Aclasta 5 mg soluzione per infusione
Ogni flacone con 100 ml di soluzione contiene 5 mg di acido zoledronico anidro, corrispondenti a 5,330 mg di acido zoledronico monoidrato.
Un ml di soluzione contiene 0,05 mg di acido zoledronico anidro corrispondenti a 0,0533 mg di acido zoledronico monoidrato.
Per gli eccipienti, vedere il paragrafo 6.1.
Soluzione per infusione Soluzione limpida ed incolore.
Trattamento del morbo di Paget osseo.
Aclasta deve essere prescritto solo da medici esperti nel trattamento del morbo di Paget osseo.
La dose raccomandata è una infusione endovenosa di 5 mg di acido zoledronico (anidro) in 100 ml di soluzione acquosa somministrata attraverso una linea infusionale con membrana di ventilazione a velocità di infusione costante.
Il tempo di infusione non deve essere inferiore a 15 minuti.
Per informazioni sulla modalità di infusione di Aclasta, vedere il paragrafo 6.6.
I pazienti devono essere idratati adeguatamente prima della somministrazione di Aclasta.
Ciò è particolarmente importante per i pazienti in terapia con diuretici.
Si raccomanda di associare alla somministrazione di Aclasta un adeguato supplemento di vitamina D.
In aggiunta, è fortemente consigliato garantire un adeguato supplemento di calcio corrispondente ad almeno 500 mg di calcio due volte al giorno ai pazienti affetti da morbo di Paget almeno nei 10 giorni successivi alla somministrazione di Aclasta (vedere il paragrafo 4.4).
Ritrattamento del morbo di Paget:
non sono disponibili dati specifici sul ritrattamento.
Dopo un singolo trattamento con Aclasta nel morbo di Paget si è osservato un periodo prolungato di remissione nei pazienti che rispondevano alla terapia (vedere il paragrafo 5.1).
Pazienti con compromissione della funzionalità renale (vedere paragrafo 4.4) L’impiego di Aclasta non è raccomandato nei pazienti con clearance della creatinina
<30 ml/min a causa della mancanza di adeguata esperienza clinica in questa popolazione.
Nei pazienti con clearance della creatinina ≥30 ml/min non è necessario un aggiustamento della dose.
Pazienti con compromissione della funzionalità epatica Non è richiesto un aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2).
Anziani (≥65 anni) Poichè la biodisponibilità, la distribuzione e l’eliminazione erano simili nei pazienti anziani e nei soggetti più giovani, non è necessario un aggiustamento della dose.
Bambini e adolescenti Aclasta non è stato studiato nei bambini e negli adolescenti e pertanto non deve essere utilizzato in questi gruppi di età.
Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti o a qualsiasi bisfosfonato.
Aclasta è controindicato nei pazienti con ipocalcemia (vedere paragrafo 4.4).
Aclasta è controindicato durante la gravidanza e l’allattamento (vedere paragrafo 4.6).
La dose di 5 mg di acido zoledronico deve essere somministrata in almeno 15 minuti.
Aclasta non è raccomandato in pazienti con grave compromissione della funzionalità renale (clearance della creatinina
<30 ml/min) a causa della mancanza di un’esperienza clinica adeguata in questa popolazione.
Prima della somministrazione di Aclasta i pazienti devono essere idratati adeguatamente.
Ciò è particolarmente importante per i pazienti in terapia con diuretici.
Usare cautela se Aclasta è somministrato in associazione a prodotti medicinali che possono avere un impatto significativo sulla funzionalità renale (ad esempio aminoglicosidi o diuretici che possono causare disidratazione), vedere paragrafo 4.5.
Un’ipocalcemia preesistente deve essere trattata con un’adeguata somministrazione di calcio e vitamina D prima di iniziare la terapia con Aclasta (vedere paragrafo 4.3).
Anche altre alterazioni del metabolismo minerale devono essere adeguatamente trattate.
Un elevato ricambio osseo è una caratteristica del morbo di Paget osseo.
A causa della rapida insorgenza dell’effetto dell’acido zoledronico sul ricambio osseo, si può sviluppare un’ipocalcemia transitoria, talvolta sintomatica, che raggiunge i massimi livelli solitamente nei 10 giorni successivi all’infusione di Aclasta (vedere paragrafo 4.8).
Si raccomanda di associare alla somministrazione di Aclasta un adeguato supplemento di vitamina D.
In aggiunta, è fortemente consigliato garantire un adeguato supplemento di calcio corrispondente ad almeno 500 mg di calcio due volte al giorno ai pazienti affetti dal morbo di Paget almeno nei 10 giorni successivi alla somministrazione di Aclasta (vedere paragrafo 4.2).
I pazienti devono essere informati sui possibili sintomi causati dall’ipocalcemia e devono essere monitorati adeguatamente da un punto di vista clinico durante il periodo a rischio.
Osteonecrosi della mandibola:
è stata riportata osteonecrosi della mandibola principalmente in pazienti oncologici in regimi di trattamento che comprendevano bisfosfonati.
Molti di questi pazienti erano in trattamento anche con chemioterapici e con corticosteroidi.
La maggioranza dei casi segnalati è stata associata a procedure dentarie come estrazioni dentarie.
Molti mostravano segni di infezioni localizzate comprendenti osteomielite.
Prima di iniziare il trattamento con bisfosfonati in pazienti con fattori di rischio concomitanti (ad esempio diagnosi di cancro, chemioterapia, corticosteroidi, scarsa igiene orale) si deve considerare di effettuare un esame odontoiatrico con le appropriate procedure odontoiatriche preventive.
Nel corso del trattamento, questi pazienti devono evitare, se possibile, procedure dentarie invasive.
Nei pazienti che sviluppano osteonecrosi della mandibola durante il trattamento con bisfosfonati, interventi di chirurgia dentale possono esacerbare questa condizione.
Per i pazienti che necessitano di procedure odontoiatriche, non ci sono dati disponibili che suggeriscano che l’interruzione del trattamento con bisfosfonati riduca il rischio di osteonecrosi della mandibola.
Il giudizio clinico del medico curante deve guidare il programma di gestione di ogni singolo paziente sulla base della valutazione individuale del rapporto rischio/beneficio.
Non sono stati eseguiti studi specifici di interazione tra farmaci con l’acido zoledronico.
L’acido zoledronico non è metabolizzato a livello sistemico e non influenza in vitro l’attività degli enzimi del citocromo P450 umano (vedere paragrafo 5.2).
L’acido zoledronico non si lega ampiamente alle proteine plasmatiche (circa il 56% del farmaco risulta legato) e pertanto sono improbabili interazioni derivanti dallo spiazzamento di farmaci con elevato legame alle proteine.
L’acido zoledronico è eliminato per escrezione renale.
Usare cautela se Aclasta viene somministrato in associazione a prodotti medicinali che possono avere un impatto significativo sulla funzionalità renale (ad esempio aminoglicosidi o diuretici che possono causare disidratazione).
Non vi sono dati adeguati provenienti dall’uso dell’acido zoledronico in donne in gravidanza.
Studi condotti con acido zoledronico sull’animale hanno evidenziato effetti tossicologici sulla riproduzione comprese malformazioni (vedere paragrafo 5.3).
Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.
Non è noto se l’acido zoledronico sia escreto nel latte umano.
Aclasta è controindicato durante la gravidanza e l’allattamento (vedere paragrafo 4.3).
Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari.
La somministrazione
endovenosa di Aclasta è stata più comunemente
associata ai seguenti sintomi
sospettati di essere correlati al farmaco
oggetto dello studio e che di
solito si sono verificati nei3 giorni successivi alla somministrazione
di Aclasta: sindrome influenzale
(11,9%), febbre (6,8%), cefalea (6,2%), nausea (5,6%), dolore
osseo (4,5%), mialgia (6,2%) e
artralgia (4,0%).
La maggior
parte di questi sintomi si è
risolta entro 4 giorni dalla comparsa
dell’evento. Reazioni avverse
molto
comuni (>1/10) e comuni
(≥1/100, <1/10) sospettate (valutazione dello sperimentatore)
di essere correlate al farmaco e
che si sono verificate più di
una volta in pazienti affettidal
morbo
di Paget in trattamento con
Aclasta in uno studio clinico
della durata di 6 mesi sono
elencate per classificazione per sistemi
ed organi nella Tabella 1- Tabella 1 Reazioni
avverse sospettate* di essere correlate
al farmaco che si sono verificate piùdi una volta in pazienti
affetti dal morbo di Paget in trattamento con Aclasta nel periodo di osservazione
di 6 mesi Alterazioni del metabolismo e dellanutrizione
Comuni
IpocalcemiaAlterazioni del
sistema nervoso
Comuni
Cefalea, letargiaAlterazioni dell’apparato
respiratorio, del torace e del mediastino
Comuni
Dispnea
| Alterazioni dell’apparato Comuni Diarrea, nausea, dispepsiagastrointestinale | |
| Alterazione dell’apparato Comuni Dolore osseo, artralgia, mialgiamuscoloscheletrico e tessuto connettivo | |
| Disordini generali e alterazioni del sito disomministrazione | Molto comuni Sintomi simil-inluenzali |
| Comuni Piressia, rigidità, affaticamento, dolore,astenia | |
* Secondo la valutazione dello sperimentatore. Reazioni localizzate:
In seguito a somministrazione di
acido zoledronico sono state osservate reazioni localizzate al sito di infusione
quali arrossamento, gonfiore e/o
dolore. Esami di laboratorio:
Si sono osservate comunemente
diminuzioni precoci, transitorie dei
livellisierici di calcio e fosfato.
In alcuni
pazienti l’ipocalcemia può essere
sintomatica (vedere paragrafo 4-2e paragrafo 4-4). Effetti di classe: Alterata funzionalità renale:
In seguito a somministrazione
di acido zoledronico, soprattutto inpazienti con preesistente compromissione
della funzionalità renale o con
ulteriori fattori di rischio (ad esempio
pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia,
cure concomitanti nefrotossiche,
grave disidratazione, ecc.) si è osservata un’alterazione
della funzionalità renale. Irite/uveite/episclerite/congiuntivite:
Sono stati segnalati casi di
irite, uveite, episclerite e congiuntivitein pazienti trattati con bisfosfonati. Osteonecrosi della mandibola:Non comunemente,
sono stati riportati casi di
osteonecrosi (soprattutto della mandibola),
principalmente in pazienti oncologici
in trattamento con bisfosfonati.
Molti di questi pazienti mostravano
segni di infezioni localizzate comprendenti
osteomielite, e la
maggioranza dellesegnalazioni si riferiva a pazienti
oncologici che erano stati sottoposti
a estrazioni dentarie o altro tipodi chirurgia dentale.
L’osteonecrosi
della mandibola ha diversi fattori di
rischio ben documentati che includono
diagnosi di cancro, terapie concomitanti
(ad esempio chemioterapia,
radioterapia, corticosteroidi) e condizioni di co-morbidità
(ad esempio anemia,
coaugulopatie, infezioni, malattia
dentale pre-esistente).
Sebbene non sia stato stabilito un nesso di causalità, è
prudente evitareinterventi di chirurgia dentale poiché
il recupero può essere prolungato (vedere paragrafo 4-4).
Con Aclasta non si sono verificati casi di intossicazione acuta.
Pazienti che sono stati trattati con dosi superiori a quelle raccomandate devono essere monitorati con particolare attenzione.
In caso di sovradosaggio che comporti un’ipocalcemia clinicamente significativa, può essere effettuata una terapia sintomatica mediante la somministrazione di un supplemento di calcio per via orale e/o di calcio gluconato per infusione endovenosa.
Categoria farmacoterapeutica:
Bisfosfonati, codice ATC: M05 BA 08 L’acido
zoledronico appartiene alla classe dei bisfosfonati
contenenti azoto ed agisce principalmentesul tessuto osseo.
E’ un inibitore del processo di
riassorbimento del tessuto osseo
mediato dagli osteoclasti.L’azione
selettiva dei bisfosfonati sul tessuto osseo è dovuta alla loro elevata affinità per il tessutoosseo
mineralizzato.
L’acido
zoledronico somministrato per via
endovenosa è rapidamente distribuitoal tessuto osseo e, come
altri bisfosfonati, si localizza
preferenzialmente ai siti di
riassorbimento del tessuto osseo.
Il
principale bersaglio molecolare dell’acido zoledronico a
livello dell’osteoclasta è l’enzima
farnesil pirofosfato sintasi, anche se non possono essere esclusi altri meccanismi
d’azione.
In studi a lungo termine
condotti su animali con carenze
estrogeniche, l’acido zoledronico ha inibito il riassorbimento
osseo e aumentato il tessuto osseo a
intervalli di dosi comprese
tra 0,03 e 8 volte ladose equivalente utilizzata nell’uomo.
E’ stato dimostrato
un aumento dose-dipendente della
resistenza ossea e delle altre proprietà meccaniche
dell’osso.
A dosi comprese
tra 0,8 e 8 volte la doseequivalente utilizzata nell’uomo,
le proprietà meccaniche
dell’osso sono
migliorate negli animali
ovariectomizzati rispetto ai
controlli non ovariectomizzati.
Le analisi istomorfometriche
hanno evidenziato la risposta tipica del tessuto osseo ad un agente con attività anti-riassorbitiva con una riduzione
dose-dipendente dell’attività
osteoclastica e della frequenza di
attivazione di nuovi siti di rimodellamento
sia nel tessuto osseo trabecolare che
nel sistema di Havers.
Un’attività
continua di rimodellamento
osseo è stata osservata in campioni di tessuto osseo prelevati da tutti gli animali
trattati con dosi clinicamente
rilevanti di acido zoledronico.
Negli
animali trattati non sono statirilevati difetti di
mineralizzazione, né accumulo
anormale
di tessuto osteoide, nè presenza di tessuto osseo non lamellare. Morbo di Paget osseo:Aclasta
è stato studiato in pazienti di sesso maschile
e femminile di etàsuperiore a 30 anni con
morbo
di Paget osseo di grado principalmente
da lieve a moderato (media
del livello sierico di fosfatasi alcalina pari a 2,6–3,0 volte il limite superiore
della norma specifico perl’età
al momento
dell’arruolamento
nello studio) confermato da esame
radiologico. L’efficacia
di un’infusione di 5
mg di acido zoledronico rispetto
a dosi giornaliere di 30 mg di risedronato somministrate
per 2 mesi è stata dimostrata
in due studi di confronto della durata di6 mesi.
La risposta terapeutica era definita sia come
normalizzazione della fosfatasi
alcalina sierica(SAP) sia come
riduzione di almeno il 75% rispetto
al basale dell’eccesso di SAP totale
al termine dei6 mesi.
L’eccesso di SAP era definito come
la differenza esistente tra il
livello misurato e il punto
medio dell’intervallo normale. In entrambe
le sperimentazioni Aclasta ha dimostrato
una risposta terapeutica superiore e più rapida rispetto a risedronato come
evidenziato dai markers
di formazione (SAP, propeptide
sierico N- terminale del collagene di
tipo I (P1NP)) o di riassorbimento
osseo (CTx 1 sierico (cross-linked telopeptide C- terminale
del collagene di tipo I) e -CTx urinario). Dai dati combinati
provenienti da entrambe le sperimentazioni,
Aclasta ha evidenziato, dopo 2 mesi,
una risposta terapeutica del 90% (158/176) e una normalizzazione
della SAP del 63% (111/176) che sono risultate superiori a quanto ottenuto
con risedronato, 47% (81/171) e 26% (45/171) rispettivamente
(sempre p<0,001).
Dopo 6
mesi, Aclasta ha evidenziato
percentuali pari al 96% (169/176) e 89% (156/176) di risposta
terapeutica e normalizzazione della
SAP rispetto al 74% (127/171) e 58% (99/171) ottenute con risedronato (sempre
p<0,001). Con i risultati aggregati, è stata
evidenziata per Aclasta e risedronato una diminuzione
simile nei punteggi relativi alla
severità del dolore e all’interferenza
del dolore nell’arco dei 6 mesi
rispetto al basale. La
risposta terapeutica per sottogruppo è presentata nella Tabella 2-Tabella 2 Proporzione
dei pazienti che hanno ottenuto una
risposta terapeutica a 6 mesi
suddivisa per fattori di malattia
| Sottogruppo | Aclastan/N (Proporzione) | Risedronaton/N (Proporzione) | Valore di p per ladifferenza di trattamento |
| SAP basale | |||
| <3xLSN | 87/90 (0,97) | 74/99 (0,75) | <0,0001 |
| ≥3xLSN | 82/86 (0,95) | 53/72 (0,74) | <0,0001 |
| Ultima terapia per il morbo di Paget | |||
|
Bisfos. per via orale* |
53/55 (0,96) | 33/60 (0,55) | <0,0001 |
|
Bisfos. per endovena |
22/25 (0,88) | 21/26 (0,81) | 0,4590 |
| Clodronato | 6/6 (1,00) | 2/2 (1,00) | NA |
| Altri | 8/8 (1,00) | 6/7 (0,86) | 0,2733 |
| Nessuna terapiaprecedente | 80/82 (0,98) | 65/76 (0,86) | 0,0075 |
SAP = fosfatasi alcalina sierica.
LSN =
limite
superiore della norma.
Una risposta terapeutica èdefinita come
normalizzazione della SAP o riduzione ≥75% rispetto al basale della SAP in eccesso.
N= numero
di pazienti con rilevazioni della SAP al basale ed almeno
una successiva al basale.
n =numero
di pazienti con risposta terapeutica
alla visita.*Comprendendo
il trattamento precedente con risedronato I pazienti che alla fine dei 6
mesi dello studio base erano stati
classificati come rispondenti al
trattamento, erano considerati idonei
ad essere inseriti nel periodo di
valutazione prolungata.
Dei143 pazienti trattati con Aclasta e dei
107 pazienti trattati con
risedronato che sono entrati nel periododi osservazione prolungata dello
studio, 141 pazienti trattati con Aclasta hanno
mantenuto la propria risposta
terapeutica rispetto ai 71 pazienti trattati
con risedronato, dopo una durata media
del periododi valutazione prolungata di 18
mesi dal
momento
della somministrazione. Il tasso cumulativo
di mantenimento
della risposta terapeutica nel
periodo di valutazione prolungata è illustrato nella Figura 1- Figura 1
Tasso cumulativo di mantenimento della risposta terapeutica nel tempo 1.0 0.9 0.8 0.7 0.6 0.5 0.4
Valore di p<0,0001 - test di
Wald 0.3 0.2
Aclasta (N=143)Risedronato (N=107) 0.1 0.0 0
90
180
270
360
450
540
630 TeTmimpoedtioprfiimrsat
lpoesrsditoaf
dthelelararipsepoustitca rtersappoenusticeafrdoamlla tfhineeednedlloosftuthdeiocporirnecisptauledy(G(Dioarnyi)s*)*Tempo
di prima perdita della risposta
terapeutica: il verificarsi di un
valore di SAP che non è più inaccordo ai criteri di risposta
terapeutica (riduzione inferiore al
75% della SAP in eccesso e/o valore della SAP oltre il limite
superiore dell’intervallo normale) L’istologia
del tessuto osseo è stata valutata in 7 pazienti con
morbo
di Paget 6 mesi dopo il trattamento
con 5 mg di acido zoledronico.
I risultati
della biopsia ossea hanno mostrato
una qualità normale dell’osso
senza evidenze di compromissione del rimodellamento
osseo e senza evidenze di difetti di mineralizzazione.
Questi risultati erano in accordo con il marker
biochimico di evidenza di normalizzazione
del ricambio osseo.
Infusioni singole e multiple di 5 e 15 minuti di 2, 4, 8 e 16 mg di acido zoledronico in 64 pazienti hanno evidenziato i seguenti dati di farmacocinetica, indipendentemente dalla dose.
Dopo l’inizio dell’infusione di acido zoledronico, le concentrazioni plasmatiche del principio attivo sono aumentate rapidamente, raggiungendo il picco al termine del periodo di infusione, seguito da una diminuzione rapida
<10% del picco dopo 4 ore e <1% del picco dopo 24 ore, con un successivo periodo prolungato di concentrazioni molto basse non superiori allo 0,1% dei livelli di picco.
Dopo somministrazione endovenosa l’acido zoledronico è eliminato attraverso un processo che si svolge in tre fasi:
scomparsa rapida con un andamento bifasico dalla circolazione sistemica, con emivita di t½ 0,24 e t½ 1,87 ore, seguita da una lunga fase di eliminazione con emivita terminale di eliminazione di t½ 146 ore.
Non si è osservato accumulo di principio attivo nel plasma dopo dosi multiple somministrate ogni 28 giorni.
L’acido zoledronico non è metabolizzato ed è escreto immodificato per via renale.
Nell’arco delle prime 24 ore, 39 ± 16% della dose somministrata viene recuperata nelle urine, mentre la parte rimanente è legata principalmente al tessuto osseo.
Dal tessuto osseo il farmaco viene rilasciato molto lentamente nella circolazione sistemica ed eliminato poi per via renale.
La clearance corporea totale è 5,04 ± 2,5 l/h, indipendentemente dalla dose, e non viene influenzata da sesso, età, razza o peso corporeo.
La variazione della clearance plasmatica di acido zoledronico tra individui ed all’interno dello stesso individuo è risultata rispettivamente pari al 36% e 34%.
L’incremento del tempo di infusione da 5 a 15 minuti ha determinato una diminuzione del 30% della concentrazione di acido zoledronico al termine dell’infusione, ma non ha avuto alcun effetto sull’area sotto la curva della concentrazione plasmatica verso il tempo.
Non sono stati condotti studi specifici di interazione tra farmaci con l’acido zoledronico.
Poiché l’acido zoledronico non viene metabolizzato negli esseri umani e poiché è stato riscontrato che il principio ha scarsa o nessuna capacità come inibitore ad azione diretta e/o irreversibile metabolismo- dipendente degli enzimi del P450, è improbabile che l’acido zoledronico possa ridurre la clearance metabolica delle sostanze metabolizzate attraverso i sistemi enzimatici del citocromo P450.
L’acido zoledronico non è ampiamente legato alle proteine plasmatiche (legato pari a circa il 56%) e il legame è indipendente dalla concentrazione.
Pertanto, le interazioni risultanti dallo spiazzamento di farmaci con elevato legame proteico sono improbabili.
Popolazioni speciali (vedere paragrafo 4.2) La clearance renale dell’acido zoledronico è stata correlata alla clearance della creatinina, dal momento che la clearance renale rappresenta il 75 33% della clearance della creatinina, la quale nei 64 pazienti studiati è risultata in media pari a 84 29 ml/min (intervallo da 22 a 143 ml/min).
I piccoli aumenti osservati nella AUC(0-24hr), tra circa il 30% e 40% nell’insufficienza renale da lieve a moderata, rispetto ai pazienti con funzione renale normale, e l’assenza di accumulo del farmaco a seguito di dosi multiple indipendentemente dalla funzione renale, suggeriscono che non sono necessari aggiustamenti della dose di acido zoledronico in caso di insufficienza renale lieve (Clcr = 50– 80 ml/min) e moderata (Clcr = 30–50 ml/min).
In considerazione della disponibilità di dati limitati in pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina
<30 ml/min), non è possibile fornire raccomandazioni posologiche per questa popolazione.
Tossicità acuta La dose massima non letale per somministrazione endovenosa singola è stata pari a 10 mg/kg di peso corporeo nel topo e pari a 0,6 mg/kg nel ratto.
In studi di infusione di una dose singola nel cane, 1,0 mg/kg (6 volte l’esposizione terapeutica umana raccomandata in base alla AUC) somministrati nell’arco di 15 minuti sono stati ben tollerati senza effetti renali.
Tossicità subcronica e cronica In studi di infusione endovenosa, la tollerabilità renale di acido zoledronico è stata stabilita nel ratto con somministrazione di 0,6 mg/kg sotto forma di infusioni da 15 minuti a intervalli di 3 giorni, per un totale di sei infusioni (per una dose cumulativa che corrisponde a livelli di AUC pari a circa 6 volte l’esposizione terapeutica nell’uomo) mentre cinque infusioni da 15 minuti di 0,25 mg/kg somministrate a intervalli di 2–3 settimane (una dose cumulativa corrispondente a 7 volte l’esposizione terapeutica umana) sono state ben tollerate nel cane.
Negli studi con bolo endovenoso, le dosi che risultavano ben tollerate diminuivano all’aumentare della durata dello studio:
le dosi di 0,2 e 0,02 mg/kg al giorno sono state ben tollerate per 4 settimane nel ratto e nel cane, rispettivamente, ma solo le dosi di 0,01 mg/kg e 0,005 mg/kg sono state ben tollerate nei ratti e nei cani, rispettivamente, quando somministrate per 52 settimane.
La somministrazione ripetuta a lungo termine, ad esposizioni cumulative sufficientemente superiori all’esposizione massima prevista nell’uomo, ha prodotto effetti tossicologici in altri organi, compresi il tratto gastrointestinale e il fegato, e nel sito di somministrazione endovenosa.
Non è nota la rilevanza clinica di questi risultati.
Il risultato più frequente negli studi a dosi ripetute consiste nell’aumento del tessuto osseo spugnoso nelle metafisi delle ossa lunghe negli animali in sviluppo con quasi tutte le dosi, risultato che riflette l’attività farmacologia anti-riassorbitiva del prodotto.
Tossicità riproduttiva Gli studi di teratologia sono stati effettuati in due specie, entrambi impiegando la somministrazione sottocutanea.
Teratogenicità è stata osservata in ratti a dosi ≥0,2 mg/kg e si è manifestata con malformazioni esterne, viscerali e scheletriche.
Distocia è stata osservata alla dose minima testata nel ratto (0,01 mg/kg di peso corporeo).
Non sono stati osservati nei conigli effetti teratogeni o embrio/fetali, sebbene la tossicità materna fosse marcata alla dose di 0,1 mg/kg a causa dei ridotti livelli sierici di calcio.
Mutagenicità e potenziale cancerogeno L’acido zoledronico non è risultato mutageno nei test di mutagenesi eseguiti ed i test di carcinogenesi non hanno fornito prove di potenziale cancerogeno.
Mannitolo Sodio citrato Acqua per preparazioni iniettabili
Aclasta non deve entrare in contatto con soluzioni contenenti calcio.
Aclasta non deve essere miscelato o somministrato per via endovenosa con altri medicinali.
Flacone chiuso:
3 anni Dopo l’apertura:
24 ore a 2°C - 8°C Da un punto di vista microbiologico, il prodotto deve essere utilizzato immediatamente.
Se non usato immediatamente, i tempi di conservazione in uso e le condizioni di conservazione prima dell’uso rientrano nella responsabilità dell’utilizzatore e di norma non superano le 24 ore a 2°C - 8°C.
Il flacone non aperto non richiede alcuna speciale condizione di conservazione.
Flacone di plastica trasparente (polimero cicloolefinico) da 100 ml chiuso da un tappo di gomma bromobutilica rivestito di fluoropolimero e capsula di chiusura di alluminio/polipropilene con elemento a strappo. Aclasta è fornito in confezioni singole contenenti un flacone o in confezioni multiple costituite da 5 confezioni, ognuna da 1 flacone.
Solo monouso.
La soluzione eventualmente non utilizzata deve essere eliminata.
La soluzione deve essere utilizzata solo se è trasparente, priva di particelle o di alterazione del colore.
Se conservata in frigorifero, lasciare che la soluzione raggiunga la temperatura ambiente prima della somministrazione.
Durante la preparazione dell’infusione devono essere seguite tecniche asettiche.
Novartis Europharm Limited Wimblehurst Road Horsham West Sussex, RH12 5AB Regno Unito
EU/1/05/308/001 EU/1/05/308/002
15.04.2005
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