Epivir 10 mg/ml soluzione orale
Saccarosio 20 % (3 g/15 ml) Metile paraidrossibenzoato Propile paraidrossibenzoato Per l’elenco completo degli eccipienti vedere paragrafo 6.1.
Soluzione orale Soluzione limpida, da incolore a giallo pallido.
Epivir è indicato come componente delle terapie di associazione antiretrovirale nel trattamento di adulti e bambini con infezione da Virus dell’Immunodeficienza Umana (HIV).
La terapia
deve essere iniziata
da un medico con esperienza
nella gestione dell'infezione
da HIV. Adulti ed adolescenti
di età superiore
a 12 anni: la dose
raccomandata
di Epivir è di 300mg al giorno.
Questa può essere somministrata sia come 150 mg (15 ml) due volte al giorno che come 300 mg(30 ml)
una volta al giorno
(vedere paragrafo
4-4). I pazienti che intendono passare alla somministrazione una volta al giorno devono prendere 150 mg (15 ml) due volte al giorno e passare a 300
mg (30 ml) una volta al giorno la mattina seguente.
Qualora si preferisca un’unica somministrazione
alla sera,
devono
essere
assunti
150
mg (15 ml)
di
Epivir
solo
alla
prima mattina seguiti
da300 mg
(30
ml) alla
sera.
Se
si
ritorna
alle
due
somministrazioni
giornaliere,
i
pazienti
devono
completare
il trattamento giornaliero
e iniziare ad assumere
150 mg (15 ml) due
volte al giorno la mattina seguente. Bambini: Età compresa
fra 3 mesi e 12 anni:
la
dose raccomandata
è 4 mg/kg
due volte al giornofino ad un massimo
di 300 mg al giorno. Età inferiore a 3 mesi: i dati limitati
disponibili sono insufficienti
per proporre specifiche
raccomandazioni
sulla posologia (vedere
paragrafo
5-2). Epivir è disponibile
anche nella formulazione
compresse. www.gsk.it
– Area Medico Scientifica
1 - 10 © Copyright,
2005 - GlaxoSmithKline Group
of Companies
-
All Rights Reserved Epivir può
essere somministrato con o senza cibo. Insufficienza renale: nei pazienti con insufficienza renale da moderata a grave, le concentrazioni di lamivudina
sono aumentate
a causa
della ridotta clearance.
Pertanto la dose deve essere modificata (vedere tabelle). Posologia
raccomandata
negli adulti e
negli adolescenti
di età superiore
a 12 anni:
| Clearance della creatinina(ml/min) | Prima dose | Dose di mantenimento |
| > 50 | 150 mg (15 ml) | 150 mg (15 ml) due volte al dì |
| 30 a < 50 | 150 mg (15 ml) | 150 mg (15 ml) una volta al dì |
| 15 a < 30 | 150 mg (15 ml) | 100 mg (10 ml) una volta al dì |
| 5 a< 15 | 150 mg (15 ml) | 50 mg (5 ml) una volta al dì |
| < 5 | 50 mg (5 ml) | 25 mg (2,5 ml) una volta al dì |
Non vi sono dati sull’uso di lamivudina nei bambini con insufficienza renale.
Presumendo che la clearance dellacreatinina e quella della lamivudina siano correlate in maniera simile nei bambini e negli adulti, si raccomanda di ridurre la posologia nei bambini con insufficienza renale in base alla loro clearance della creatinina, in maniera
proporzionale a come effettuato negli adulti. Posologia
raccomandata
nei bambini
di età compresa fra 3 mesi e 12 anni:
| Clearance della creatinina(ml/min) | Prima dose | Dose di mantenimento |
| > 50 | 4 mg/kg | 4 mg/kg due volte al giorno |
| 30 a < 50 | 4 mg/kg | 4 mg/kg una volta al giorno |
| 15 a < 30 | 4 mg/kg | 2,6 mg/kg una volta al giorno |
| 5 a < 15 | 4 mg/kg | 1,3 mg/kg una volta al giorno |
| < 5 | 1,3 mg/kg | 0,7 mg/kg una volta al giorno |
Insufficienza epatica:
i dati ottenuti nei pazienti con insufficienza epatica di grado moderato-grave mostrano chela cinetica della lamivudina non e' significativamente influenzata da disfunzioni epatiche.
In base a tali dati, non e' necessario un aggiustamento della posologia nei pazienti con insufficienza epatica di grado moderato-grave se non e' accompagnata
da insufficienza
renale.
Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
Epivir non è raccomandato per l'impiego in monoterapia.
Insufficienza renale:
nei pazienti con insufficienza renale da moderata a grave, l'emivita plasmatica terminale della lamivudina è aumentata a causa della riduzione della clearance, pertanto la dose deve essere opportuna- mente modificata (vedere paragrafo 4.2).
Terapia con tre nucleosidi :
sono stati osservati casi di un’elevata frequenza di fallimento virologico e di comparsa di resistenza in fase precoce di trattamento quando lamivudina veniva associata sia a tenofovir disoproxil fumarato e abacavir sia a tenofovir disoproxil fumarato e didanosina, somministrati una volta al giorno.
Infezioni opportunistiche:
i pazienti in terapia con Epivir, o con altri farmaci antiretrovirali, possono ugualmente essere soggetti ad infezioni opportunistiche o ad altre complicazioni dell’infezione da HIV, pertanto devono rimanere sotto stretta osservazione clinica da parte di medici con esperienza nel trattamento di pazienti con patologie HIV-correlate.
2 - 10 Trasmissione dell’HIV:
i pazienti devono essere informati che la terapia antiretrovirale attualmente in uso, compresa quella con Epivir, non ha dimostrato di essere in grado di prevenire il rischio di trasmissione dell'HIV ad altri soggetti nel corso di contatti sessuali o attraverso il sangue infetto.
Pertanto devono continuare ad essere prese adeguate precauzioni.
Pancreatite:
sono stati osservati rari casi di pancreatite.
Tuttavia non è chiaro se tali casi siano dovuti al trattamento con antiretrovirali ovvero alla patologia di base da HIV.
Il trattamento con Epivir deve essere sospeso immediatamente se compaiono segni clinici, sintomi o anomalie nei dati di laboratorio che possano essere indicativi di pancreatite.
Acidosi lattica:
con l’uso di analoghi nucleosidici è stata riportata acidosi lattica di solito associata ad epatomegalia e steatosi epatica.
Sintomi precoci (iperlattacidemia sintomatica) che includono sintomi non gravi a carico dell’apparato digerente (nausea, vomito e dolore addominale), malessere non specifico, perdita di appetito, perdita di peso, sintomi respiratori (respirazione accelerata e/o profonda) o sintomi neurologici (compresa debolezza motoria).
L’acidosi lattica presenta un’alta mortalità e può essere associata a pancreatite, insufficienza epatica o insufficienza renale.
L'acidosi lattica è stata in genere osservata sia dopo i primi mesi di trattamento sia dopo molti mesi.
Il trattamento con analoghi nucleosidici deve essere interrotto in caso di comparsa di iperlattacidemia sintomatica e acidosi metabolica/lattica, epatomegalia progressiva o rapido incremento dei livelli di aminotransferasi.
Si deve prestare cautela nel somministrare analoghi nucleosidici a pazienti (in particolare donne obese) con epatomegalia, epatite od altri noti fattori di rischio di malattia epatica e steatosi epatica (compresi alcuni medicinali e alcool).
I pazienti con infezione concomitante da epatite C e trattati con alfa interferone e ribavirina possono essere ad alto rischio.
I pazienti con aumentato rischio devono essere attentamente seguiti.
Disfunzione mitocondriale:
è stato dimostrato che gli analoghi nucleosidici e nucleotidici sia in vivo che in vitro causano un grado variabile di danno mitocondriale.
Sono stati riportati casi di disfunzione mitocondriale in neonati HIV-negativi esposti agli analoghi nucleosidici in utero e/o dopo la nascita.
I principali eventi avversi riportati sono disturbi ematologici (anemia, neutropenia), disturbi metabolici (iperlattatemia e iperlipasemia).
Questi eventi sono spesso transitori.
Sono stati riportati disturbi neurologici a comparsa ritardata (ipertonia, convulsioni, anomalie comportamentali).
Al momento non è noto se i disturbi neurologici siano transitori o permanenti.
Ogni bambino esposto in utero ad analoghi nucleosidici e nucleotidici, anche i bambini HIV-negativi, deve essere sottoposto a follow-up clinico e di laboratorio e deve essere controllato a fondo per quanto riguarda una possibile disfunzione mitocondriale in caso di comparsa dei segni e sintomi relativi.
Queste osservazioni non hanno effetto sulle attuali linee guida nazionali di impiego della terapia antiretrovirale nelle donne in gravidanza per prevenire la trasmissione verticale dell’HIV.
Lipodistrofia:
la terapia antiretrovirale combinata è stata associata alla ridistribuzione del grasso corporeo (lipodistrofia) in pazienti con infezione da HIV.
Le conseguenze a lungo termine di questi eventi sono attualmente sconosciute.
La conoscenza del meccanismo è incompleta.
É stata ipotizzata una associazione tra lipomatosi viscerale e inibitori della proteasi (PIs) e lipoatrofia e inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI’s).
Un rischio maggiore di lipodistrofia è stato associato alla presenza di fattori individuali, quali l’età avanzata, e fattori legati al farmaco, come la maggior durata del trattamento antiretrovirale e dei disturbi metabolici associati.
L’esame clinico deve includere la valutazione dei segni fisici di ridistribuzione del grasso.
Occorre prendere in considerazione il dosaggio dei lipidi serici e della glicemia a digiuno.
I disordini del metabolismo lipidico devono essere trattati in maniera clinicamente appropriata (vedere paragrafo 4.8).
Sindrome da riattivazione immunitaria:
in pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento della istituzione della terapia antiretrovirale di combinazione (CART), può insorgere una reazione infiammatoria a patogeni opportunisti asintomatici o residuali e causare condizioni cliniche serie, o il peggioramento dei sintomi.
Tipicamente, tali reazioni sono state osservate entro le primissime settimane o mesi dall’inizio della terapia 3 - 10 antiretrovirale di combinazione (CART).
Esempi rilevanti di ciò sono le retiniti da citomegalovirus, le infezioni micobatteriche generalizzate e/o focali e la polmonite da Pneumocystis carinii.
Qualsiasi sintomo infiammatorio deve essere valutato e deve essere instaurato un trattamento, se necessario.
Malattia epatica:
se la lamivudina viene impiegata in concomitanza per il trattamento dell’HIV e dell’HBV, nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) di Zeffix sono disponibili ulteriori informazioni relative all’impiego di lamivudina nel trattamento dell’infezione da virus dell’epatite B.
I pazienti con epatite cronica B o C e trattati con una terapia di combinazione antiretrovirale sono considerati ad aumentato rischio di eventi avversi epatici gravi e potenzialmente fatali.
In caso di terapia antivirale concomitante per l’epatite B o C si faccia riferimento alle relative informazioni di tali medicinali.
Se Epivir viene sospeso nei pazienti con infezione concomitante da virus dell’epatite B, si raccomanda un controllo periodico sia dei test di funzionalità epatica sia dei marker di replicazione dell’HBV, dal momento che la sospensione della lamivudina può condurre ad una riacutizzazione dell’epatite (vedere RCP di Zeffix).
I pazienti con disfunzione epatica pre-esistente, comprendente l’epatite cronica attiva, presentano una aumentata frequenza di anomalie della funzionalità epatica durante la terapia antiretrovirale di combinazione e devono essere monitorati secondo la prassi consueta.
Qualora si evidenzi un peggioramento della malattia epatica in tali pazienti, si deve prendere in considerazione l’interruzione o la definitiva sospensione del trattamento (vedere paragrafo 4.8).
I pazienti diabetici devono tenere presente che ciascuna dose (150 mg = 15 ml) contiene 3 g di saccarosio.
I pazienti con rari problemi di intolleranza ereditaria al fruttosio, malassorbimento del glucosio-galattosio o deficienza della sucrasi - isomaltasi non devono prendere questo medicinale.
Epivir contiene metile paraidrossibenzoato e propile paraidrossibenzoato.
Queste sostanze possono causare reazioni allergiche (che possono insorgere con ritardo).
Sono stati effettuati studi di interazione solo negli adulti.
La lamivudina può inibire la fosforilazione intracellulare della zalcitabina qualora i due medicinali siano usati contemporaneamente.
Pertanto non è raccomandato l'uso di Epivir in associazione con zalcitabina.
La somministrazione di lamivudina in concomitanza con ganciclovir o foscarnet per via endovenosa non è raccomandata.
La probabilità di interazioni metaboliche è bassa a causa del limitato metabolismo e del basso legame con le proteine plasmatiche e della clearance renale pressoché completa.
La somministrazione di trimetoprim/sulfametossazolo 160 mg/800 mg determina un aumento del 40 % nella esposizione alla lamivudina, dovuto al componente trimetoprim; il componente sulfametossazolo non interagisce.
Tuttavia, nessuna modifica posologica della lamivudina è necessaria, a meno che il paziente non abbia insufficienza renale (vedere paragrafo 4.2).
La lamivudina non ha alcun effetto sulla farmacocinetica del trimetoprim o del sulfametossazolo.
Quando è giustificata tale somministrazione concomitante, il paziente deve essere monitorato clinicamente.
Deve essere evitata la somministrazione di lamivudina in concomitanza con alte dosi di co-trimossazolo per il trattamento della polmonite da Pneumocystis carinii (PCP) e della toxoplasmosi.
Deve essere tenuta in considerazione la possibilità di interazioni con altri medicinali somministrati in concomitanza, particolarmente quando la via di eliminazione principale è la secrezione renale attiva, per mezzo del sistema di trasporto dei cationi organici, come ad esempio con trimetoprim.
Altri medicinali(per es.
ranitidina, cimetidina) sono eliminati solo in parte per mezzo di questo sistema e non hanno mostrato di interagire con la lamivudina.
Gli analoghi dei nucleosidi (per es.
didanosina e zalcitabina), come la zidovudina, non sono eliminati tramite questo sistema ed è improbabile che interagiscano con la lamivudina.
E' stato osservato un lieve aumento della Cmax (28 %) della zidovudina quando somministrata in associazione 4 - 10 alla lamivudina, tuttavia l'esposizione complessiva (AUC) non risulta alterata in modo significativo.
La zidovudina non ha effetti sulla farmacocinetica della lamivudina (vedere paragrafo 5.2).
Il metabolismo della lamivudina non coinvolge il CYP3A, rendendo improbabili interazioni con altri medicinali metabolizzati attraverso questo sistema (per es.
i PI).
Gravidanza:
la sicurezza dell'impiego della lamivudina in gravidanza non è stata stabilita.
Gli studi sulla riproduzione negli animali non hanno mostrato evidenze di teratogenicità, nè alcun effetto sulla fertilità nel maschio e nella femmina.
Quando somministrata a coniglie gravide, a livelli di esposizione comparabili a quelli raggiunti nell'uomo, la lamivudina induce morte embrionale precoce.
Negli esseri umani, in accordo con la trasmissione passiva della lamivudina attraverso la placenta, le concentrazioni sieriche della lamivudina nel bambino alla nascita erano simili a quelle della madre ed a quelle sieriche nel cordone ombelicale al parto.
Sebbene gli studi sulla riproduzione negli animali non siano sempre predittivi della risposta nell'uomo, la somministrazione durante i primi 3 mesi di gravidanza non è raccomandata.
Allattamento:
dopo somministrazione orale la lamivudina era escreta nel latte materno a concentrazioni simili a quelle ritrovate nel siero.
Poichè la lamivudina ed il virus passano nel latte materno, si raccomanda che le madri in terapia con Epivir non allattino al seno i loro bambini.
Si raccomanda che le donne con infezione da HIV in nessun caso allattino al seno i loro bambini, al fine di evitare la trasmissione dell'HIV.
Non sono stati effettuati studi sugli effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari.
Durante la terapia per la malattia da HIV con Epivir sono state riportate le seguenti reazioni avverse.
Le reazioni avverse considerate almeno possibilmente correlate al trattamento sono elencate di seguito per organo, apparato/sistema e frequenza assoluta.
Le frequenze sono definite come molto comune (>1/10), comune (>1/100,
<1/10), non comune (>1/1000, <1/100), raro (>1/10.000, <1/1000), molto raro (<1/10.000).
All’interno di ciascun gruppo di frequenza, gli effetti indesiderati sono presentati in ordine di gravità decrescente.
Alterazioni del sangue e sistema linfatico Non comune:
neutropenia ed anemia (entrambe talvolta gravi), trombocitopenia Molto raro:
aplasia eritrocitaria pura Alterazioni del sistema nervoso Comune:
cefalea, insonnia Molto raro:
neuropatia periferica (o parestesie) Alterazioni dell’apparato respiratorio, del torace e del mediastino Comune:
tosse, sintomatologia nasale Alterazioni dell’apparato gastrointestinale Comune:
nausea, vomito, dolori o crampi addominali, diarrea Raro:
pancreatite, aumenti dell'amilasi sierica Alterazioni del sistema epatobiliare Non comune:
aumenti transitori degli enzimi epatici (AST, ALT) Raro:
epatite Alterazioni della cute e del tessuto sottocutaneo Comune:
rash, alopecia 5 - 10 Alterazione dell’apparato muscoloscheletrico e tessuto connettivo Comune:
artralgia, disturbi muscolari Raro:
rabdomiolisi Disordini generali e alterazioni del sito di somministrazione Comune:
affaticamento, malessere, febbre Con l’uso di analoghi nucleosidici sono stati riferiti casi di acidosi lattica, talvolta fatali, di solito associati a grave epatomegalia e steatosi epatica (vedere paragrafo 4.4).
La terapia antiretrovirale di combinazione è stata associata alla ridistribuzione del grasso corporeo (lipodistrofia) nei pazienti con infezione da HIV, inclusi la perdita di grasso sottocutaneo periferico e facciale, l’aumento del grasso addominale e viscerale, l’ipertrofia mammaria e l’accumulo di grasso dorsocervicale (gobba di bufalo).
La terapia antiretrovirale di combinazione è stata associata ad anormalità metaboliche come ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, insulino resistenza, iperglicemia e iperlattatemia ( vedere paragrafo 4.4).
In pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento dell’inizio della terapia antiretrovirale di combinazione (CART), può insorgere una reazione infiammatoria a infezioni opportunistiche asintomatiche o residuali (vedere paragrafo 4.4).
La somministrazione della lamivudina a dosaggi particolarmente elevati negli studi di tossicità acuta nell'animale non ha dato origine ad alcuna tossicità d'organo.
I dati disponibili sulle conseguenze del sovradosaggio acuto per via orale nell'uomo sono limitati.
Non vi sono stati decessi e i pazienti si sono ristabiliti.
Non è stato identificato alcun segno o sintomo specifico a seguito di sovradosaggio.
In caso di sovradosaggio il paziente deve essere monitorato e sottoposto ad adeguato trattamento standard di supporto.
Poichè la lamivudina è dializzabile, nel trattamento del sovradosaggio potrebbe essere usata l'emodialisi continua, sebbene tale pratica non sia stata studiata.
Gruppo farmacoterapeutico - Nucleosidi e nucleotidi inibitori della trascrittasi inversa, codice ATC:
J05A F05.
La lamivudina è un analogo dei nucleosidi che possiede attività contro il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) e dell’epatite B (HBV).
La lamivudina è metabolizzata all'interno delle cellule nella parte attiva, lamivudina 5'- trifosfato.
Il suo meccanismo d'azione principale è basato sull'interruzione della catena nucleotidica durante la trascrizione inversa virale.
Il trifosfato ha una attività inibitoria selettiva verso la replicazione dell'HIV-1 e dell'HIV- 2 in vitro, ed è anche attivo verso ceppi di HIV zidovudina-resistenti, isolati clinicamente.
La lamivudina in associazione con zidovudina mostra attività sinergica anti HIV verso gli isolati clinici in colture cellulari.
La resistenza HIV-1 alla lamivudina comporta lo sviluppo di una modifica dell’aminoacido in posizione 184 (mutazione M184V) vicino al sito attivo della trascrittasi inversa virale (RT).
Tale variante si presenta sia in vitro sia nei pazienti con infezione da HIV-1 trattati con una terapia antiretrovirale contenente lamivudina.
I virus con mutazione M184V presentano una sensibilità alla lamivudina estremamente ridotta e mostrano una diminuita capacità replicativa virale in vitro.
Studi in vitro indicano che isolati di virus resistenti alla zidovudina possono diventare sensibili alla zidovudina qualora essi acquisiscano simultaneamente resistenza alla lamivudina.
La rilevanza clinica di tali osservazioni rimane, tuttavia, non ben definita.
La resistenza crociata conferita con la mutazione M 184V nella trascrittasi inversa è limitata all’interno della classe degli inibitori nucleosidici degli agenti antiretrovirali.
La zidovudina e la stavudina mantengono la loro attività antiretrovirale contro i ceppi dell’HIV-1 resistenti alla lamivudina.
Abacavir mantiene la sua attività antiretrovirale contro i ceppi HIV-1 resistenti alla lamivudina che contengono solo la mutazione M184V.
I virus 6 - 10 con mutazione M184V della trascrittasi inversa mostrano una diminuzione di 4 volte inferiore nella sensibilità alla didanosina e alla zalcitabina; il significato clinico di queste osservazioni non è noto.
I test di sensibilità in vitro non sono stati standardizzati e i risultati possono variare a seconda dei fattori metodologici.
La lamivudina mostra bassa citotossicità sui linfociti del sangue periferico, sulle linee cellulari linfocitarie mature e monocitarie-macrofagiche e su una varietà di cellule progenitrici del midollo osseo in vitro.
Esperienza clinica:
Negli studi clinici la lamivudina in associazione con la zidovudina ha mostrato di ridurre la carica virale dell’HIV-1 e di incrementare la conta delle cellule CD4.
I risultati clinici indicano che la lamivudina in associazione con la zidovudina porta ad una riduzione significativa del rischio di progressione della malattia e di mortalità.
L’evidenza dagli studi clinici mostra che la lamivudina assieme alla zidovudina ritarda l’emergenza di ceppi virali resistenti alla zidovudina negli individui mai sottoposti in precedenza a terapia antiretrovirale.
La lamivudina è stata largamente impiegata come un componente della terapia antiretrovirale di associazione con altri agenti antiretrovirali della stessa classe (NRTI) o di classi differenti (PI, inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa).
La terapia antiretrovirale multi farmacologica contenente lamivudina ha dimostrato di essere efficace nei pazienti mai sottoposti a terapie antiretrovirali così come nei pazienti che si presentano con virus contenenti le mutazioni M184V.
La relazione tra la sensibilità in vitro dell’HIV alla lamivudina e la risposta clinica alla terapia contenente lamivudina resta sotto osservazione.
La lamivudina al dosaggio di 100 mg una volta al giorno ha dimostrato anche di essere efficace per il trattamento dei pazienti adulti con infezione cronica da HBV (per i dettagli degli studi clinici vedere il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di Zeffix).
Tuttavia, per il trattamento dell’infezione da HIV solo una dose giornaliera di 300 mg di lamivudina (in associazione con altri agenti antiretrovirali) ha mostrato essere efficace.
La lamivudina non è stata specificatamente studiata nei pazienti HIV con infezione concomitante da HBV.
Dosaggio una volta al giorno (300 mg una volta al giorno):
uno studio clinico ha dimostrato la non inferiorità tra regimi contenenti Epivir una volta al giorno ed Epivir due volte al giorno.
Questi risultati sono stati ottenuti in popolazioni di pazienti naive agli antiretrovirali costituite per la maggior parte da pazienti con infezione da HIV asintomatica (CDC:
A).
Assorbimento:
la lamivudina è ben assorbita nel tratto gastrointestinale, e la biodisponibilità della lamivudina orale negli adulti è normalmente tra l'80 e l'85 %.
A seguito di somministrazione orale, il tempo di picco (tmax) medio della concentrazione sierica massima (Cmax) è di circa 1 ora.
Sulla base di dati provenienti da uno studio in volontari sani, alla dose terapeutica di 150 mg due volte al giorno, le medie (CV) allo steady-state delle Cmax e delle Cmin della lamivudina nel plasma sono di 1.2 µg/ml (24%) e 0.09 µg/ml (27%), rispettivamente.
La media (CV) dell’AUC nell’ambito di un intervallo di somministrazione di 12 ore è di 4.7 µg.ora/ml (18%).
Alla dose terapeutica di 300 mg una volta al giorno le medie (CV) allo steady-state delle Cmax e delle Cmin e l’AUC a 24 ore erano di 2.0 µg/ml (26%), 0.04 µg/ml (34%) e 8.9 µg.ora/ml (21%), rispettivamente.
La somministrazione della lamivudina in concomitanza con il cibo determina un ritardo del tmax e una diminuzione del Cmax (ridotto del 47 %).
Tuttavia, non è influenzato il tasso (calcolato in base alla AUC) di lamivudina assorbita.
La contemporanea somministrazione in associazione con zidovudina, determina un aumento del 13 % nella esposizione alla zidovudina e un aumento del 28 % nei livelli plasmatici di picco.
Questo dato non viene ritenuto significativo per la sicurezza del paziente e pertanto non è necessario alcun adattamento posologico.
7 - 10 Distribuzione:
il volume di distribuzione medio, risultato dagli studi per via endovenosa, è di 1,3 l/kg.
L'emivita di eliminazione osservata è di 5.7 ore.
La clearance sistemica media della lamivudina è circa 0,32 l/ora/kg:
la clearance renale è predominante (>70 %) ed avviene per mezzo del sistema di trasporto dei cationi organici.
La lamivudina presenta una farmacocinetica di tipo lineare nell'ambito delle dosi terapeutiche e mostra una ridotta capacità di legame con le principali proteine plasmatiche (<16 % -36 % con l'albumina sierica in studi in vitro).
Dati limitati mostrano che la lamivudina penetra nel sistema nervoso centrale e raggiunge il liquido cerebrospinale.
In media il rapporto tra la concentrazione della lamivudina nel liquor e nel siero, dopo 2.4 ore dalla somministrazione orale, è di circa 0,12.
Non è nota la reale entità di tale passaggio nè il rapporto con una eventuale efficacia clinica.
Metabolismo:
la parte attiva, lamivudina trifosfato intracellulare, ha un’emivita finale prolungata nella cellula (da 16 a 19 ore) in confronto all’emivita della lamivudina plasmatica (da 5 a 7 ore).
In 60 adulti volontari sani Epivir 300 mg una volta al giorno ha dimostrato di possedere una farmacocinetica equivalente allo steady state ad Epivir 150 mg due volte al giorno per quanto riguarda l’AUC24 e la Cmax del trifosfato intracellulare.
La lamivudina viene principalmente escreta immodificata, per via renale.
A causa del limitato metabolismo epatico (5.10 %) e del ridotto legame con le proteine plasmatiche, è bassa la probabilità di interazioni metaboliche della lamivudina con altri medicinali.
Eliminazione:
studi in pazienti con insufficienza renale dimostrano che l'eliminazione della lamivudina è influenzata dalla alterata funzionalità renale.
Il regime posologico raccomandato per i pazienti con clearance della creatinina inferiore ai 50 ml/min è riportato nel paragrafo Posologia (vedere paragrafo 4.2).
L'interazione con trimetoprim, un costituente del co-trimossazolo, causa un aumento del 40 % della esposizione alla lamivudina, somministrata alle dosi terapeutiche.
Ciò non richiede alcuna modifica posologica, a meno che il paziente non presenti anche insufficienza renale (vedere paragrafi 4.5 e 4.2).
La somministrazione di co- trimossazolo con lamivudina in pazienti con insufficienza renale deve essere attentamente valutata.
Farmacocinetica nei bambini:
in generale, la farmacocinetica della lamivudina nei pazienti pediatrici è simile a quella degli adulti.
Tuttavia, la biodisponibilità assoluta (circa 55.
65 %) era ridotta nei pazienti pediatrici sotto i 12 anni.
Inoltre, i valori della clearance sistemica erano superiori nei pazienti pediatrici più giovani e diminuivano con l’età raggiungendo i valori dell’adulto intorno ai 12 anni.
A causa di queste differenze, la dose raccomandata per i bambini di età compresa fra 3 mesi e 12 anni è 8 mg/kg/giorno, che produce una simile esposizione negli adulti e nei bambini (AUC di circa 5000 ng.ora/ml).
Vi sono limitati dati di farmacocinetica nei pazienti di età inferiore a 3 mesi.
Nei neonati di una settimana la clearance dalla lamivudina orale era ridotta in confronto a quella dei bambini ed è probabilmente una conseguenza della immaturità della funzione renale e dell’assorbimento variabile.
Pertanto per raggiungere esposizioni simili a quelle degli adulti e dei bambini, nei neonati è raccomandata una dose di 4 mg/kg/giorno.
La valutazione della filtrazione glomerulare suggerisce che per ottenere esposizioni simili a quelle degli adulti e dei bambini, la dose raccomandata per i bambini di età di sei settimane e oltre potrebbe essere 8 mg/kg/giorno.
Farmacocinetica in gravidanza:
dopo somministrazione orale, la farmacocinetica della lamivudina nell’ultimo periodo della gravidanza era simile a quella nella donna non gravida.
Negli studi di tossicità nell'animale, la somministrazione di lamivudina ad alte dosi non è stata associata ad alcuna rilevante tossicità d'organo.
Alle dosi più elevate, sono stati osservati effetti minori sugli indicatori della funzionalità epatica e renale, oltre che occasionali riduzioni nel peso del fegato.
Gli effetti clinicamente rilevanti comparsi sono stati la riduzione nella conta eritrocitaria e la neutropenia.
La lamivudina non si è dimostrata mutagena nei test sui batteri ma, come molti analoghi dei nucleosidi, ha presentato attività in un test citogenetico in vitro e nel test sul linfoma del topo.
La lamivudina non è genotossica in vivo a dosi che inducono concentrazioni plasmatiche circa 40-50 volte più alte dei livelli plasmatici previsti in 8 - 10 ambito clinico.
Poichè l'attività mutagena in vitro della lamivudina non è stata confermata dai test in vivo, ne consegue che la lamivudina non dovrebbe rappresentare un rischio genotossico per i pazienti in trattamento.
Uno studio di genotossicità transplacentare condotto nelle scimmie ha confrontato la zidovudina da sola con l’associazione di zidovudina e lamivudina a livelli di esposizioni equivalenti a quelli raggiunti nell’uomo.
Tale studio ha dimostrato che i feti esposti in utero alla associazione andavano incontro a un livello maggiore di incorporazione di analoghi nucleosidici del DNA all’interno di vari organi fetali ed evidenziavano un maggior accorciamento dei telomeri rispetto a quanto osservato nei feti di scimmia esposti alla sola zidovudina.
Il significato clinico di questi dati non è noto.
I risultati di studi a lungo termine di cancerogenesi nel ratto e nel topo non hanno mostrato alcun potenziale cancerogeno relativo all’uomo.
Saccarosio 20 % (3 g/15 ml) Metile paraidrossibenzoato Propile paraidrossibenzoato Acido citrico anidro Glicole propilenico Sodio citrato Aroma artificiale di fragola Aroma artificiale di banana Acqua depurata
Non pertinente.
2 anni Non utilizzare la soluzione orale dopo un mese dalla prima apertura.
Conservare a temperatura non superiore ai 25°C.
Astuccio contenente 240 ml di soluzione orale, in un flacone bianco di polietilene ad alta densità (HDPE) munito di chiusura di sicurezza a prova di bambino.
Alla confezione sono annessi una siringa dosatrice in polipropilene da 10 ml per uso orale ed un adattatore in polietilene.
La siringa dosatrice per uso orale viene fornita per dosare in modo accurato la quantità prescritta di soluzione orale.
Le istruzioni per l’uso sono incluse nella confezione.
Nessuna istruzione particolare
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28 Luglio 2006 w
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