GLIVEC 50 mg capsule rigide
Ogni capsula contiene 50 mg di imatinib (come mesilato).
Per gli eccipienti, vedere 6.1.
Capsule rigide Polvere di colore da bianco a giallo in una capsula opaca di colore da giallo chiaro a giallo-arancione, con la scritta "NVR SH".
Glivec è indicato per il trattamento di pazienti con leucemia mieloide cronica (LMC) con cromosoma Philadelphia (bcr-abl) positivo (Ph+) di nuova diagnosi, per i quali il trapianto di midollo osseo non è considerato come trattamento di prima linea.
Glivec è anche indicato per il trattamento di pazienti con LMC Ph+ in fase cronica dopo il fallimento della terapia con interferone-alfa, o in fase accelerata o in crisi blastica.
L’effetto di Glivec sull’esito del trapianto di midollo osseo non è stato determinato.
Glivec è anche indicato per il trattamento di pazienti adulti con tumori stromali del tratto gastro- intestinale (GIST) maligni non operabili e/o metastatici, positivi al Kit (CD 117).
Nei pazienti adulti, l'efficacia di Glivec si basa sui valori globali di risposta ematologica e citogenetica e di sopravvivenza libera da progressione nella LMC, e su valori di risposta obiettiva nei GIST .
L’esperienza con Glivec nei bambini affetti da LMC è molto limitata (vedere paragrafo 5.1).
Non ci sono sperimentazioni cliniche controllate che dimostrano un beneficio clinico o un aumento della sopravvivenza per entrambe le patologie.
La terapia deve essere iniziata da un medico esperto nel trattamento di pazienti con LMC o GIST. La dose prescritta deve essere somministrata per via orale, in un'unica somministrazione giornaliera
durante un pasto e con un abbondante bicchiere d’acqua.
Per i pazienti (bambini) che non riescono ad ingoiare le capsule, il contenuto può essere diluito in un bicchiere di acqua non gassata o succo dimela.
Poichè gli studi negli animali hanno evidenziato segni di
tossicità riproduttiva e il rischio
potenziale per il feto umano non è noto, le donne
in età fertile che aprono le capsule devono
maneggiare il contenuto con cautela ed evitare il contatto con gli occhi o l’inalazione (vedere paragrafo 4-6).
Le mani devono essere
lavate immediatamente
dopo aver toccato le capsule aperte. Posologia per
la LMCPer i pazienti con LMC in fase
cronica il dosaggio raccomandato di Glivec è di 400 mg/die.
La LMCsi definisce in fase cronica quando sono soddisfatti tutti i seguenti criteri: blasti nel sangue e nel
midollo osseo <15%, basofili nel sangue periferico <20%, piastrine >100 x 109/l. 2Per i pazienti in fase accelerata il dosaggio raccomandato di Glivec è di 600 mg/die.
La fase accelerataè definita dalla presenza di uno qualsiasi dei seguenti fattori: blasti nel sangue o nel midollo osseo 15% ma
<30%, blasti più promielociti nel sangue o nel midollo osseo 30 % (purché i blasti siano<30%), basofili nel sangue periferico 20 %, piastrine non correlate alla terapia <100 x 109/l. Per i pazienti in crisi blastica il dosaggio raccomandato di Glivec è di 600 mg/die.
La crisi blastica è definita dalla presenza di blasti nel sangue o nel midollo osseo 30% o da malattia extramidollare
diversa dalla epatosplenomegalia. Durata del trattamento: Negli studi clinici, il trattamento con Glivec è continuato fino alla progressione della malattia.
Non è stato studiato
l'effetto dell'interruzione del trattamento dopo il raggiungimento di una risposta citogenetica completa. E’ possibile aumentare le dosi da 400 mg a 600 mg nei pazienti con malattia in fase cronica o da600 mg ad un massimo di 800 mg (somministrati con dosi da 400 mg due volte al giorno) nei pazienti
con malattia
in fase accelerata o crisi blastica in assenza di gravi reazioni avverse al farmaco e grave
neutropenia o trombocitopenia non associata alla leucemia nelle seguenti condizioni: progressionedella malattia (in qualsiasi momento); mancato ottenimento di una risposta
ematologica soddisfacente
dopo almeno 3 mesi di trattamento; perdita di una risposta ematologica precedentemente ottenuta.
I pazienti devono essere strettamente monitorati a seguito dell'aumento della dose dato il potenziale
aumento di incidenza degli eventi avversi a dosaggi superiori. Il dosaggio per i pazienti pediatrici deve essere calcolato sulla base della superficie corporea (mg/m2).A bambini con LMC in fase cronica e in fase avanzata si raccomanda la somministrazione
rispettivamente di dosi giornaliere di 260 mg/m2
e 340 mg/m2- La dose giornaliera totale nei bambini
non deve comunque superare la dose equivalente
somministrata negli adulti, rispettivamente 400 e600
mg.
La
dose
totale giornaliera può essere assunta in un’unica somministrazione o suddivisa indue somministrazioni, una al mattino e una alla sera.
Le raccomandazioni per il dosaggio si basano al momento su un numero limitato di pazienti pediatrici (vedere paragrafi 5-1 e 5-2).
Non ci sono dati nel
trattamento dei bambini di età inferiore ai 3 anni. Posologia per i GISTPer i pazienti con GIST maligni non operabili e/o metastatici il dosaggio raccomandato di Glivec è di400 mg/die. Esistono dati limitati sull'effetto degli aumenti della dose da 400 mg a 600 mg nei pazienti che progrediscono
con il trattamento con la dose più bassa (vedere paragrafo 5-1). Non vi sono attualmente dati disponibili che supportino specifiche raccomandazioni sul dosaggio nei pazienti
con GIST sulla base della precedente
resezione gastrointestinale.
La maggior parte deipazienti (98%) nello studio clinico (vedere paragrafo 5-2) aveva
subito una precedente resezione.
Pertutti i pazienti dello studio, vi era almeno un intervallo di due settimane tra la resezione e la prima dose
somministrata di Glivec;
tuttavia, sulla base di questo studio non si possono formulare ulteriori
raccomandazioni. Durata del trattamento: Negli studi clinici nei pazienti con GIST, il trattamento con Glivec era
continuato fino
alla progressione
della malattia.
Al momento dell'analisi, la durata del trattamento erain media di 7 mesi
(da 7 giorni a
13 mesi).
Non è stato studiato
l'effetto dell'interruzione deltrattamento dopo il raggiungimento della risposta. Adeguamento della
dose
in caso di reazioni
avverse
in pazienti
con LMC e GISTReazioni avverse non ematologicheSe dovesse presentarsi una reazione avversa non ematologica
con
l'uso di Glivec, il trattamento deve
essere sospeso fino alla risoluzione dell’evento.
In seguito il trattamento può essere ripreso
in modo
appropriato, a seconda della gravità
iniziale dell’evento. 3Se si verificano
innalzamenti dei livelli di bilirubina superiori a 3 volte i normali limiti massimi
istituzionali ("Institutional upper limit of normal" IULN) o dei livelli di transaminasi epatiche superiori a 5 volte i limiti IULN, Glivec deve essere sospeso fintanto che i livelli di bilirubina sianotornati a valori inferiori a
1,5 volte i limiti IULN e i livelli di transaminasi inferiori a 2,5 volte i limitiIULN.
Il trattamento con Glivec può essere continuato con un dosaggio giornaliero ridotto.
Negli
adulti la dose deve
essere ridotta da 400 a 300 mg o da 600 a 400 mg e nei bambini da 260 a200 mg/m2/die o da
340 a 260 mg/m2/die. Reazioni avverse ematologicheSi raccomanda
una riduzione della dose o l’interruzione del trattamento in caso di grave neutropenia e trombocitopenia, come
indicato nella
tabella seguente. Aggiustamenti della dose in caso di neutropenia e trombocitopenia
| LMC in fase cronica eGIST (dose iniziale400 mg1) | ANC < 1,0 x109/l e/opiastrine < 50 x109/l | 1- Sospendere Glivec fino a ANC 1,5 x109/l e piastrine 75 x109/l.2. Riprendere il trattamento con Glivec alla dose di 400 mg1-3. In caso si ripresenti ANC < 1,0 x109/l e/o piastrine < 50 x109/l, ripetere lafase 1 e la somministrazione di Glivec ad un dosaggio ridotto di 300 mg2- |
| LMC in fase accelerata e crisi blastica (dose iniziale 600 mg3) | 4ANC < 0,5 x109/l e/opiastrine < 10 x109/l | 1- Controllare se la citopenia è correlata alla leucemia (aspirazione o biopsia del midollo).2. Se la citopenia non è correlata allaleucemia, ridurre la dose di Glivec a400 mg1-3. Se la citopenia persiste per 2 settimane, ridurre ulteriormente a 300 mg2-4. Se la citopenia persiste per 4 settimane e continua a non essere correlata alla leucemia, sospendere Glivec finchéANC 1 x109/l e le piastrine 20 x109/l, quindi riprendere il trattamento a 300 mg2- |
| ANC = conta assoluta dei neutrofili1 o 260 mg/m2 nei bambini2 o 200 mg/m2 nei bambini3 o 340 mg/m2 nei bambini4 che subentri dopo almeno 1 mese di trattamento | ||
Uso pediatrico: Non ci sono dati nel trattamento dei bambini di età inferiore ai 3 anni.
L’esperienzacon Glivec nella popolazione pediatrica affetta da LMC è limitata a 14 pazienti con LMC in fase cronica e a 4 pazienti con LMC in crisi blastica. Insufficienza epatica: Poichè non sono stati condotti studi clinici con Glivec
in pazienti con diminuita
funzionalità epatica, non possono essere fornite specifiche raccomandazioni riguardo l'adeguamentodel dosaggio.
Poichè
imatinib è principalmente metabolizzato attraverso il fegato, si può prevedere che
l'esposizione a Glivec aumenti se
la funzionalità epatica è compromessa e Glivec deve essere utilizzato con cautela
nei pazienti
con insufficienza epatica (vedere paragrafi 4-4 e 4-8). Insufficienza renale: Non sono stati condotti studi clinici con Glivec in pazienti con diminuita
funzionalità renale (gli studi escludevano pazienti con concentrazioni di creatinina sierica di più di2 volte superiori il limite massimo del range di normalità).
Imatinib ed i suoi metaboliti non sono
significativamente escreti attraverso i reni.
Poichè la clearance
renale di imatinib è trascurabile, non si prevede una diminuzione nella clearance corporea totale nei pazienti affetti da insufficienza renale.4Comunque, si raccomanda cautela nei pazienti affetti da grave insufficienza renale. Pazienti anziani: La farmacocinetica di
imatinib negli anziani non è stata specificamente studiata.
Nei pazienti
adulti non si sono osservate significative differenze farmacocinetiche
correlate all'età neglistudi clinici
che comprendevano più del 20% dei pazienti di 65 anni o di età superiore.
Non è necessaria una specifica
raccomandazione della dose nei
pazienti
anziani.
Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
Quando Glivec è somministrato insieme ad altri farmaci, sono possibili interazioni farmacologiche (vedere paragrafo 4.5).
L’uso concomitante di imatinib e di medicinali che inducono il CYP3A4 (es.
desametasone, fenitoina, carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale o Hypericum perforatum, anche noto come erba di San Giovanni) può ridurre significativamente l’esposizione a Glivec, aumentando potenzialmente il rischio di fallimento terapeutico.
Pertanto l’uso concomitante di forti induttori del CYP3A4 e di imatinib deve essere evitato (vedere paragrafo 4.5) Glivec deve essere somministrato durante i pasti e con un abbondante bicchiere d’acqua per ridurre al minimo il rischio di irritazioni gastrointestinali.
Il metabolismo di Glivec è principalmente epatico, e solo il 13% dell'escrezione avviene attraverso i reni.
Non vi sono attualmente studi clinici con Glivec in pazienti con insufficienza epatica o renale.
In pazienti con grave insufficienza epatica Glivec deve essere usato solo dopo una dettagliata valutazione del rapporto rischio/beneficio.
In questi casi, l'esame del sangue periferico e gli enzimi epatici devono essere attentamente monitorati.
(Vedere paragrafo 4.2 e 4.8).
E' stato rilevato che i pazienti con GIST possono avere metastasi epatiche che potrebbero causare compromissione epatica.
Sono stati segnalati casi di grave ritenzione di fluidi (effusione pleurica, edema, edema polmonare, ascite) approssimativamente nell’1.2% dei pazienti trattati con Glivec.
Pertanto è altamente raccomandato di pesare regolarmente i pazienti.
Un imprevisto rapido aumento di peso deve essere accuratamente esaminato e se necessario devono essere adottate appropriate cure di supporto e misure terapeutiche.
Negli studi clinici, vi è un aumento dell'incidenza di questi eventi in pazienti anziani e in quelli con storia pregressa di malattie cardiache.
Pertanto, si deve prestare attenzione nei pazienti con disfunzione cardiaca.
Nello studio clinico sui GIST, sono state riportate emorragie sia gastrointestinali sia intra-tumorali (vedere paragrafo 4.8).
Sulla base dei dati disponibili, non sono stati identificati fattori predisponenti (esempio dimensione del tumore, localizzazione del tumore, alterazioni della coagulazione) che pongono i pazienti con GIST ad un rischio maggiore verso entrambe i tipi di emorragie.
Poichè l'aumentata vascolarizzazione e la propensione al sanguinamento sono parte della natura e del decorso clinico dei GIST, per tutti i pazienti si devono adottare le comuni pratiche mediche e procedure per il monitoraggio ed il trattamento delle emorragie.
Analisi di laboratorio Durante la terapia con Glivec effettuare regolarmente un conteggio ematico completo.
Il trattamento con Glivec di pazienti affetti da LMC è stato associato a neutropenia o trombocitopenia.
Tuttavia il verificarsi di queste citopenie è probabilmente correlato allo stadio della malattia trattata ed è risultato più frequente nei pazienti con LMC in fase accelerata o crisi blastica rispetto ai pazienti con LMC in fase cronica.
Il trattamento con Glivec può essere interrotto o la dose può essere ridotta come raccomandato nel paragrafo 4.2.
Nei pazienti trattati con Glivec la funzione epatica (transaminasi, bilirubina, fosfatasi alcalina) deve 5 essere monitorata regolarmente.
Glivec e i suoi metaboliti non sono escreti in misura significativa attraverso i reni (13%).
E’ noto che la clearance della creatinina diminuisce con l’età e che l’età non influisce significativamente sulla cinetica di Glivec.
Medicinali che possono alterare le concentrazioni plasmatiche di imatinib Medicinali che potrebbero aumentare le concentrazioni plasmatiche di imatinib:
Le sostanze che inibiscono l’attività dell’isoenzima CYP3A4 del citocromo P450 (es.
ketoconazolo, itraconazolo, eritromicina, claritromicina) potrebbero ridurre il metabolismo ed aumentare le concentrazioni di imatinib.
E’ stato riscontrato un significativo aumento dell’esposizione a imatinib (i valori medi di Cmax e di AUC di imatinib sono aumentati rispettivamente del 26% e del 40%) nei soggetti sani in caso di somministrazione contemporanea di una singola dose di chetoconazolo (un inibitore del CYP3A4).
E' necessaria cautela nella somministrazione di Glivec con la famiglia di inibitori CYP3A4.
Medicinali che potrebbero ridurre le concentrazioni plasmatiche di imatinib:
Le sostanze che stimolano l’attività del CYP3A4 potrebbero aumentare il metabolismo e ridurre le concentrazioni plasmatiche di imatinib.
La somministrazione contemporanea con farmaci che stimolano il CYP3A4 (es.
desametasone, fenitoina, carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale o Hypericum perforatum, anche noto come erba di San Giovanni) può ridurre significativamente l’esposizione a Glivec, aumentando potenzialmente il rischio di fallimento terapeutico.
Il pretrattamento con dosi multiple di rifampicina 600 mg seguite da una dose singola di 400 mg di Glivec, ha determinato una diminuzione di Cmax, e di AUC (0-∞) di almeno il 54% e il 74% rispetto ai relativi valori senza trattamento con rifampina.
L’uso concomitante di rifampicina o di forti induttori del CYP3A4 e di imatinib deve essere evitato.
Medicinali la cui concentrazione plasmatica può essere alterata da Glivec Imatinib aumenta i valori medi Cmax e AUC della simvastatina (substrato del CYP3A4) rispettivamente di 2 e 3,5 volte, indicando un'inibizione del CYP3A4 da parte di imatinib.
Si raccomanda quindi cautela nella somministrazione di Glivec con substrati del CYP3A4 con una stretta finestra terapeutica (es.
ciclosporina e pimozide).
Glivec potrebbe aumentare le concentrazioni plasmatiche di altri farmaci metabolizzati dal CYP3A4 (es.
triazolo-benzodiazepina, didiropiridina, bloccanti dei canali del calcio, alcuni inibitori della HMG-CoA reduttasi, i.e.
statine etc.).
Poichè la warfarina è metabolizzata dal CYP2C9, i pazienti che richiedono anticoagulanti dovrebbero ricevere eparina standard o di basso peso molecolare.
In vitro Glivec inibisce l’attività dell’isoenzima CYP2D6 del citocromo P450 a concentrazioni simili a quelle che influiscono sull’attività del CYP3A4.
L’esposizione sistemica a substrati del CYP2D6 viene quindi potenzialmente aumentata in caso di somministrazione contemporanea con Glivec.
Comunque non sono stati condotti studi specifici e si raccomanda cautela.
Gravidanza Non sono disponibili dati adeguati sull’uso di imatinib nelle donne in gravidanza.
Comunque gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3) ed il rischio potenziale per il feto è sconosciuto.
Glivec non deve essere usato in gravidanza a meno che non sia strettamente necessario.
In caso di somministrazione in gravidanza, informare la paziente circa il potenziale rischio per il feto.
Alle donne in età fertile deve essere segnalata la necessità di utilizzare una efficace contraccezione durante il trattamento.
Allattamento Non è noto se imatinib sia escreto nel latte materno.
Negli animali, imatinib e/o i suoi metaboliti sono 6 ampiamente escreti nel latte.
Pertanto le donne che stanno assumendo Glivec non devono allattare.
Sebbene non siano state riportate specifiche segnalazioni, i pazienti devono essere avvisati che potrebbero comparire effetti indesiderati come capogiri o offuscamento della vista durante il trattamento con imatinib.
Perciò si raccomanda attenzione durante la guida di veicoli e durante l'uso di macchinari.
I pazienti con stadi avanzati di LMC o GIST maligni potrebbero presentare numerose condizioni
cliniche poco chiare che rendono difficile valutare la causa degli eventi
avversi data la varietà disintomi correlati alla malattia di base, alla sua progressione e alla somministrazione contemporanea di
numerosi medicinali. Negli studi clinici la sospensione del farmaco per eventi avversi associati al farmaco stesso è stata
osservata soltanto nell’1% dei pazienti nella fase cronica, nel 2% dei pazienti nella fase accelerata e nel 5% dei pazienti con crisi blastica.
Negli studi sui GIST la somministrazione del farmaco è stata interrotta nel 3% dei pazienti a causa di eventi avversi correlati al farmaco. Gli eventi
avversi erano simili nei pazienti con LMC e GIST, con due eccezioni.
Vi è stata maggiore
mielosoppressione osservata nei pazienti con LMC rispetto ai pazienti con GIST, che probabilmente è dovuta alla malattia di base.
Nello studio clinico sui GIST, in 7 pazienti (5%) si sono verificati
sanguinamenti GI di grado 3/4 CTC (3 pazienti), sanguinamenti
intra-tumorali (3 pazienti) o entrambi(1 paziente).
La localizzazione dei tumori GI potrebbe essere stata la causa dei sanguinamenti GI(vedere paragrafo 4-4).
Il sanguinamento GI ed il sanguinamento tumorale potrebbero essere seri e alcune volte fatali.
Gli eventi avversi associati al farmaco segnalati più comunemente ( 10%) in entrambe le patologie sono stati nausea
lieve, vomito, diarrea, dolori addominali, fatica, mialgia,
crampi muscolari
ed eruzioni cutanee.
In tutti gli studi sono stati
comunemente riscontrati edemi superficiali, descritti primariamente
come edemi periorbitali
o agli arti inferiori.
Tuttavia raramente
questi edemi sono risultati gravi e possono essere gestiti con diuretici, altre misure di supporto o riducendo la dose di Glivec. Vari eventi
avversi
come effusione pleurica, ascite, edemi
polmonari e
rapido aumento del peso
corporeo con o senza edemi superficiali possono essere descritti collettivamente come “ritenzione di fluidi”.
Questi eventi possono essere gestiti generalmente sospendendo temporaneamente
iltrattamento con Glivec e/o con diuretici e/o altre misure terapeutiche di supporto adeguate.
Alcuni diquesti eventi, tuttavia, possono essere gravi o rischiosi per la vita dei soggetti e diversi pazienti con crisi blastica sono deceduti con un complesso quadro clinico di effusione pleurica, insufficienza
cardiaca congestizia e
insufficienza renale.
Nessun particolare aspetto di safety è emerso dagli studi clinici condotti in pazienti pediatrici. Reazioni avverseLe reazioni avverse riportate in più di un caso isolato sono elencate di seguito, attraverso la classe
degli organi e la loro frequenza, le frequenze sono classificate: molto comune (> 1/10), comune(> 1/100, 1/10), non comune (> 1/1000, 1/100),
raro ( 1/1000).
| Molto Comune | Comune | Non comune | Raro | |
| Infezioni einfestazioni | Sepsi, polmonite, herpes simplex, herpes zoster, infezione delle vie respiratorie superiori, gastroenterite |
7
| Disturbi delsangue e sistemalinfatico | Neutropenia, trombocitopenia, anemia | Neutropenia febbrile | Pancitopenia, depressione del midollo osseo | |
| Disturbi delmetabolismo edella nutrizione | Anoressia | Disidratazione, iperuricemia, ipocaliemia, aumento dell’appetito, diminuzione dell’appetito, gotta, ipofosfatemia | Ipercaliemia, iponatremia | |
| Disturbipsichiatrici | Depressione, ansia, diminuzione della libido | Confusione | ||
| Disturbi delsistema nervoso | Cefalea | Vertigini, disturbi del gusto, parestesia, insonnia | Emorragia cerebrale, sincope, neuropatia periferica, ipoestesia, sonnolenza, emicrania, disturbi della memoria | Edema cerebrale, aumento della pressione endocranica, convulsioni |
| Disturbi oculari | Congiuntivite, aumento della lacrimazione, visione offuscata | Irritazione oculare, emorragia congiuntivale, secchezza oculare, edema orbitale | Edema maculare,
papilledema,
emorragia della
retina. Emorragia del vitreo, glaucoma |
|
| Disturbidell’apparatouditivo evestibolare | Vertigini, tinnito | |||
| Disturbicardiaci | Insufficienza cardiaca, edema polmonare, tachicardia | Effusione pericardica, pericardite | ||
| Disturbi delsistemavascolare | Ematoma, ipertensione, ipotensione, rossore, raffreddamento delle estremità | Trombosi, embolia | ||
| Disturbirespiratori, deltorace e delmediastino | Epistassi, dispnea | Effusione pleurica, tosse, dolore faringolaringeo | Fibrosi polmonare, polmonite interstiziale | |
| Disturbidell'apparatogastrointestinale | Nausea, vomito, diarrea, dispepsia, dolori addominali | Distensione addominale, flatulenza, costipazione, riflusso gastro- esofageo, ulcerazione della bocca | Emorragia gastrointestinale, melena, ascite, ulcera gastrica, gastrite, eruttazione, xerostomia | Colite occlusione intestinale acuta, intasamento intestinale, pancreatite |
| Disturbi delsistemaepatobiliare | Aumento degli enzimi epatici | Ittero, epatite, iperbilirubinemia | Insufficienza epatica | |
| Disturbi dellacute e annessicutanei | Edema periorbitale, dermatite/eczema/e ruzione cutanea | Edema facciale, edema palpebrale, prurito, eritema, | Petecchia, contusione, aumento della sudorazione, | Angioedema, rash vescicolare, sindrome di |
8
| secchezzacutanea, alopecia, sudorazioni notturne | orticaria, onicoclasia, reazioni di fotosensibilità, porpora, ipotricosi, cheilite, iperpigmentazione della pelle, ipopigmentazione della pelle, psoriasi, dermatite esfoliativa ed eruzioni bollose | Stevens-Johnson | ||
| Disturbidell'apparatomuscolo-scheletrico,tessutoconnettivo etessuto osseo | Spasmi e crampi muscolari, dolore muscolo- scheletrico incluso artralgia | Gonfiore delle articolazioni | Sciatica, rigidità articolare e muscolare | |
| Disturbi delsistema urinario | Insufficienza renale, dolore ai reni, pollachiuria, ematuria | |||
| Disturbi delsistemariproduttivo edella mammella | Ginecomastia, aumento del volume mammario, edema scrotale, dolore al capezzolo, menorragia, disfunzioni sessuali | |||
| Disordinigenerali ealterazioni delsito disomministrazione | Ritenzione dei fluidi ed edema, fatica | Piressia, debolezza, brividi | Malessere, emorragia | Anasarca, emorragia tumorale, necrosi tumorale |
| Ricerche | Aumentato peso corporeo | Aumento della fosfatasi alcalina ematica, aumento della creatinina ematica, perdita di peso corporeo, aumento della creatinfosfochinasi ematica, aumento della lattato deidrogenasi ematica |
Anomalie
nelle
analisi di
laboratorio:EmatologiaNella LMC, le citopenie, ed in particolare la neutropenia e la trombocitopenia, sono state di riscontro
comune
in tutti gli studi, con l’indicazione di una maggiore frequenza ad alte dosi 750 mg (studiofase I).
Tuttavia
la comparsa di citopenia è
risultata dipendere chiaramente anche dallo stadio della
malattia, la frequenza di neutropenia (ANC < 1,0 x109/l) e trombocitopenia (conteggio delle piastrine< 50 x109/l) di grado 3 o 4 è risultata di 4 e 6 volte superiore nei pazienti
in crisi blastica e
in fase 9accelerata (58-62% e 42-58% rispettivamente per la neutropenia e la trombocitopenia) rispetto ai pazienti con LMC di nuova diagnosi in fase cronica (14% neutropenia e 7% trombocitopenia).
Nella LMC di nuova diagnosi
in fase cronica,
la neutropenia (ANC < 0,5 x109/l) e
la trombocitopenia(conteggio delle piastrine < 10 x109/l) di grado 4 sono state osservate rispettivamente nel 2% e inmeno dell’1%
dei pazienti.
La durata media degli episodi neutropenici e trombocitopenici variava
in genere rispettivamente da 2 a 3 settimane e da 3 a 4 settimane.
Questi eventi possono essere gestiti
generalmente sia con una
riduzione della
dose sia con l'interruzione del trattamento con Glivec.
Tuttavia in casi rari possono
portare ad una sospensione permanente del trattamento. Nei pazienti con GIST, è stata riportata anemia di grado 3 e 4 rispettivamente nel 3,4% e nello 0,7%dei
pazienti, che potrebbe
essere correlata al sanguinamento gastrointestinale o intra-tumorale almenoin alcuni di questi pazienti.
E' stata osservata neutropenia di grado 3 e 4 rispettivamente nel 4,1% e nel3,4% dei pazienti, e trombocitopenia di grado 3 nello 0,7% dei pazienti.
Nessun paziente ha sviluppato
trombocitopenia di grado 4- La diminuzione dei leucociti (WBC) e della conta dei neutrofili si è verificata per lo più durante le prime sei settimane di terapia, con valori che si sono mantenuti
relativamente stabili successivamente. BiochimicaUn grave
aumento delle transaminasi o della bilirubina è risultato non
comune (< 4% dei pazienti) e generalmente è stato gestito con una riduzione della dose o con una interruzione del trattamento (la durata media di questi episodi è stata approssimativamente di una settimana).
Il trattamento è statosospeso permanentemente in meno dello 0,5% dei pazienti a causa di anomalie nelle analisi epatiche di
laboratorio.
Ci sono stati casi di citolisi, di epatite colestatica e di insufficienza renale; alcuni dei quali
l’esito è stato fatale, incluso un paziente in trattamento
con dosi elevate di paracetamolo.
L'esperienza con dosi superiori a 800 mg è limitata.
In caso di sovradosaggio, il paziente deve essere osservato e deve essere somministrato un appropriato trattamento di supporto.
Un paziente con crisi blastica mieloide ha assunto inavvertitamente 1200 mg di Glivec per 6 giorni e ha manifestato aumenti di creatinina sierica di Grado 1, asciti di Grado 2 e aumento dei livelli di transaminasi epatiche, e aumenti di bilirubina di Grado 3.
Il trattamento è stato temporaneamente interrotto e vi è stata una completa regressione di tutte le anormalità entro una settimana.
Il trattamento è stato ripreso alla dose di 400 mg senza la ricomparsa dei problemi.
Categoria
farmacoterapeutica: inibitore della protein-tirosin chinasi, codice ATC: L01XX28 Imatinib è un inibitore della protein-tirosin chinasi che inibisce potentemente la tirosin-chinasi Bcr-Abl ai livelli in vitro, a livello cellulare e in vivo.
Il composto inibisce selettivamente la proliferazionee induce
l'apoptosi nelle linee cellulari positive Bcr-Abl e nelle cellule leucemiche fresche prelevate da
pazienti affetti da LMC positiva al cromosoma Philadelphia e da leucemia linfoblastica acuta
(ALL). In vivo il composto evidenzia una attività antitumorale come agente singolo nei modelli animali con cellule tumorali positive a Bcr-Abl. Imatinib è anche un inibitore del recettore delle tirosin chinasi per il fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGF), PDGF-R, e per il fattore della cellula staminale (SCF), c-Kit, e inibisce gli eventi
cellulari mediati da PDGF e SCF.
In
vitro,
imatinib
inibisce la proliferazione e induce apoptosi nelle cellule dei tumori stromali del tratto gastro-intestinale (GIST), che esprimono una mutazione attiva di kit. 10Studi
clinici nella leucemia mieloide
cronicaL'efficacia di Glivec si basa sui valori globali di risposta ematologica e citogenetica.
Non ci sono
sperimentazioni cliniche controllate che dimostrino
un beneficio clinico, come miglioramento dei sintomi correlati alla malattia o un aumento della sopravvivenza. Sono stati
condotti tre grandi studi internazionali fase
II, aperti, non controllati, in pazienti con LMCpositiva al cromosoma Philadelphia (Ph+) con la malattia in fase avanzata, accelerata o in crisi
blastica, altre leucemie Ph+ o con la LMC in fase cronica, ma che non hanno tratto beneficio da
unaprecedente terapia con interferone-alfa (IFN).
E’ stato condotto un grande studio internazionale di fase
III, randomizzato e in aperto in pazienti con LMC Ph+ di nuova diagnosi.
Inoltre, in due studi di fase I sono stati trattati pazienti pediatrici. In tutti gli studi clinici il 38-40% dei pazienti era di età 60 anni e il 10–12% dei pazienti era di età
70 anni. Fase cronica, nuova diagnosi:
Questo studio di fase III ha messo a confronto il trattamento con il solo
Glivec e la
combinazione di interferone-alfa (IFN) e citarabina
(Ara-C).
Ai pazienti che non hanno
risposto (assenza di risposta ematologica completa (REC) a 6 mesi, aumento del numero dei globuli
bianchi
(WBC), nessuna risposta citogenetica maggiore (MCR) a 24 mesi, che hanno manifestato una
perdita della risposta (perdita della REC e della MCR -o una grave
intolleranza al trattamento, è stato consentito di passare al trattamento
alternativo.
Nel braccio in trattamento con Glivec, i pazienti sono
stati trattati con dosi giornaliere di 400 mg.
Nel braccio in trattamento con IFN, ai pazienti sono state somministrate per via sottocutanea dosi di IFN di 5 MIU/m2/die
in associazione a Ara-C alla dose di20 mg/m2/die, per 10 giorni al mese. Sono stati
randomizzati complessivamente 1106 pazienti, 553 per ogni braccio..
Le caratteristiche
basali dei due gruppi erano simili.
L’età mediana era 51 anni (range 18-70 anni), con il 21,9% dei pazienti di età ≥ 60
anni.
Il 59%
erano maschi e il 41%
femmine; l’89,9% era di razza caucasica e il4,7% di razza nera.
Il follow-up mediano per tutti i pazienti era di 14 e 13 mesi rispettivamente per ipazienti trattati con Glivec e per quelli trattati con IFN.
L’obiettivo principale dello studio in termini di
efficacia è la sopravvivenza libera da progressione.
La progressione è stata definita come uno deiseguenti
eventi: progressione verso
una fase accelerata o una crisi blastica, morte, perdita dellarisposta ematologica completa (REC) o della risposta citogenica maggiore (MCR) o, nei pazienti che non raggiungono una REC, un aumento del numero dei globuli bianchi malgrado una appropriata
gestione terapeutica.
I principali obiettivi secondari sono la risposta citogenetica maggiore, la risposta
ematologica, il tempo alla fase accelerata ed alla crisi blastica e la sopravvivenza.
I risultati sonoriportati nella tabella 1-
Con il follow-up attualmente disponibile, la frequenza stimata di pazienti liberida progressione verso una fase
accelerata o
una crisi blastica a 12 mesi è stata significativamente più
alta nel braccio Glivec rispetto al braccio IFN (98-5% verso
93-1%, p<0.001).
La frequenza stimata disopravvivenza libera da progressione a 12 mesi è del
97-2% nel braccio Glivec e dell’80.3% nel
braccio di
controllo.
Ci sono stati 11 e 20 casi di morte riportati rispettivamente nel braccio Glivec e IFN (differenza non significativa). Tabella 1- Risposta nello studio
LMC di
nuova diagnosi
| Glivec | IFN+Ara-C | |
| (Migliori percentuali di risposta ) | n="5"53 | n="5"53 |
| Risposta ematologica | ||
| REC n (%) | 522 (94-4%)* | 302 (54-6%)* |
[95% CI] [92-1%, 96-2%] [50.4%, 58-8%] Risposta citogeneticaRisposta maggiore n (%) 457 (82-6%)* 112 (20.3%)*
| [95% CI] | [79-2%, 85-7%] | [17-0%, 23-8%] |
| CR completa n (%) | 375 (67-8%)* | 41 (7-4%)* |
CR parziale n (%) 82 (14-8%)
71 (12-8%) 11* p<0.001, Fischer’s exact testCriteri della risposta ematologica (tutte le risposte devono essere confermate dopo almeno4 settimane):WBC<10 x109/l, piastrine
<450 x109/l, mielociti+metamielociti <5% nel sangue, assenza di blasti e di
promielociti nel sangue, basofili <20%, nessun coinvolgimento extramidollareCriteri della risposta citogenetica:
completa (0% metafasi Ph+), parziale (1–35%), minore (36–65%) o minima (66–95%).
La risposta maggiore (0–35%) combina sia le risposte complete che parziali. Fase cronica, fallimento della terapia con interferone:
532 pazienti sono stati trattati con una doseiniziale di 400 mg.
I pazienti erano distribuiti in tre categorie principali: insufficienza
ematologica(29%), insufficienza citogenetica (35%) o intolleranza all’interferone (36%).
I pazienti erano
stati precedentemente sottoposti mediamente ad una terapia di 14 mesi con IFN a dosi
25 x106
IU/settimana e si trovavano tutti in fase cronica avanzata, con un tempo medio di 32 mesi dalla diagnosi.
La variabile primaria di efficacia dello studio era il tasso di risposta citogeneticamaggiore (risposta
completa più parziale, metafasi Ph+ dallo 0 al 35% a livello del midollo osseo). In questo studio il 60% dei pazienti ha raggiunto una risposta citogenetica maggiore che è risultata completa nel 42% dei
pazienti (confermata per il 30%)
(Tabella 2).
Una
risposta ematologica
completaè stata ottenuta nell’93% dei pazienti. Fase accelerata: sono stati arruolati nello studio 235 pazienti con
la malattia in fase accelerata.
I primi77 pazienti hanno cominciato il trattamento a 400 mg, in seguito il protocollo è stato corretto per permettere dosi maggiori
ed i restanti 158 pazienti hanno cominciato il trattamento a 600 mg. La variabile primaria di efficacia era il tasso di
risposta ematologica,
riportato come rispostaematologica
completa, nessuna evidenza di leucemia (vale a dire clearance dei blasti dal midollo e dal sangue ma senza un pieno recupero
ematico periferico come si ha invece per le
risposte complete),oppure ritorno alla LMC in fase cronica.
Una risposta ematologica confermata è stata
ottenuta nel 70%dei pazienti (Tabella 2).
Fatto
importante, nel 25% dei pazienti è stata raggiunta anche una rilevante
risposta citogenetica, che è risultata completa
nel 18% dei pazienti (confermata per il 13%).
Per i pazienti trattati a 600 mg,
la stima su 12 mesi del tasso di sopravvivenza senza progressione e sopravvivenza globale è rispettivamente del 67% e del79%. Crisi blastica mieloide: Sono stati arruolati 260 pazienti con crisi blastica mieloide.
95 (37%) erano
stati precedentemente sottoposti a chemioterapia per il trattamento della malattia in fase accelerata ocrisi blastica (“pazienti pretrattati”), mentre 165 (63%) non era stato trattato (“pazienti non
trattati”).
Iprimi 37 pazienti hanno iniziato il trattamento con 400 mg, in seguito il protocollo è stato corretto per permettere dosi superiori ed i restanti 223 pazienti hanno iniziato il trattamento con 600 mg. La variabile primaria di efficacia era il tasso di
risposta ematologica,
riportato come risposta
ematologica
completa, nessuna evidenza di leucemia o ritorno alla
LMC in fase cronica, utilizzandogli stessi criteri dello studio per la fase accelerata.
In questo studio il 31% dei pazienti ha raggiuntouna risposta ematologica (36% nei pazienti precedentemente non trattati e 22% nei pazienti precedentemente trattati).
Il tasso di risposta è risultato quindi più elevato nei pazienti trattati
con600 mg (33%) rispetto ai pazienti trattati con 400 mg (16%, p=0,0220).
La stima della sopravvivenzamedia dei pazienti precedentemente non trattati e di quelli trattati era rispettivamente di 7-7 e 4-7 mesi. Crisi blastica linfoide: un numero limitato di pazienti sono stati arruolati negli studi di fasi I
(n= 10).
Il valore della risposta ematologica era del 70%, con una durata di 2-3 mesi. Tabella 2 Risposta in studi su LMC
| Studio 0110Fase cronica, fallimento terapia | Studio 0109Fase accelerata(n="2"35) | Studio 0102Crisi blastica mieloide |
12
| IFN(n="5"32) | (n="2"60) | ||
| % di pazienti (CI95%) | |||
| Risposta ematologica1Risposta ematologica completa (REC)Nessuna evidenza di leucemia(NEL)Ritorno alla fase cronica(RFC) | 93% (91-95-4)93% Non pertinente Non pertinente | 70% (63-5-75-1)39% 12% 20% | 31% (25-2-36-8)7% 5% 18% |
| Risposta citogenetica maggiore2 Completa(Confermato3) [95% CI]Parziale | 60% (55-8-64-3) 42%(30%) [26-34]19% | 25% (19-7-31-2) 18%(4%) [2,1-7,7]7% | 15% (11-2-20.4) 7%(1-5%) [0,4-3,9]8% |
| 1Criteri della risposta ematologica (tutte le risposte devono essere confermate dopo 4settimane):REC: Studio 0110 [WBC < 10 x109/l, piastrine < 450 x109/l, mielociti+metamielociti < 5% nel sangue, assenza di blasti e di promielociti nel sangue, basofili < 20%, nessun coinvolgimento extramidollare] e negli studi 0102 e 0109 [ANC 1,5 x109/l, piastrine 100 x109/l, assenzadi blasti nel sangue, blasti midollari < 5% e nessuna malattia extramidollare]NEL Stessi criteri di REC ma ANC 1 x109/l e piastrine 20 x109/l (solo 0102 e 0109)RFC < 15% blasti nel MO e nel SP, < 30% blasti+promielociti nel MO e nel SP, < 20% basofili nel SP, nessuna malattia extramidollare se non milza e fegato (solo per il 0102 e 0109).MO = midollo osseo, SP = sangue periferico2Criteri della risposta citogenetica:Una risposta rilevante combina sia le risposte complete che parziali: completa (0% P metafasi Ph+), parziale (1–35%).3 Risposta citogenetica completa confermata da un secondo esame citogenetico del midollo osseoeseguito almeno una volta al mese dopo l'indagine iniziale del midollo osseo. | |||
Pazienti pediatrici: Un totale di 26 pazienti pediatrici di età <18 anni sia con LMC in
fase cronica(n=11) o con LMC in fase blastica o con leucemia acuta Ph+ (n=15) sono stati arruolati in uno studiodi fase I ad incremento di dose.
Questi pazienti erano stati pesantemente pretrattati, poichè il 46% avevano
subito in precedenza il trapianto di midollo osseo e il 73% una precedente
polichemioterapia.
L’età media era
12 anni
(intervallo
da 3 a 17).
Tra i pazienti
con
LMC in fase cronica, il
27% aveva tra3.12 anni e il 60% dei pazienti in fase acuta
aveva tra 3 - 12- I pazienti erano trattati alle dosi di Glivecdi
260 mg/m2/die (n="5"), 340 mg/ m2/die (n=9), 440 mg/m2/die (n=7) e
570 mg/m2/die (n="5").
Tra i9 pazienti con LMC in fase cronica per i quali erano disponibili i dati citogenetici, 4 (44%) e 3 (33%)
avevano
raggiunto rispettivamente
una risposta citogenetica completa e parziale, per
una frequenza di risposta citogenetica maggiore (MCR) del 77%.
In un altro studio di fase I sono stati trattati altri otto
bambini (3 con LMC, 4 con leucemia
acuta e 1 con crisi blastica linfoide).
Tre bambini avevanoricevuto una dose da 173 a 200 mg/ m2/die, quattro una dose di circa 260 mg/ m2/die e uno avevaricevuto una dose di 360 mg/ m2/die.
Due dei tre pazienti con
LMC in fase cronica avevano raggiunto
una risposta citogenetica completa.
Sul
totale di 34
pazienti, non ci sono stati particolari risultati intermini di sicurezza rispetto allo studio condotto con i pazienti adulti. Studi
clinici nei
GISTE'
stato condotto uno studio internazionale, randomizzato, non controllato, di fase II, in aperto, in pazienti con
tumori stromali del tratto gastro-intestinale (GIST) maligni non operabili o metastatici.
Inquesto studio sono stati arruolati e randomizzati 147 pazienti che hanno ricevuto, per via orale, 400 mgo 600 mg al giorno fino a 24 mesi.
Questi pazienti avevano età
compresa tra 18 e 83 anni ed avevano
una diagnosi patologica dei GIST maligni
non operabili e/o metastatici positivi per kit.
Sono stati periodicamente condotti test
immunoistochimici con anticorpo Kit (A-4502, antisiero di
coniglio
policlonato, 1:100; DAKO Corporation, Carpinteria, CA) in accordo all'analisi con il metodo del complesso avidina-biotina-perossidasi dopo recupero dell'antigene. 13L'evidenzia primaria di efficacia era basata su valori di risposta obiettiva.
Era necessario che i
tumori
fossero misurabili almeno
in un punto della malattia, e la caratterizzazione della
risposta era basata sui
criteri del Southwestern Oncology Group (SWOG).
I risultati sono riportati in Tabella 3- Tabella 3 Migliore risposta al tumore nello studio STIB2222 (GIST) Tutte le dosi (n=147)400 mg (n=73)600 mg (n=74) Migliore
risposta n (%) Risposta completa
0Risposta parziale 59 (40,1) Malattia stabile 61 (41,5)Progressione di malattia
18 (12,2)Non valutabile
7 (4,8) Sconosciuta
2 (1,4)
Non vi erano differenze nella percentuale di risposta tra i due gruppi di trattamento.
Un numerosignificativo di pazienti ha avuto una stabilizzazione della malattia al momento dell'analisi ad interim.
Ulteriori analisi su 61 pazienti con malattia stabile hanno mostrato che 19 pazienti hanno avuto una riduzione
> del 25%
(ma < del 50%) nella lesione misurabile e 28 pazienti hanno avuto una risposta
parziale non ancora confermata al momento della chiusura dei dati.
Sulla base di un follow-up medio a7 mesi (da 7 giorni a 13 mesi), emerge che non vi è stata alcuna progressione della malattia neipazienti che avevano
risposto.
Tra i 12 pazienti che non avevano raggiunto una
risposta e per i quali la dose era stata aumentata da 400 a 600 mg per la progressione della malattia, due pazienti hanno
raggiunto successivamente la stabilizzazione della malattia.
Farmacocinetica di Glivec La farmacocinetica di Glivec è stata valutata in un range di dosaggio da 25 a 1000 mg.
I profili farmacocinetici plasmatici sono stati analizzati il giorno 1 e il giorno 7 o il giorno 28, entro i quali le concentrazioni plasmatiche avevano raggiunto lo steady state.
Assorbimento La biodisponibilità media assoluta per la formulazione in capsule è del 98%.
Vi è un'elevata variabilità tra i pazienti nei livelli plasmatici di AUC di imatinib dopo una dose orale.
Se somministrato con un pasto ad elevato contenuto di grassi, il tasso dell’assorbimento di imatinib era ridotto in modo minimo (riduzione del 11% di Cmax e prolungamento di tmax di 1,5 h), con una lieve diminuzione dell’AUC (7,4%) in rapporto alle condizioni di digiuno.
Non è stato studiato l'effetto di un precedente intervento chirurgico sull'assorbimento del farmaco.
Distribuzione Alle concentrazioni clinicamente rilevanti di imatinib, il legame alle proteine plasmatiche, sulla base degli esperimenti in vitro, era approssimativamente del 95%, principalmente all'albumina e alle glicoproteine alfa-acide, con un minimo legame alle lipoproteine.
Metabolismo Il principale metabolita circolante nell'uomo è il derivato N-demetilato della piperazina che mostra in vitro un'attività simile alla molecola da cui deriva.
E' emerso che l'AUC plasmatica di questo metabolita è soltanto il 16% dell’AUC di imatinib.
Imatinib e il metabolita N-demetilato erano insieme responsabili circa del 65% della radioattività in circolo (AUC(0-48h)).
Il resto della radioattività in circolo era da ricondurre ad un numero di metaboliti minori.
14 I risultati in vitro mostravano che il CYP3A4 era il maggiore enzima umano P450 che catalizza la biotrasformazione di imatinib.
Di tutto un gruppo di potenziali comedicazioni (paracetamolo, aciclovir, allopurinolo, amfotericina, citarabina, eritromicina, fluconazolo, idrossiurea, norfloxacina, penicillina V), solamente eritromicina (IC50 50 µM) e fluconazolo (IC50 118 µM) hanno mostrato un’inibizione del metabolismo di imatinib che poteva essere clinicamente rilevante.
Imatinib in vitro si è rivelato un inibitore competitivo dei substrati marcati per il CYP2C9, il CYP2D6 ed il CYP3A4/5.
I valori Ki nei microsomi epatici umani erano rispettivamente 27, 7,5 e 7,9 µmol/l.
Le concentrazioni plasmatiche massime di imatinib nei pazienti sono di 2 – 4 µmol/L, ed è dunque possibile un’inibizione metabolica mediata dal CYP2D6 e/o dal CYP3A4/5 dei farmaci somministrati in associazione.
Imatinib non interferiva nella biotrasformazione del 5.fluorouracile ma inibiva il metabolismo del paclitaxel, come conseguenza dell’inibizione competitiva del CYP2C8 (Ki = 34,7 µM).
Questo valore Ki è ben più elevato dei livelli plasmatici di imatinib attesi nei pazienti e non ci si attende quindi alcuna interazione con la somministrazione in associazione di 5.fluorouracile o del paclitaxel e di imatinib.
Eliminazione In base al recupero del/dei composto/i dopo una dose orale di imatinib marcata con 14C, approssimativamente l’81% della dose era recuperata entro 7 giorni nelle feci (68% della dose) e nelle urine (13% della dose).
Il 25% della dose era costituito da imatinib invariato (5% urina, 20% feci), il resto era rappresentato da metaboliti.
Farmacocinetica plasmatica A seguito di somministrazione orale in volontari sani, il t½ era approssimativamente di 18 ore, suggerendo che la dose giornaliera unica è appropriata.
L’aumento dell’AUC medio in seguito all’aumento della dose era lineare e proporzionale alla dose nel range di 25–1000 mg di imatinib dopo la somministrazione orale.
La cinetica dell’imatinib non ha subito variazioni in caso di dosaggio ripetuto e l’accumulo è stato di 1,5–2,5 volte quello che si verifica allo steady-state dopo una dose unica giornaliera.
Farmacocinetica nei pazienti con GIST Nei pazienti con GIST l'esposizione allo steady-state era 1,5 volte superiore rispetto a quella osservata per i pazienti con LMC con lo stesso dosaggio (400 mg al giorno).
Sulla base delle analisi preliminari della farmacocinetica di popolazione nei pazienti con GIST, erano tre le variabili (albumina, WBC e bilirubina) che hanno mostrato di possedere una correlazione statisticamente significativa con la farmacocinetica di imatinib.
Una diminuzione dei valori di albumina ha causato una riduzione della clearance (CL/f); e maggiori livelli di WBC hanno portato ad una riduzione della CL/f.
Tuttavia, queste correlazioni non sono sufficientemente marcate da giustificare un adattamento della dose.
In questa popolazione di pazienti, la presenza di metastasi epatiche potrebbe potenzialmente portare ad un'insufficienza epatica e ad un ridotto metabolismo.
Farmacocinetica di popolazione Dall’analisi della farmacocinetica di popolazione nei pazienti con LMC è emerso un limitato effetto dell’età sul volume di distribuzione (aumento del 12% in pazienti di età
> 65 anni).
Questa variazione non è ritenuta clinicamente significativa.
L’effetto del peso corporeo sulla clearance dell’imatinib è tale che, per un paziente di 50 kg di peso, la clearance media prevista è 8,5 l/h, mentre per un paziente di 100 kg di peso, la clearance aumenterà fino a 11,8 l/h.
Queste variazioni non sono considerate sufficienti per permettere un aggiustamento della dose in base ai chilogrammi di peso corporeo.
Il sesso non ha alcun effetto sulla cinetica dell’imatinib.
Farmacocinetica nei bambini Come nei pazienti adulti, in uno studio di fase I imatinib è stato rapidamente assorbito in pazienti pediatrici dopo somministrazione orale.
Somministrando a bambini dosi di 260 e di 340 mg/ m2/die si è raggiunta una esposizione simile a quella ottenuta negli adulti trattati rispettivamente con dosi di 400 mg e di 600 mg.
Il confronto di AUC(0-24) sui livelli del giorno 8 e del giorno 1 alla dose di 340 mg/m2 /die ha evidenziato un accumulo del farmaco di 1.7 volte rispetto a quello che si verifica dopo somministrazione ripetuta della dose unica giornaliera.
15 Compromissione della funzione degli organi Imatinib e i suoi metaboliti non sono escreti in misura significativa attraverso i reni.
E’ prevedibile un aumento dell’esposizione a imatinib in presenza di una funzione epatica compromessa.
Glivec deve essere utilizzato con cautela nei pazienti con compromissione epatica (vedere paragrafi 4.2 e 4.4).
Il profilo preclinico di sicurezza di imatinib è stato valutato nei topi, nei cani, nelle scimmie e nei conigli.
Gli studi sulla tossicità con dosi multiple hanno rivelato variazioni ematologiche da lievi a moderate nei topi, nei cani e nelle scimmie, accompagnate da variazioni a livello del midollo osseo nei topi e nei cani.
Il fegato era un organo bersaglio nei topi e nei cani.
In entrambe le specie sono stati osservati aumenti da lievi a moderati nei livelli delle transaminasi e leggere diminuzioni nei livelli di colesterolo, dei trigliceridi, delle proteine totali e dell’albumina.
Non è stata rilevata alcuna variazione epatica istopatologica nei topi.
È stato osservato un grave livello di tossicità epatica nei cani sottoposti a terapia per 2 settimane, con elevati valori degli enzimi epatici, necrosi epatocellulare, necrosi ed iperplasia dei dotti biliari.
Sono stati riscontrati fenomeni di tossicità renale nelle scimmie sottoposte a terapia per 2 settimane, con mineralizzazione focale e dilatazione dei tubuli renali e nefropatia tubolare.
In numerosi di questi animali è stato osservato un aumento dei livelli di azoto dell'urea ematica (BUN) e della creatinina.
Nei topi è stata riscontrata un’iperplasia dell’epitelio di transizione nella papilla renale e nella vescica urinaria a dosaggi ≥ 6 mg/kg in uno studio di 13 settimane, senza riportare alcun cambiamento nei parametri del siero e dell’urina.
Con il trattamento cronico di imatinib, è osservato un aumento del tasso d’infezioni opportunistiche.
In uno studio di 39 settimane condotto sulle scimmie, non è stato stabilito alcun NOAEL (livello senza osservazione di effetto avverso) alla dose minima di 15 mg/kg, che corrisponde approssimativamente ad un terzo della dose umana massima di 800 mg.
calcolata in base alla superficie corporea.
La terapia condotta su questi animali ha comportato un peggioramento delle infezioni malariche normalmente soppresse.
Imatinib non è stato considerato genotossico quando testato con un’analisi delle cellule batteriche in vitro (test di Ames), con un’analisi delle cellule di mammiferi in vitro (linfoma del topo) e con un test del micronucleo del topo in vivo.
Si sono ottenuti effetti genotossici positivi per imatinib in un’analisi delle cellule di mammifero in vitro (ovaia di criceto cinese) per la clastogenicità (aberrazione cromosomica) in presenza di attivazione metabolica.
Due composti intermedi del processo di preparazione, che sono presenti anche nel prodotto finale, si sono dimostrati positivi alla mutagenesi nel test di Ames ed uno di questi è risultato inoltre positivo all’analisi del linfoma di topo.
In uno studio sulla fertilità condotto su topi maschi, con dosi corrispondenti approssimativamente alla dose clinica massima giornaliera di 800 mg, determinata in base alla superficie corporea, somministrate per 70 giorni prima dell’accoppiamento, il peso dei testicoli, quello dell’epididimo e la percentuale di sperma mobile sono scesi a 60 mg/kg.
Tale fenomeno non è stato rilevato a dosaggi ≤ 20 mg/kg.
Una riduzione da lieve a moderata della spermatogenesi è stata inoltre osservata nel cane con somministrazione orale di dosi ≥ 30 mg/kg.
Quando è stato somministrato il dosaggio a topi femmina per 14 giorni, prima dell’accoppiamento e fino al sesto giorno di gestazione, non si è manifestato alcun effetto sull’accoppiamento o sul numero delle gravidanze.
Con dosi di 60 mg/kg, i topi femmina hanno presentato una perdita del feto successiva all’impianto significativa ed un minor numero di feti vivi.
Questo non è stato riscontrato a dosaggi ≤ 20 mg/kg.
In uno studio di interferenza sullo sviluppo pre e postnatale condotto nel ratto, con somministrazione orale, è stata osservata una perdita vaginale di colore rosso nel gruppo trattato con 45 mg/kg/die, al 16 giorno 14 o al giorno15 della gestazione.
Alla stessa dose, aumentava il numero dei feti nati morti e dei soggetti che morivano tra i giorni 0 e 4 dopo il parto.
Allo stesso livello di dose, nella prole F1 diminuiva il peso medio corporeo dalla nascita fino al sacrificio terminale e si riduceva di poco il numero dei soggetti che raggiungevano i criteri di separazione del prepuzio.
La fertilità della generazione F1 non veniva influenzata mentre è stato notato alla dose di 45 mg/kg/die un aumento del numero dei riassorbimenti e una diminuzione del numero dei feti vitali.
Sia per le madri che per la generazione F1, il livello senza osservazione di effetto (NOEL) era 15 mg/Kg/die (un quarto della dose massima di 800 mg somministrata all’uomo).
Imatinib si è rivelato teratogenico nei topi quando somministrato durante l’organogenesi a dosaggi ≥ 100 mg/kg, che equivalgono approssimativamente alla dose clinica massima di 800 mg/die, determinata in relazione alla superficie corporea.
Gli effetti teratogenici includevano exencefalia o encefalocele, assenza/riduzione delle ossa frontali ed assenza delle ossa parietali.
Tali effetti non sono stati osservati a dosaggi ≤ 30 mg/kg.
I risultati relativi al tratto urogenitale ricavati da uno studio di carcinogenesi della durata di 2 anni in ratti trattati con dosi di 15, 30 e 60 mg/kg/die di imatinib hanno mostrato adenomi/carcinomi del rene, papillomi della vescica urinaria e papillomi/carcinomi delle ghiandole prepuziali e clitoridee.
La valutazione degli altri organi nel ratto è ancora in corso.
I papillomi/carcinomi delle ghiandole prepuziali e clitoridee sono stati osservati a dosi di 30 e 60 mg/kg/die che rappresentano da 0,5 a 4 o da 0,3 a 2,4 volte circa l’esposizione giornaliera nell’uomo rispettivamente a 400 mg/die o a 800 mg/die (sulla base dell’AUC), e da 0,4 a 3,0 volte l’esposizione giornaliera nei bambini a 340 mg/m2 (sulla base dell’AUC).
Gli adenomi/carcinomi renali ed i papillomi della vescica urinaria sono stati osservati solo a 60 mg/kg/die.
I livelli senza osservazione di effetto (NOEL) per i diversi organi bersaglio o con lesioni neoplastiche sono stati di 15 mg/kg/die per le ghiandole prepuziali e clitoridee e di 30 mg/kg/die per il rene e la vescica urinaria.
Per l’uomo il meccanismo e la rilevanza di questi risultati emersi nello studio di carcinogenesi condotto nel ratto non sono ancora chiariti.
Contenuto della capsula: Cellulosa microcristallina Crospovidone Magnesio stearato Silice colloidale, anidra Involucro della capsula: Gelatina Ferro ossido giallo (E172) Titanio diossido (E171) Inchiostro di stampa: Ferro ossido rosso (E172) Gommalacca Lecitina di soia
Non pertinente
2 anni 17
ND
Blister in PVC/alluminio Confezioni da 30 capsule.
Non vi sono speciali richieste.
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EU/1/01/198/001
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1
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