FARMORUBICINA polvere iniettabile
- Ogni flacone da 10 mg contiene:
epirubicina cloridrato 10 mg.
Ogni flacone da 50 mg contiene:
epirubicina cloridrato 50 mg.
1 Flacone da 10 mg di polvere + 1 fiala da 5 ml di solvente per soluzione per infusione endovenosa e instillazione endovescicale. 1 Flacone da 50 mg di polvere per soluzione per infusione endovenosa e instillazione endovescicale.
Farmorubicina si è dimostrata capace di indurre risposte utili in un ampio spettro di malattie neoplastiche tra cui: carcinoma della mammella; linfomi maligni; sarcomi delle parti molli; carcinoma gastrico; carcinoma del fegato, pancreas, sigma retto; carcinoma del distretto cervico- facciale; carcinoma polmonare; carcinoma ovarico; leucemie. Per instillazione endovescicale, Farmorubicina è indicata nel trattamento dei carcinomi superficiali della vescica (a cellule transizionali, carcinoma in situ) e nella profilassi delle recidive dopo intervento di resezione transuretrale.
Per somministrazione
endovenosa - Schema
posologico per dosi convenzionali Quando
Farmorubicina è impiegata come
unico agente antiblastico, la dose consigliata negli adulti èdi 60-90
mg/m2 di
superficie corporea da somministrarsi
per iniezione e.v.
in 5-10 minuti
ad intervalli di 21 gg compatibilmente
con le condizioni ematomidollari. - Schema
posologico per alte dosi -Carcinoma
polmonareFarmorubicina
come agente singolo nel trattamento
ad alti dosaggi del carcinoma polmonare
dovrebbe essere somministrata secondo
i seguenti schemi: -carcinoma
polmonare a piccole cellule in pazienti
non pretrattati: 120 mg/m2 al
giorno 1, ogni 3settimane -carcinoma
polmonare non a piccole cellule
(epidermoide, squamoso
e adenocarcinoma) in pazienti non
pretrattati: 135 mg/m2 al
giorno 1 o 45 mg/m2 ai
giorni 1,2,3, ogni tre settimane. Carcinoma
della mammella Dosi sino a 135
mg/m2 ,
quando impiegata come
unico agente, e sino a 120
mg/m2 ,
quando impiegata in associazione, somministrate
ogni 3-4 settimane hanno dimostrato
di essere efficaci e ben tollerate
in pazienti affette da carcinoma
della mammella. Nel trattamento
adiuvante del carcinoma
mammario in stadio iniziale con linfonodi positivi,
le dosi raccomandate
variano da 100 mg/m2 a
120 mg/m2 somministrate
ogni 3-4 settimane. Il farmaco
dovrebbe essere somministrato in bolo
per via endovenosa in 5-10 minuti
o come infusione endovenosa in un
massimo
di 30 minuti. Dosi inferiori (60-75
mg/m²
o 105.120 mg/m2 negli
schemi posologici per alte dosi) sono
raccomandate per i
pazienti con riserve
midollari ridotte dovute a precedenti
trattamenti chemio-
e/o radioterapici,
ad età avanzata,
o ad infiltrazione
neoplastica
midollare.
La dose totale per ciclo può essere
frazionata
in 2-3
giorni consecutivi. Nel caso di impiego in associazione
con altri farmaci antitumorali,
le dosi devono essere opportunamente
ridotte. Poiché la più importante
via di eliminazione del farmaco
è rappresentata dal sistema
epatobiliare, si suggerisce di ridurre il dosaggio di
Farmorubicina
in quei pazienti che presentano unacompromissione
della funzionalità epatica, onde evitare un aumento
della tossicità globale. In linea di
massima
quando i livelli ematici di bilirubina
sono compresi tra 1,4-3
mg/100
ml e la ritenzione della bromosulfonftaleina
(BSF) è del 9-15%, si raccomanda
di somministrare
metà della normale
dose di farmaco. Se i livelli di bilirubinemia
e la ritenzione di BSF sono ancora più elevati, si raccomanda
di somministrare un quarto della dose normale. Una
moderata compromissione
della funzionalità renale non sembra
essere un motivo permodificare le dosi raccomandate,
data la bassa escrezione di Farmorubicina
attraverso l'emuntorio
renale. Per somministrazione
endovescicale Nel trattamento
dei carcinomi
papillari
a cellule
transizionali
si consigliano
instillazioni settimanalidi 50
mg, da ripetere per 8 settimane; in
caso di tossicità locale (cistite chimica),
sarà opportunoridurre la dose unitaria a 30
mg.
Nel trattamento
dei carcinomi
in situ la dose potrà essere aumentataa 80
mg in rapporto alla tolleranza
individuale.Nella profilassi delle recidive successive
a resezione transuretrale
di tumori superficiali, si
consigliano instillazioni settimanali
di 50 mg, da ripetere per 4 settimane,
seguite da instillazioni mensili
della stessa dose fino ad un anno. Modalità di somministrazione Farmorubicina
non è attiva per via orale e non deve essere somministrata per via intramuscolare o
intratecale. - Per somministrazione
endovenosa È opportuno eseguire la somministrazione
endovenosa nell'arco di 5-10
minuti
attraverso il tubolaredi una fleboclisi
di soluzione fisiologica
in corso, dopo essersi accertati che
l'ago sia
perfettamentein vena.
Questa tecnica riduce il
pericolo di fuoriuscita del farmaco
ed assicura il lavaggio
della vena al termine della
somministrazione. Se durante la somministrazione Farmorubicina fuoriesce dalla
vena, possono derivare lesioni tissutali
fino alla necrosi. Una sclerosi venosa può essere
osservata quando l'iniezione
sia eseguita in piccoli vasi o venga
ripetuta nella stessa vena. - Per somministrazione
endovescicale La soluzione di Farmorubicina,
da instillare mediante
catetere, deve essere trattenuta in
loco per un'ora,
dopodiché il paziente verrà invitato
a vuotare la vescica.
Nel corso dell'instillazione
potrà essere opportuno ruotare il bacino del paziente, onde
assicurare un più ampio contatto della soluzione
con la
mucosa vescicale. Preparazione della soluzione Per uso endovenoso: Farmorubicina
si scioglie completamente
sia in acqua che in soluzione
fisiologica
salina.
Quest'ultima
è preferibile
perché
permette
di ottenere una
soluzione isotonica,
notoriamente
meglio tollerata.
| Flaconi polvere liofilizzata | Quantità di diluente da aggiungere | Concentrazione finale |
| 10 mg | 5 ml | 2 mg/ml |
| 50 mg | 25 ml | 2 mg/ml |
Per uso endovescicale la dose prescelta
di Farmorubicina
va sempre disciolta in 50 ml di
soluzionefisiologica o di acqua distillata
sterile.
Dopo aver aggiunto il diluente,
il flaconcino deve essere agitato in modo
da permettere la completa dissoluzione del farmaco.
La terapia con Farmorubicina è controindicata nei pazienti con mielodepressione in atto, indotta da precedenti trattamenti chemio-antiblastici o radioterapici, e in pazienti già trattati con dosi cumulative massime di altre antracicline (per es.
doxorubicina e daunorubicina).
È altresì controindicata nei pazienti con gravi cardiopatie in atto o pregresse, nei pazienti con gravi alterazioni della funzionalità epatica e in presenza di infezioni generalizzate.
Durante il primo ciclo di trattamento con Farmorubicina è importante una attenta e frequente sorveglianza del paziente.
È necessario un attento monitoraggio dei globuli bianchi, dei globuli rossi e delle piastrine.
La leucopenia e la neutropenia sono di solito transitorie sia con le dosi convenzionali, sia con le alte dosi, sebbene di grado più elevato con le alte dosi.
Il nadir si verifica tra il 10° ed il 14° giorno con ritorno ai valori normali entro il 21° giorno.
Molto raramente pazienti che hanno ricevuto alte dosi hanno manifestato trombocitopenia (< 100.000 piastrine/mm3 ).
Prima dell'inizio, ed eventualmente durante il trattamento, si raccomanda di controllare la funzionalità epatica con i normali esami di laboratorio (SGOT, SGPT, fosfatasi alcalina, bilirubina, BSF).
È necessario usare estrema cautela quando si superino dosi cumulative di 900-1.000 mg/m2 sia con le dosi convenzionali sia con alte dosi.
Al di sopra di tale livello, aumenta notevolmente il rischio di scompenso cardiaco congestizio irreversibile.
Esistono evidenze di episodi rari di tossicità cardiaca al di sotto di questo range.
Farmorubicina ha dimostrato nell'animale da esperimento e, a breve termine, nell'uomo una cardiotossicità inferiore a quella del suo analogo strutturale doxorubicina.
È stato valutato, in uno studio comparativo, che il rapporto delle dosi cumulative che producono la stessa diminuzione delle capacità funzionali cardiache è dell'ordine di 2:
1 ed inoltre, in pazienti non precedentemente trattati con doxorubicina casi di scompenso cardiaco sono stati segnalati solo dopo dosi cumulative di Farmorubicina superiori a 1.000 mg/m².
Tuttavia, la funzionalità cardiaca deve essere accuratamente monitorata durante il trattamento, allo scopo di minimizzare il rischio di uno scompenso cardiaco, del tipo descritto per altre antracicline.
Come noto tale scompenso cardiaco può comparire anche alcune settimane dopo la fine del trattamento, e talvolta non è influenzato dalle terapie mediche specifiche.
Il rischio potenziale di una cardiotossicità può aumentare nei pazienti che abbiano ricevuto una terapia radiante concomitante o precedente sull'area mediastino-pericardica.
In ogni caso per la dose totale di Farmorubicina è opportuno tener presente nel singolo paziente le eventuali terapie concomitanti con altri farmaci potenzialmente cardiotossici.
Si raccomanda inoltre di effettuare l'ECG prima e dopo ogni ciclo di terapia.
La comparsa di alterazioni del tracciato ECG come appiattimento o inversione dell'onda T e depressione del tratto S-T o l'insorgenza di aritmie, in genere transitorie e reversibili, non comportano necessariamente la sospensione del trattamento.
La cardiomiopatia da antracicline e in particolare da doxorubicina è stata associata ad una persistente riduzione del voltaggio del complesso QRS, ad un incremento dell'intervallo sistolico (PEP/LVET) oltre i limiti della norma ed infine ad una riduzione della frazione di eiezione ventricolare.
Il monitoraggio cardiaco del paziente in trattamento con Farmorubicina è particolarmente importante ed è opportuno eseguirlo valutando la funzionalità cardiaca con delle tecniche non invasive, quali ECG, ecocardiografia ed eventualmente la misura della frazione di eiezione con l'ausilio della scintigrafia miocardica.
Raramente in pazienti trattati con epirubicina in associazione con agenti neoplastici DNA intercalanti, è stata segnalata l'insorgenza di leucemia mieloide acuta secondaria preceduta o meno da una fase pre-leucemica.
Questa patologia può presentare un breve periodo di latenza (1.3 anni).
Come altri farmaci citotossici, Farmorubicina può indurre iperuricemia secondaria a rapida lisi delle cellule neoplastiche.
Si raccomanda quindi un attento monitoraggio della uricemia, al fine di controllare farmacologicamente questo fenomeno.
Farmorubicina, come del resto la maggior parte dei farmaci antitumorali ed immunosoppressori, ha dimostrato proprietà mutagena e cancerogena negli animali in particolari condizioni sperimentali.
Farmorubicina può determinare una colorazione rossa delle urine fino a 1.2 giorni dopo la somministrazione.
Si raccomanda di seguire le seguenti misure di sicurezza, valide per tutti gli agenti antineoplastici:
il personale dovrebbe essere addestrato alla buona tecnica di manipolazione; il personale in stato di gravidanza deve essere escluso da tali compiti;il personale che manipola il farmaco dovrebbe vestire indumenti protettivi:
occhiali, camici, maschere, e guanti "usa e getta";andrebbe individuata una zona specifica dove ricostituire il farmaco (preferibilmente dotata di un sistema di flusso laminare verticale); la superficie di lavoro andrebbe protetta con una carta assorbente, col fondo plastificato;tutti gli articoli usati per la somministrazione e la pulizia, inclusi i guanti, dovrebbero essere posti in sacchi a perdere per rifiuti ad alto rischio, per l'incenerimento ad elevate temperature;in caso di contatto accidentale del farmaco con la cute o con gli occhi, detergere immediatamente in abbondanza la cute con acqua e sapone e gli occhi con una soluzione di bicarbonato di sodio.
Seguire il decorso con controlli accurati da parte dello specialista.In caso di contaminazione accidentale di oggetti con il farmaco, immergerli in una soluzione di ipoclorito 1% e poi sciacquarli abbondantemente con acqua.I materiali per la pulizia devono essere eliminati come precedentemente indicato.
Il trattamento con Farmorubicina va eseguito soltanto da medici qualificati ed esperti nell'impiego di farmaci antiblastici.
Il trattamento iniziale richiede un monitoraggio di base (esami di laboratorio e funzionalità cardiaca) particolarmente attento.
Farmorubicina può essere usata anche in associazione ad altri chemioterapici antitumorali; tuttavia è assolutamente sconsigliabile mescolare contemporaneamente più farmaci nella stessa siringa. Ipersensibilità verso i componenti o verso altre sostanze strettamente correlate dal punto di vista
04.6 Gravidanza ed allattamento - Non vi sono attualmente informazioni adeguate circa l'influenza del farmaco sulla fertilità maschile e femminile, sull'azione teratogena o comunque dannosa sul feto. Dati sperimentali tuttavia suggeriscono che Farmorubicina può ridurre la vitalità del feto, per cui l'uso in gravidanza è da evitarsi. Nelle donne in età fertile un'eventuale gravidanza deve essere sempre esclusa prima dell'inizio del trattamento e, durante il trattamento stesso, deve essere sempre assicurata una adeguata copertura anticoncezionale.
Non sono note interferenze sulla capacità di guida e sull'uso di macchinari.
Oltre a mielodepressione e cardiotossicità (descritte al punto "Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso") sono stati riportati i seguenti effetti collaterali:
perdita di capelli:
di solito reversibile, compare nel 60 - 90% dei casi trattati; è accompagnata da arresto della crescita della barba nel maschio; mucosite (può comparire dopo circa 5.10 giorni dall'inizio del trattamento.
Si tratta prevalentemente di stomatite con aree di erosioni dolenti e localizzate per lo più lungo i margini laterali della lingua ed a livello della mucosa sublinguale); disturbi dell'apparato gastrointestinale:
nausea, vomito e diarrea; iperpiressia Occasionalmente sono stati riportati episodi allergici con febbre, brividi, orticaria.
Potrebbero inoltre verificarsi episodi d'anafilassi.
Alte dosi di Farmorubicina sono state somministrate ad un elevato numero di pazienti non pretrattati affetti da tumori solidi di varia natura; gli effetti collaterali riscontrati non differivano da quelli evidenziati impiegando dosi convenzionali, fatta eccezione per neutropenia grave reversibile (<500 neutrofili/mm3 per
< 7 giorni) che insorgeva nella maggioranza dei pazienti.
Solo in casi rari si è resa necessaria l'ospedalizzazione e una terapia di supporto per gravi complicanze infettive.
Dosi singole molte elevate di Farmorubicina possono provocare una tossicità miocardica entro 24 ore di tipo reversibile ed una grave mielodepressione entro 1 o 2 settimane.
Farmorubicina si è dimostrata attiva su un ampio spettro di tumori sperimentali in particolare leucemie (L 1210, P 388), sarcomi (SA 180 solido e ascitico ) melanoma (B 16), carcinoma mammario, carcinoma polmonare di Lewis, carcinoma del colon (38) ed inoltre su tumori umani trapiantati nel topo atimico (melanoma, carcinoma mammario, polmonare, prostatico e ovarico).
In pazienti con funzionalità epatica e renale normali, i livelli plasmatici di Farmorubicina, dopo somministrazione e.v.
di 60-150 mg/m2 , seguono un andamento decrescente triesponenziale con una prima fase molto rapida, ed una fase terminale lenta caratterizzata da una emivita media di circa 40 ore.
Queste dosi rientrano nei limiti della linearità farmacocinetica sia in termini di "clearance" plasmatica, sia di profilo metabolico.
I livelli plasmatici del principale metabolita, il 13.OH derivato, sono costantemente inferiori e praticamente paralleli a quelli del farmaco inalterato.
Il farmaco viene eliminato principalmente attraverso il fegato; valori elevati di "clearance" plasmatica (0,9 l/min) indicano che la lenta eliminazione è dovuta alla estesa distribuzione nei tessuti.
Farmorubicina non supera la barriera ematoencefalica.
La DL50 dell'epirubicina nel topo e nel ratto fu rispettivamente 29,3 e 14,2 mg/kg e di circa 2,0 mg/kg nel cane.
Gli studi di tossicità per somministrazioni ripetute (coniglio e cane) e di cardiotossicità (ratto e coniglio) hanno dimostrato che Farmorubicina è caratterizzata da una tossicità inferiore alla doxorubicina.
Farmorubicina ha dimostrato proprietà mutagena e cancerogena negli animali da esperimento.
Farmorubicina 10 polvere iniettabile:
metile p-idrossibenzoato, lattosio.
Solvente:
soluzione fisiologica salina.
Farmorubicina 50 polvere iniettabile:
metile p-idrossibenzoato, lattosio.
Farmorubicina non deve essere mescolata con eparina per incompatibilità chimica che, in certe proporzioni, dà luogo alla formazione di un precipitato.
48 mesi. La soluzione ricostituita è stabile per 24 ore a temperatura ambiente e per 48 ore conservata in frigorifero (2 -8 °C).
Proteggere dalla luce
Flaconi di vetro con tappo in gomma e ghiera in alluminio Fiala in vetro neutro 1 flacone polvere liofilizzata da 10 mg + 1 fiala solvente da 5 ml. 1 flacone polvere liofilizzata da 50 mg.
Vedi punto "Posologia e modo di somministrazione".
PHARMACIA & UPJOHN S.p.A.
- Milano
1 flacone da 10 mg + 1 fiala solvente da 5 ml AIC n.
025197031 1 flacone da 50 mg AIC n.
025197043
Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica, utilizzabile una sola volta.
Giugno 2000
Non si applica
Giugno 2000
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