Aldurazyme 100 U/ml concentrato per soluzione per infusione.
1 ml contiene 100 U (circa 0,58 mg) di laronidasi.
Ciascun flaconcino da 5 ml contiene 500 U di laronidasi.
L’unità di attività (U) è definita come l’idrolisi di una micromole di substrato (4.MUI) al minuto.
La laronidasi è una forma ricombinante della -L-iduronidasi umana ed è prodotta con la tecnologia del DNA ricombinante, attraverso l’uso di colture cellulari di ovaio di criceto cinese (CHO).
Per l'elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
Concentrato per soluzione per infusione. Una soluzione da limpida a leggermente opalescente, e da incolore a giallo chiaro.
Aldurazyme è indicato per la terapia enzimatica sostitutiva a lungo termine in pazienti con diagnosi confermata di Mucopolisaccaridosi I (MPS-I; deficit di -L-iduronidasi), per il trattamento delle manifestazioni non neurologiche della patologia (vedere paragrafo 5.1).
Il trattamento con Aldurazyme deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico con esperienza nella gestione dei pazienti affetti da MPS I o da altre patologie metaboliche ereditarie.
La somministrazione di Aldurazyme va effettuata in ambiente clinico idoneo in cui siano immediatamente disponibili attrezzature per la rianimazione per la gestione di emergenze mediche.
Il regime posologico consigliato di Aldurazyme è 100 U/kg di peso corporeo, somministrato una volta la settimana con infusione endovenosa.
L’iniziale velocità di infusione di 2 U/kg/ora può essere aumentata gradualmente ogni quindici minuti, se tollerato, fino a un massimo di 43 U/kg/ora.
Il volume totale dell’infusione deve essere somministrato in 3.4 ore circa.
Per informazioni sul pretrattamento vedere paragrafo 4.4.
e per ulteriori istruzioni, vedere paragrafo 6.6.
La sicurezza e l’efficacia di Aldurazyme nei pazienti di oltre 65 anni di età non sono state determinate.
Pertanto, nel caso di questi pazienti non è possibile avanzare alcuna raccomandazione posologica.
La sicurezza e l'efficacia di Aldurazyme non sono state valutate in pazienti con insufficienza renale o epatica.
Pertanto, nel caso di questi pazienti non è possibile avanzare alcuna raccomandazione posologica.
Ipersensibilità grave (ad es.
reazione anafilattica) al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti (vedere paragrafo 4.4 e 4.8).
I pazienti trattati con Aldurazyme potrebbero sviluppare reazioni connesse all’infusione (IAR), definite come qualsiasi evento avverso connesso, che si verifica nel corso dell’infusione oppure durante il giorno di infusione (vedere paragrafo 4.8).
Alcune di queste reazioni connesse all'infusione possono essere gravi (vedere sotto).
I pazienti trattati con Aldurazyme vanno tenuti strettamente sotto controllo e tutte le reazioni connesse all'infusione, le reazioni ritardate ed eventuali reazioni immunologiche vanno riportate.
Lo stato anticorpale deve essere regolarmente monitorato e riportato.
Sono state riportate reazioni gravi connesse all’infusione in pazienti con preesistente grave compromissione delle vie aeree superiori, pertanto questa tipologia di pazienti deve continuare ad essere attentamente controllata.
Inoltre questi pazienti devono ricevere l’infusione di Aldurazyme solo in un ambiente ospedaliero adeguato, dove è prontamente disponibile l’attrezzatura per la rianimazione e la gestione di emergenze mediche.
Sulla base dello studio clinico di Fase III, si ritiene che quasi tutti i pazienti sviluppino anticorpi IgG anti-laronidasi, soprattutto entro 3 mesi dall'inizio del trattamento.
I pazienti che hanno sviluppato anticorpi o sintomi di IAR devono essere trattati con cautela durante la somministrazione di laronidasi (vedere paragrafo 4.3 e 4.8).
Nello studio clinico di Fase III le reazioni connesse all’infusione sono state solitamente controllate rallentando la velocità d’infusione e (pre)trattando il paziente con antistaminici e/o con antipiretici (paracetamolo oppure ibuprofene), consentendo in tal modo al paziente di proseguire il trattamento.
Poiché esistono pochi dati sulla ripresa del trattamento in seguito ad interruzione prolungata, adottare le dovute precauzioni a causa dell'aumentato rischio teorico di reazione di ipersensibilità.
Nella prima somministrazione di Aldurazyme o al momento della ripresa del trattamento in seguito ad interruzione, si consiglia il pretrattamento dei pazienti (con antistaminici e/o antipiretici) circa 60 minuti prima dell’inizio dell’infusione, per minimizzare la potenziale insorgenza di IAR.
Se indicato clinicamente, considerare la somministrazione di medicinali di pretrattamento anche nelle successive infusioni di Aldurazyme.
In caso di reazione connessa all'infusione da lieve a moderata, prendere in considerazione un trattamento con antistamine e paracetamolo/ibuprofen e/o una riduzione della velocità d'infusione ad un valore pari alla metà della velocità a cui si è verificata la reazione.
In caso di una singola reazione connessa all'infusione grave, interrompere l'infusione fino alla scomparsa dei sintomi e prendere in considerazione il trattamento con antistamine e paracetamolo/ibuprofen.
L'infusione potrà essere ripresa con una riduzione della velocità d'infusione a 1/2 – 1/4 della velocità a cui si è verificata la reazione.
In caso di IAR moderata ricorrente o ripresa del trattamento dopo una reazione grave singola, instaurare un pretrattamento (antistamine e paracetamolo/ibuprofen e/o corticosteroidi) ed una riduzione della velocità d'infusione a 1/2 – 1/4 della velocità a cui si è verificata la reazione precedente.
Come per qualsiasi prodotto proteico endovenoso, sono possibili severe reazioni di ipersensibilità di tipo allergico.
Nell’eventualità di reazioni di questo tipo, si consiglia di sospendere immediatamente Aldurazyme e di avviare il trattamento medico del caso.
Attenersi agli standard medici attuali per il trattamento delle emergenze.
Non sono stati effettuati studi in pazienti con insufficienza epatica o renale.
Non sono stati effettuati studi di interazione.
Da un punto di vista metabolico, è improbabile che la laronidasi possa andare soggetta ad interazioni mediate dal Citocromo P450.
Non somministrare Aldurazyme simultaneamente alla clorochina o alla procaina, per via del potenziale rischio d’interferenza con la captazione intracellulare della laronidasi.
Non vi sono dati adeguati riguardanti l’uso di Aldurazyme in donne in gravidanza.
Gli studi su animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti su gravidanza, sviluppo embrionale/fetale, parto o sviluppo post-natale (vedere paragrafo 5.3).
Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.
Aldurazyme non deve essere usato durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessità.
È possibile che la laronidasi venga escreta nel latte materno.
A causa dell’assenza di dati circa i neonati esposti alla laronidasi attraverso il latte materno, si consiglia di interrompere l’allattamento durante il trattamento con Aldurazyme.
Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari.
La tabella sottostante
indica per classe sistemico-organica
le reazioni
avverse (ADR) ad Aldurazyme
riferite durante lo Studio di Fase III su un totale di 45 pazienti di età uguale o superiore a 5 anni,trattati fino a 12
mesi.
Le ADR sono presentate come valore percentuale di pazienti con ADR ed ilnumero
assoluto di pazienti fra parentesi.
Nella quasi totalità dei casi, le ADR erano di entità
da lieve a moderata.
| Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessutoconnettivo | Artropatia 11% (5pz)Artralgia 9% (4pz)Mal di schiena 7% (3pz) |
| Patologie gastrointestinali | Dolore addominale 7% (3pz) |
| Patologie del sistema nervoso | Cefalea 7% (3pz) |
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | Rash 9% (4pz) |
| Patologie vascolari | Vampate 13% (6pz) |
Le ADR per Aldurazyme
riferite durante uno studio di Fase II in un totale di 20
pazienti di etàinferiore a 5 anni e principalmente
del fenotipo grave, trattati fino a 12 mesi, sono
riportate nellatabella seguente
in base alla classe sistemica
organica.
Le ADR sono
presentate come
percentuale dei pazienti con ADR ed
il numero assoluto di pazienti fra
parentesi.
Tutte le ADR erano di intensità
da lieve a moderata.
| Patologie cardiache | Tachicardia 10% (2pz) |
| Patologie sistemiche e condizioni d relative alla sede disomministrazione | Piressia 35% (7pz)Brividi 20% (4pz) |
| Esami diagnostici | Aumento della 10% (2pz)pressione arteriosaCalo della 10% (2pz)saturazione di ossigeno |
Circa un terzo dei pazienti coinvolti negli studi ha riferito
reazioni connesse all’infusione (IAR).
Ilnumero
di queste reazioni è diminuito nel tempo.
La maggior parte delle IAR era di lieve intensità.
Le reazioni insorte in 2 o più pazienti nello studio di Fase III consistevano in
vampate,
cefalea, piressia,rash, ipotensione, dolore
addominale e diarrea, mentre nello studio di Fase II
consistevano in piressia, brividi,
tachicardia, aumento
della pressione arteriosa e calo della saturazione
di ossigeno.Un unico paziente
con pregressa compromissione
delle vie aeree e arruolato nello Studio di Fase III ha sviluppato una grave reazione a tre ore
dall'inizio dell'infusione
(alla settimana 62 del trattamento) con orticaria e ostruzioni
delle vie aeree, ed è stato sottoposto a tracheotomia.
Questo paziente ha datoesito positivo
per la presenza di IgE.Tre pazienti hanno
manifestato angioedema
in uno studio di Fase I/II. L’esperienza post-marketing in
merito alle
reazioni connesse all’infusione ha
riportato casi ripetuti di piressia, brividi e vomito,
generalmente di intensità da lieve a moderata.
Inoltre, in un numero
limitatodi pazienti con precedente anamnesi
di
grave compromissione
delle vie aeree
superiori e dei polmoni correlata alla
MPS I si sono verificate reazioni
gravi, incluso broncospasmo,
arresto respiratorio ededema
facciale
(vedere paragrafo 4-4). La quasi totalità dei pazienti ha
sviluppato anticorpi IgG
alla laronidasi.
La maggior
parte dei pazientiha registrato una sieroconversione
entro 3 mesi dall’avvio del trattamento, malgrado nel
caso dei pazienti di età inferiore a 5 anni e con fenotipo
più grave essa sia
avvenuta essenzialmente
nel giro di1 mese
(media: 25,8 giorni contro 52,6
giorni in pazienti di età uguale
o
maggiore di 5 anni).
Due
pazienti nello studio di Fase III e un paziente nello studio di Fase II, i quali avevano
inizialmente
sviluppato anticorpi IgG alla laronidasi, non presentavano tracce di tali
anticorpi dopo un
totale
di 12mesi di trattamento con Aldurazyme.
Tutti i pazienti sieropositivi
(n="5"9)
sono stati sottoposti a test pervalutare gli effetti di
neutralizzazione in vitro.
Quattro
pazienti (tre pazienti nello studio di Fase III e uno nello studio di Fase II)
presentavano attività inibitoria di neutralizzazione
in vitro da marginale abassa, che non è parsa avere effetti
sull'efficacia clinica e/o sulla riduzione
dei GAG urinari.
Non sono stati riportati casi di sovradosaggio.
Categoria farmacoterapeutica: prodotti per apparato gastrointestinale e metabolismo - enzimiCodice ATC: A16AB05. I disordini da accumulo
di mucopolisaccaridi
sono causati dal deficit degli
specifici enzimi
lisosomiali
necessari al catabolismo dei glicosaminoglicani (GAG).
La MPS I è una malattia eterogenea e multisistemica,
caratterizzata da deficit di -L-iduronidasi,
un’idrolasi
lisosomiale
che catalizzal’idrolisi
dei residui
-L-iduronici terminali
del dermatansolfato e dell’eparansolfato.
Un’attivitàridotta o assente di -L-iduronidasi
porta all’accumulo
di GAG, dermatansolfato ed eparansolfato in molte
tipologie cellulari e tissutali. La base logica della terapia
enzimatica sostitutiva consiste nel ripristinare un livello d’attivitàenzimatica
sufficiente per idrolizzare il
substrato accumulatosi
e per prevenire l’ulteriore accumulo.
Aseguito dell’infusione
endovenosa, la laronidasi è rapidamente
eliminata dalla circolazione e captata dalle
cellule nei lisosomi, molto probabilmente tramite i recettori di mannosio-6 fosfato. La laronidasi purificata è una
glicoproteina con peso molecolare
di circa 83 kD.
La laronidasi comprende
628 aminoacidi
a seguito della scissione
di N terminale.
La molecola contiene 6 siti di modificazioni
oligosaccaridi N-collegati. Tre studi clinici sono stati effettuati
per valutare l’efficacia e la sicurezza
di Aldurazyme.
Due studi clinici si sono concentrati
prevalentemente sulla valutazione
dell’effetto di Aldurazyme
sulle manifestazioni
sistemiche della MPS I quali epatomegalia,
rigidità articolare, malattia polmonare
restrittiva, ostruzione delle vie aeree superiori e malattie
oculari.
Uno studio ha valutatoprincipalmente la sicurezza e la farmacocinetica
di Aldurazyme
in pazienti di età inferiore a 5 anni, maha incluso
misurazioni
dell’efficacia.
Finora non esistono dati clinici che dimostrino
un beneficio perle manifestazioni
neurologiche
di questa malattia La sicurezza e l’efficacia di Aldurazyme sono state valutate in uno
studio di Fase III randomizzato,
in doppio cieco e controllato verso placebo di 45 pazienti
con un età da 6 a 43 anni.
Nonostante sianostati arruolati pazienti
rappresentativi dell'intero spettro
patologico, la maggior parte dei pazienti eranodi fenotipo
intermedio
con solo un paziente che presentava il fenotipo grave.
I pazienti sono stati
arruolati con un CVF inferiore all'80%
del valore previsto per l'altezza
e dovevano essere capaci di rimanere in piedi per almeno 6 minuti e di camminare per 5
metri.I pazienti hanno ricevuto 100 U/kg di Aldurazyme oppure placebo, ogni settimana
per un totale di 26 settimane.
Gli endpoints principali
per l’efficacia erano
i cambiamenti
in percentuale della normale
capacità vitale forzata (CVF)
prevista, e inoltre la distanza assoluta
percorsa durante il test dellamarcia
di sei minuti.
Tutti i pazienti sono
stati successivamente
arruolati in uno studio di estensione in
aperto in cui sono stati trattati
con 100 U/kg di Aldurazyme
per settimana. Dopo 26 settimane di terapia,
nei pazienti trattati con Aldurazyme
si è riscontrato un miglioramento
medio in percentuale di 5,6 della funzione
polmonare, come misurata
dal cambio
in percentuale della CVF prevista rispetto al gruppo
del placebo.
Per la capacità di deambulazione,
così come misurata col test della marcia
di 6 minuti, si è dimostrato
in media un miglioramento di 38,1m rispetto al gruppodel placebo. Dopo 50 settimane di trattamento nello
studio di estensione
in aperto, si manteneva il
miglioramento nella CVF.
Nel caso della capacità di deambulazione si aveva un ulteriore miglioramento,
come dimostrato da un cambiamento medio di 42,9m rispetto ai valori basali
nel test della marcia di 6minuti.
| Fase III, 26 settimane di trattamentoConfronto con placebo | Fase di estensione III, 50 settimane totalidi trattamentoConfronto con i valori di base | |||||||
| valore p | Intervallo diconfidenza(95%) | valore p | Intervallo diconfidenza(95%) | |||||
| CVF(punto percentuale) | media | 5,6 | - | media | 5,9 | 0,003 | 2,52 - 9,28 | |
| mediana | 3,0 | 0,009 | 0,9 - 8,6 | mediana | 3,4 | |||
| 6MWT(metri) | media | 38,1 | - | media | 42,9 | 0,005 | 16,27 - 69,53 | |
| mediana | 38,5 | 0,066 | -2,0 - 79,0 | mediana | 48,0 | |||
Nell’80%
dei pazienti con volumi
epatici anormali al basale si è riscontrata
la normalizzazione
delvolume
epatico.
Vi è stata una rapida riduzione (entro
le prime 4 settimane) nell’escrezione
urinaria di GAG, mantenuta nel rimanente
periodo dello studio.
Alla Settimana
50 si è osservata una riduzione media del 64,8% nei GAG urinari. Durante lo studio, con gli strumenti
di valutazione della qualità della
vita utilizzati, non sono
stati rilevati miglioramenti
significativi.
Tali strumenti non sono stati adattati
specificamente ai pazienti affetti da MPS- I.L’indice di Apnea-Ipopnea ed il range
movimento articolare
non hanno presentato un significativo miglioramento
statistico nella popolazione
"intent-to treat".
Tuttavia lo
studio non
è stato potenziatoper queste variabili secondarie e molti
pazienti presentavano valori normali al basale. È stato eseguito uno studio di 1 anno di Fase II, in aperto, che essenzialmente
ha valutato la sicurezzae la farmacocinetica
di Aldurazyme
in 20 pazienti di età inferiore a 5 anni alla data di arruolamento(16 pazienti erano del fenotipo
grave, 4 del fenotipo intermedio).
I pazienti hanno ricevutoAldurazyme 100 U/kg con infusioni settimanali
per un totale di
52 settimane
eccetto 4 pazienti, la cui dose è stata portata
a 200 U/kg a partire dalla settimana
26- Diciotto pazienti hanno completato
lostudio,
mentre 2 sono deceduti, rispettivamente a causa di insufficienza
cardiaca e arresto respiratorio non
legati al trattamento.È stato registrato un netto calo nei
livelli medi di GAG urinari fino alla settimana
13, e successivamente tali livelli
sono stati mantenuti.
La percentuale media di riduzione del livello GAG urinario è stata del 61,3%.
I volumi epatici di tutti i pazienti, dai risultati
degli esami clinici, eranoclassificati
come anormalmente
elevati alla visita basale.
Alla settimana
52, per 9 dei 18 pazienti che hanno
completato
lo studio tali volumi erano classificati come
normali, mentre i restanti pazientiavevano mostrato una riduzione delle
dimensioni epatiche.
Gli ecocardiogrammi evidenziavano una leggera riduzione della massa ventricolare
sinistra media (su 10 pazienti con
lieve ipertrofiaventricolare
sinistra basale, 7 si erano normalizzati
alla settimana
52), tuttavia anche la frazione mediadi eiezione si era ridotta ed era
rimasta entro il range normale.
Sono insorte alcune
alterazionivalvolari.
I pazienti
in più giovane età e affetti da MPS
I in forma grave, così come
quelli con MPS Idi
media gravità, hanno evidenziato
tassi di crescita (altezza e peso) che si approssimavano
ai livelli normali, oltre a miglioramenti nello sviluppo mentale e nel comportamento adattivo.
Ciò non è avvenuto
in bambini
di età superiore con MPS I grave. Questo medicinale
è stato autorizzato in “circostanze eccezionali”.Ciò significa che data la rarità della malattia non è stato possibile ottenere informazioni complete
su questo medicinale.L’Agenzia Europea dei
Medicinali (EMEA) revisionerà annualmente
qualsiasi nuova informazione
che si renderà disponibile sul
medicinale e questo Riassunto delle Caratteristiche
del Prodotto (RCP)verrà aggiornato,
se necessario.
A seguito della somministrazione endovenosa di laronidasi, con tempo di infusione pari a 240 minuti ea dosi di 100 U/kg di peso corporeo, si sono misurate le proprietà farmacocinetiche alle settimane 1,12 e 26-
| Parametro | Infusione 1Media ± SD | Infusione 12Media ± SD | Infusione 26Media ± SD |
| Cmax (U/mL) | 0,197 ± 0,052 | 0,210 ± 0,079 | 0,302 ± 0,089 |
| AUC (h•U/mL) | 0,930 ± 0,214 | 0,913 ± 0,445 | 1,191 ± 0,451 |
| CL (mL/min/kg) | 1,96 ± 0,495 | 2,31 ± 1,13 | 1,68 ± 0,763 |
| Vz (L/kg) | 0,604 ± 0,172 | 0,307 ± 0,143 | 0,239 ± 0,128 |
| Vss (L/kg) | 0,440 ± 0,125 | 0,252 ± 0,079 | 0,217 ± 0,081 |
| t1/2 (h) | 3,61 ± 0,894 | 2,02 ± 1,26 | 1,94 ± 1,09 |
La Cmax
ha mostrato un
aumento del tempo.
Il volume di distribuzione si è ridotto
col trattamentocontinuato,
forse per via della formazione di
anticorpi e/o del calo del volume
epatico.
Il profilofarmacocinetico
in pazienti di età inferiore a 5 anni era simile a quello dei pazienti di età superiore e con manifestazioni meno gravi. La laronidasi è una proteina e si
prevede la sua degradazione metabolica
attraverso l’idrolisi
dei peptidi.
Di conseguenza, non si
prevede che l’eventuale
funzione epatica compromessa
possa avere effetti clinicamente significativi sulla farmacocinetica
della laronidasi.
L’eliminazione
renale della laronidasi è ritenuta una modalità di eliminazione
secondaria (vedere paragrafo 4-2).
I dati non-clinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di safety pharmacology, tossicità a singola dose, tossicità a dosi ripetute, tossicità riproduttiva.
Non si prevede un potenziale genotossico e cancerogeno.
Sodio cloruro Sodio fosfato monobasico, monoidrato Sodio fosfato dibasico, eptaidrato Polisorbato 80 Acqua per preparazioni iniettabili
In assenza di studi di incompatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri prodotti ad eccezione di quelli menzionati nel paragrafo 6.6.
Flaconcini intatti:
3 anni Soluzioni diluite:
Dal punto di vista della sicurezza microbiologica, il prodotto deve essere usato immediatamente.
Se esso non è usato immediatamente, la conservazione in uso non deve superare 24 ore a 2ºC – 8ºC, sempre che la soluzione sia stata ottenuta in condizioni asettiche controllate e convalidate.
Conservare in frigorifero (2ºC - 8ºC).
Per le condizioni di conservazione del medicinale diluito, vedere paragrafo 6.3.
5 ml concentrato per soluzione in flaconcino (vetro tipo I) con chiusura (in gomma clorobutile siliconata) e con sigillo (in alluminio) con apertura a scatto (in polipropilene). Confezioni: 1, 10 e 25 flaconcini. È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
Ciascun flaconcino di Aldurazyme è destinato esclusivamente ad una singola somministrazione.
Il concentrato per soluzione per infusione va diluito con soluzione per infusione di cloruro di sodio 9 mg/ml (0,9%), valendosi di una tecnica asettica.
Si consiglia di somministrare ai pazienti la soluzione diluita di Aldurazyme con l’ausilio di un set per infusione provvisto di filtro in linea da 0,2 µm.
Preparazione dell’infusione di Aldurazyme (utilizzare una tecnica asettica) Determinare il numero di flaconcini da diluire, sulla base del peso del singolo paziente.
Togliere i necessari flaconcini dal frigorifero circa 20 minuti prima, per portarli a temperatura ambiente.
Prima della diluizione, ispezionare visivamente ciascun flaconcino, per escludere che contenga materiale particellare o che presenti scolorimento.
La soluzione, da limpida a leggermente opalescente e da incolore a giallo chiaro, non deve contenere particelle visibili.
Non utilizzare i flaconcini che presentano particelle o scolorimento.
Determinare il volume totale dell’infusione sulla base del peso del singolo paziente, ossia 100 ml (se il peso del paziente è 20 kg o meno), oppure 250 ml (se il peso supera 20 kg) di soluzione per infusione di cloruro di sodio 9 mg/ml (0,9%).
Aspirare e scartare un volume di soluzione per infusione di cloruro di sodio 9 mg/ml (0,9%) dalla sacca per infusione, pari al volume totale di Aldurazyme che si desidera aggiungere.
Aspirare il necessario volume dai flaconcini di Aldurazyme e combinare i volumi aspirati.
Aggiungere i volumi combinati di Aldurazyme alla soluzione per infusione di cloruro di sodio 9 mg/ml (0,9%).
Miscelare piano la soluzione per infusione.
Prima dell’uso, ispezionare visivamente la soluzione per escludere che presenti particelle.
Utilizzare esclusivamente soluzioni limpide ed incolori, prive di particelle visibili.
Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.
Genzyme Europe B.V., Gooimeer 10, NL-1411 DD Naarden, Olanda
EU/1/03/253/001.003
10/06/2003
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