni visive | |||
| ITT + popolazione RDO | (n=107) | (n="6"0) | (n="2"20) | (n=101) |
| Media basale ± DS | 25,4 ± 9,9 | 27,4 ± 10,4 | 23,1 ± 10,4 | 22,5 ± 10,1 |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 1,0 ± 9,2 | -2,1 ± 8,3 | 2,6 ± 7,6 | 0,1 ± 6,9 |
| Differenza a terapia accomodata | 14,27 | 2,091 | ||
| P verso placebo | 0,0021 | 0,0151 | ||
| Pazienti con demenza di grado moderato (MMSE 10-17) | Pazienti con demenza di grado lieve(MMSE 10-24) | |||
| ITT - popolazione RDO | (N=87) | (N="4"4) | (N="2"37) | (N=115) |
| Media basale ± DS | 32,6 ± 10,4 | 33,7 ± 10,3 | 20,6 ± 7,9 | 20,7 ± 7,91 |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 2,6 ± 9,4 | -1,8 ± 7,2 | 1,9 ± 7,7 | -0,2 ± 7,5 |
| Differenza a terapia accomodata | 14,73 | 2,141 | ||
| P verso placebo | 0,0021 | 0,0101 | ||
1 In base all’ANCOVA con il trattamento e il paese come fattori e al valutazione basale dell'ADAS- Cog come covariata. ITT : Intent-To-Treat: RDO: Retrieved Drop Outs
Assorbimento:
La rivastigmina viene assorbita in modo rapido e completo.
Il picco delle concentrazioni nel plasma viene raggiunto entro 1 ora circa.
Come conseguenza dell’interazione tra il farmaco ed il suo enzima bersaglio, l’aumento della biodisponibilità è circa 1,5 volte superiore rispetto a quello atteso con l’aumento della dose.
Alla dose di 3 mg la biodisponibilità assoluta risulta del 36% ± 13% circa.
L’assunzione di rivastigmina con il cibo ritarda l’assorbimento (tmax) di 90’, riduce i valori di Cmax ed aumenta l’AUC di circa il 30%.
Distribuzione:
Circa il 40% di rivastigmina si lega alle proteine plasmatiche.
Attraversa rapidamente la barriera emato-encefalica e ha un volume apparente di distribuzione compreso tra 1,8 e 2,7 l/kg.
Metabolismo:
La rivastigmina viene metabolizzata in modo rapido ed esteso (emivita plasmatica di circa 1 ora) nel metabolita decarbamilato, principalmente per idrolisi da parte della colinesterasi.
In vitro, questo metabolita mostra un trascurabile effetto di inibizione dell’acetilcolinesterasi (<10%).
In base agli studi in vitro e sugli animali, i principali isoenzimi del citocromo P450 sono coinvolti in misura trascurabile nel metabolismo della rivastigmina.
Dopo somministrazione intravenosa di 0,2 mg la clearance totale plasmatica di rivastigmina è di circa 130 l/h e si riduce a 70 l/h dopo somministrazione intravenosa di 2,7 mg.
Escrezione:
Non è stata rilevata la rivastigmina immodificata nell’urina; l’escrezione renale dei metaboliti rappresenta la principale via di eliminazione.
Dopo la somministrazione di 14C- rivastigmina, l’eliminazione renale è risultata rapida e praticamente completa (>90%) nelle 24 ore.
Meno dell’1% della dose somministrata viene escreto nelle feci.
Non si evidenzia alcun accumulo di rivastigmina o del metabolita decarbamilato in pazienti con malattia di tipo Alzheimer.
Soggetti anziani:
Sebbene la biodisponibilità della rivastigmina sia maggiore nei soggetti anziani rispetto a volontari sani giovani, gli studi condotti su pazienti Alzheimer di età compresa fra 50 e 92 anni non hanno segnalato nessuna modifica della biodisponibilità con l’età.
Soggetti con compromissione della funzionalità epatica:
I valori di Cmax e AUC della rivastigmina sono ripettivamente del 60% circa e più di due volte superiori nei soggetti con compromissione epatica da lieve a moderata rispetto ai soggetti sani.
Soggetti con insufficienza renale:
I valori di Cmax e AUC della rivastigmina sono più di due volte superiori nei soggetti con insufficienza renale moderata rispetto ai soggetti sani:
tuttavia i valori di Cmax e AUC della rivastigmina in soggetti con insufficienza renale grave non sono modificati.
Studi di tossicità a dosi ripetute condotti su ratti, topi, cani hanno dimostrato effetti attribuibili soltanto ad un’eccessiva azione farmacologica.
Non è stata osservata alcuna tossicità per gli organi bersaglio.
A causa della sensibilità dei modelli animali usati non sono stati raggiunti margini di sicurezza relativi all’esposizione nell’uomo.
La rivastigmina è risultata priva di attività mutagena in una batteria standard di test in vitro e in vivo, ad eccezione di un test di aberrazione cromosomica in linfociti periferici umani alla dose di 104 volte la massima dose somministrata in clinica.
Il test del micronucleo in vivo è risultato negativo.
Non è emersa alcuna evidenza di carcinogenicità negli studi in topi, ratti alla dose massima tollerata, sebbene l’esposizione alla rivastigmina e ai suoi metaboliti sia stata inferiore rispetto all’esposizione nell’uomo.
Se rapportata alla superficie corporea, l’esposizione alla rivastigmina ed ai suoi metaboliti è risultata approssimativamente equivalente alla dose massima giornaliera consigliata nell’uomo di 12 mg; tuttavia, in confronto alla dose massima nell’uomo, nell’animale è stato raggiunto un valore multiplo di circa 6 volte.
Negli animali la rivastigmina attraversa la placenta ed è escreta nel latte.
Studi per via orale in ratte e coniglie gravide non hanno fornito indicazioni sul potenziale teratogenico della rivastigmina.
Gelatina, magnesio stearato, ipromellosa, cellulosa microcristallina, silice precipitata, ossido di ferro giallo (E172), ossido di ferro rosso (E172), titanio diossido (E171).
Non pertinente.
5 anni
Non conservare a temperatura superiore ai 30°C.
Blister da 14 capsule; vassoio PVC trasparente con un foglio di copertura azzurro.
Ogni scatola contiene 2, 4 o 8 blister.
Flacone in polietilene ad alta densità con chiusura di plastica e guarnizione interna di induzione.
Ciascun flacone contiene 250 capsule.
Nessuna istruzione particolare
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EU/1/98/092/002 - PROMETAX 1,5 mg capsule rigide, 56 capsule rigide AIC n.
034318028/E EU/1/98/092/005 - PROMETAX 3 mg capsule rigide, 56 capsule rigide AIC n.
034318055/E EU/1/98/092/008 - PROMETAX 4,5 mg capsule rigide, 56 capsule rigide AIC n.
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034318117/E
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04.12.98/04.12.2003
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