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Bonasol 70 Mg Soluzione Orale Settimanale
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

INDICE

01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE
02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA
03.0 FORMA FARMACEUTICA
04.0 INFORMAZIONI CLINICHE
04.1 Indicazioni terapeutiche
04.2 Posologia e modo di somministrazione
04.3 Controindicazioni
04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
04.5 Interazioni
04.6 Gravidanza e allattamento
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine
04.8 Effetti indesiderati
04.9 Sovradosaggio
05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE
05.1 Proprietà farmacodinamiche
05.2 Proprietà farmacocinetiche
05.3 Dati preclinici di sicurezza
06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE
06.1 Eccipienti
06.2 Incompatibilità
06.3 Periodo di validità
06.4 Speciali precauzioni per la conservazione
06.5 Natura e contenuto della confezione
06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione
07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO
08.0 NUMERI DELLE AUTORIZZAZIONI ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO
09.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE
10.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO

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01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE -Inizio Pagina

BONASOL 70 MG SOLUZIONE ORALE SETTIMANALE


02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA - Inizio Pagina

Ogni dose singola da 100 ml contiene 70 mg di alendronato (sotto forma di 91,35 mg di alendronato sodico triidrato).

Eccipienti:

Ogni dose (100 ml) contiene 80 mg di metil paraidrossibenzoato (E218), 20 mg di propil paraidrossibenzoato (E216) e 6 mg di Giallo Tramonto (E110).

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1


03.0 FORMA FARMACEUTICA - Inizio Pagina

Soluzione orale.

Soluzione opalescente di colore arancione.


04.0 INFORMAZIONI CLINICHE - Inizio Pagina

04.1 Indicazioni terapeutiche - Inizio Pagina

Trattamento dell’osteoporosi delle donne in età post–menopausale. L’alendronato riduce il rischio delle fratture delle vertebre e dell’anca.


04.2 Posologia e modo di somministrazione - Inizio Pagina

Per somministrazione orale.

Il dosaggio raccomandato è di una unità–dose da 70 mg (100 ml) una volta a settimana. Per consentire l’assorbimento adeguato di alendronato.

Bonasol 70 mg soluzione orale settimanale deve essere assunta almeno 30 minuti prima di ingerire qualsiasi alimento, bevanda o medicinale della giornata, accompagnata esclusivamente da acqua di rubinetto. E’ probabile che altre bevande (inclusa l’acqua minerale), cibi e medicinali riducano l’assorbimento dell’alendronato (vedere paragrafo 4.5).

Per facilitare il transito nello stomaco, riducendo così la possibilità di irritazione locale e dell’esofago, ed eventuali effetti indesiderati (vedere paragrafo 4.4)

• Le pazienti non dovrebbero distendersi fintanto che non abbiano mangiato qualcosa, il che deve avvenire almeno 30 minuti dopo l’assunzione della soluzione.

• Le pazienti non dovrebbero distendersi per almeno 30 minuti dopo l’assunzione di Bonasol 70 mg soluzione orale settimanale.

• Bonasol 70 mg soluzione orale settimanale deve essere ingerita soltanto al mattino al momento di alzarsi dal letto, sotto forma di una dose singola da 100 ml (intero contenuto del flaconcino) seguita da almeno 30 ml di acqua di rubinetto. E’ consentito assumere una quantità maggiore di acqua di rubinetto.

• Bonasol 70 mg soluzione orale settimanale non deve essere assunta al momento di coricarsi o prima di alzarsi al mattino.

Le pazienti devono assumere integratori di calcio e vitamina D se l’apporto dietetico non è adeguato (vedere paragrafo 4.4).

Non è stata stabilita la durata ottimale del trattamento con bisfosfonati per l’osteoporosi. La necessità di un trattamento continuativo deve essere rivalutata in ogni singolo paziente periodicamente in funzione dei benefici e rischi potenziali, in particolare dopo 5 o più anni d’uso.

Uso in pazienti anziane: Dagli studi clinici non è emersa alcuna differenza età–correlata nei profili di efficacia o di sicurezza dell’alendronato. Pertanto non è necessario alcun aggiustamento del dosaggio nelle pazienti anziane.

Uso in presenza di compromissione della funzione renale: Non è necessario alcun aggiustamento del dosaggio nelle pazienti con velocità di filtrazione glomerulare (GFR) superiore a 35 ml/min. La somministrazione di alendronato non è raccomandato in pazienti con compromissione della funzione renale (GFR inferiore a 35 ml/min) per la mancanza di informazioni in proposito.

Uso nei bambini e negli adolescenti: L’alendronato è stato studiato in un modesto numero di pazienti e di età inferiore a 18 anni con osteogenesi imperfetta. I risultati degli studi non sono sufficienti per supportarne l’uso nei bambini.

L’alendronato non è stato studiato in relazione al trattamento dell’osteoporosi indotta dai glicocorticoidi.


04.3 Controindicazioni - Inizio Pagina

• Patologie dell’esofago ed altri fattori che ritardano lo svuotamento dell’esofago quali stenosi ed acalasia

• Incapacità di mantenersi con il busto eretto in piedi o sedute per almeno 30 minuti

• Ipersensibilità all’alendronato o ad uno qualsiasi dei suoi eccipienti

• Ipocalcemia

• Pazienti che presentano difficoltà nel deglutire liquidi

• Pazienti a rischio di aspirazione

Vedere anche il paragrafo 4.4 ’Avvertenze speciali e precauzioni di impiego’.


04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso - Inizio Pagina

Bonasol soluzione orale settimanale può provocare irritazione locale a carico della mucosa gastrointestinale superiore. Poiché esiste la possibilità di aggravamento della patologia di base, si deve usare cautela durante la somministrazione di Bonasol settimanale a pazienti con problemi del tratto digerente superiore, quali disfagia, malattie esofagee, gastrite, duodenite o ulcere, oppure a pazienti con un’anamnesi recente (entro l’ultimo anno) di una malattia importante dell’apparato digerente quali ulcera peptica, o sanguinamento gastro–intestinale attivo, o che sono state sottoposte a chirurgia del tratto digerente superiore (fatta eccezione per la piloroplastica) (vedere paragrafo 4.3). Per le pazienti con esofago di Barrett, i prescrittori dovrebbero valutare singolarmente i benefici ed i possibili rischi dell’alendronato.

Raramente, in pazienti che assumevano alendronato sono state segnalate reazioni a livello esofageo (talvolta gravi e tali da richiedere un ricovero ospedaliero) quali esofagite, ulcere ed erosioni esofagee, raramente seguite da stenosi esofagea. Pertanto, il medico deve fare particolare attenzione alla comparsa di qualsiasi segno o sintomo che indichi una possibile reazione esofagea ed avvisare la paziente di interrompere il trattamento con l’alendronato e di rivolgersi al medico nel caso in cui si verifichino sintomi da irritazione esofagea quali disfagia, dolore durante la deglutizione o dolore retrosternale, oppure insorgenza o peggioramento di pirosi.

Il rischio di eventi indesiderati gravi a livello esofageo è maggiore nelle pazienti che non assumono l’alendronato in maniera appropriata e/o che continuano ad assumere l’alendronato dopo lo sviluppo di sintomi riferibili ad irritazione esofagea. E’ molto importante che la paziente conosca bene e comprenda le modalità di assunzione del medicinale (vedere paragrafo 4.2 ’Posologia e modo di somministrazione’). Le pazienti devono essere informate che la mancata osservazione di queste istruzioni può fare aumentare il loro rischio di problemi esofagei.

Sebbene nel corso di ampi studi clinici non sia stato osservato un aumento di rischio, sono stati segnalati (dopo la commercializzazione) rari casi di ulcere gastriche e duodenali, alcuni dei quali gravi, ed associati a complicazioni.

In pazienti oncologiche, trattate con regimi terapeutici che comprendevano bifosfonati somministrati principalmente per via endovenosa, sono stati osservati casi di osteonecrosi mandibolare, generalmente associata ad estrazione dentale e/o infezione locale (osteomielite inclusa). Molte di queste pazienti erano trattate anche con chemioterapia e corticosteroidi. Osteonecrosi mandibolare è stata anche riportata in pazienti con osteoporosi in trattamento con bifosfonati orali.

Prima del trattamento con bifosfonati, nelle pazienti con concomitanti fattori di rischio (come cancro, chemioterapia, radioterapia, corticosteroidi, scarsa igiene orale, malattia periodontale) è opportuno prendere in considerazione la necessità di un esame odontoiatrico con appropriate procedure odontoiatriche preventive. Durante il trattamento, queste pazienti devono evitare, per quanto possibile, procedure odontoiatriche invasive. Nelle pazienti che sviluppano osteonecrosi mandibolare durante la terapia con bifosfonati, la chirurgia odontoiatrica può aggravare la loro condizione. Per le pazienti che necessitano di chirurgia dentale, non esistono dati tali da suggerire che l’interruzione del trattamento con i bifosfonati possa ridurre il rischio di osteonecrosi mandibolare.

Il giudizio clinico del medico deve guidare il programma di gestione di ciascuna paziente, sulla base della valutazione individuale del rapporto rischio/beneficio.

Nelle pazienti trattate con bifosfonati sono stati segnalati dolore a carico delle ossa, delle articolazioni e dei muscoli. Nell’esperienza dopo la commercializzazione tali sintomi sono stati raramente di grado severo e/o invalidanti (vedere paragrafo ’4.8). Il tempo prima dell’insorgenza dei sintomi oscillava da un giorno a vari mesi dopo l’inizio del trattamento. La maggior parte delle pazienti ha riportato un miglioramento dopo la sospensione del medicinale. Un sottogruppo di pazienti ha presentato una recidiva dei sintomi dopo aver ripreso il medesimo medicinale oppure un bifosfonato diverso.

Fratture atipiche del femore

Sono state riportate fratture atipiche sottotrocanteriche e diafisarie del femore, principalmente in pazienti in terapia da lungo tempo con bisfosfonati per l’osteoporosi. Queste fratture trasversali o oblique corte, possono verificarsi in qualsiasi parte del femore a partire da appena sotto il piccolo trocantere fino a sopra la linea sovracondiloidea. Queste fratture si verificano spontaneamente o dopo un trauma minimo e alcuni pazienti manifestano dolore alla coscia o all’inguine, spesso associato con reperti di diagnostica per immagini a evidenze radiografiche di fratture da stress, settimane o mesi prima del verificarsi di una frattura femorale completa. Le fratture sono spesso bilaterali; pertanto nei pazienti trattati con bisfosfonati che hanno subito una frattura della diafisi femorale deve essere esaminato il femore controlaterale. E’ stata riportata anche una limitata guarigione di queste fratture. Nei pazienti con sospetta frattura atipica femorale si deve prendere in considerazione l’interruzione della terapia con bisfosfonati in attesa di una valutazione del paziente basata sul rapporto beneficio rischio individuale.

Durante il trattamento con bisfosfonati i pazienti devono essere informati di segnalare qualsiasi dolore alla coscia, all’anca o all’inguine e qualsiasi paziente che manifesti tali sintomi deve essere valutato per la presenza di un’incompleta frattura del femore.

L’uso dell’alendronato non è raccomandato nelle pazienti con insufficienza renale con GFR inferiore a 35 ml/min, (vedere paragrafo 4.2).

Si devono considerare altre cause di osteoporosi oltre alla carenza di estrogeni e all’età.

L’ipocalcemia deve essere corretta prima di iniziare la terapia con alendronato (vedere paragrafo 4.3). Vanno trattati efficacemente anche altri disordini del metabolismo minerale (come una carenza di vitamina D ed ipoparatiroidismo). Nelle pazienti con questi disturbi, durante la terapia con Bonasol settimanale, è necessario controllare il calcio sierico ed i sintomi di ipocalcemia.

A causa degli effetti positivi dell’alendronato sull’incremento della mineralizzazione dell’osso, può verificarsi una riduzione dei livelli sierici del calcio e del fosfato. Di solito, tali riduzioni sono modeste ed asintomatiche. Tuttavia vi sono state alcune rare segnalazioni di ipocalcemia sintomatica, qualche volta gravi, che si sono verificate in soggetti con condizioni predisponenti (quali ipoparatiroidismo, carenza di vitamina D e malassorbimento del calcio). E’ particolarmente importante assicurare un adeguato apporto di calcio e vitamina D in pazienti in terapia con glicocorticoidi.

Questo medicinale contiene lo 0,15 % del volume in etanolo (alcol), ovvero fino a 115 mg per dose, pari a 3 ml di birra o a 1,3 ml di vino per ogni dose. E’ dannoso per i soggetti alcolisti. Questo dev’essere tenuto presente per i gruppi ad alto rischio come le pazienti che soffrono di malattie epatiche o epilessia.

Eccipienti

Bonasol 70 mg soluzione orale settimanale contiene il colorante Giallo Tramonto (E110), metil paraidrossibenzoato (E218) e propil paraidrossibenzoato (E216) che possono provocare reazioni allergiche.


04.5 Interazioni - Inizio Pagina

Se assunti contemporaneamente, è probabile che alimenti e bevande (compresa l’acqua minerale), integratori di calcio, antiacidi ed altri medicinali per uso orale interferiscano con l’assorbimento dell’alendronato. Pertanto, le pazienti devono lasciare trascorrere almeno 30 minuti dopo aver preso l’alendronato prima dell’assunzione orale di qualsiasi altro medicinale (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).

Non sono prevedibili altre interazioni con medicinali di importanza clinica. Negli studi clinici alcune pazienti sono state trattate con estrogeni (per via intravaginale, transdermica o orale) mentre ricevevano alendronato. Non sono stati osservati effetti indesiderati attribuibili all’uso concomitante di questi medicinali.

Poiché l’uso di FANS è associato ad irritazione gastrointestinale, è opportuno prestare particolare attenzione quando questi medicinali vengono assunti contemporaneamente all’alendronato.

Sebbene non siano stati eseguiti studi specifici di interazione, l’alendronato è stato utilizzato negli studi clinici in associazione con una vasta gamma di medicinali di uso comune senza dare luogo ad evidenze di effetti avversi di rilevanza clinica.


04.6 Gravidanza e allattamento - Inizio Pagina

L’alendronato non deve essere usato in gravidanza. Non esistono dati adeguati sull’uso dell’alendronato in donne in gravidanza. Studi eseguiti su animali non hanno indicato effetti nocivi diretti sulla gravidanza, sullo sviluppo embrio–fetale o post–natale. L’alendronato somministrato a ratte in gravidanza ha provocato distocia associata a ipocalcemia nelle madri (vedere paragrafo 5.3).

Uso durante l’allattamento

Non è noto se nella specie umana l’alendronato sia escreto nel latte materno. Date le indicazioni, l’alendronato non dovrebbe essere utilizzato in donne che allattano.


04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine - Inizio Pagina

Non sono stati eseguiti studi per valutare gli effetti sulla capacità di guidare veicoli ed utilizzare macchinari. Tuttavia, certi effetti indesiderati segnalati per l’alendronato possono influire sulla capacità di alcune pazienti di guidare veicoli e di utilizzare macchinari. Le reazioni individuali verso Bonasol soluzione orale settimanale possono essere diverse (vedere paragrafo 4.8).


04.8 Effetti indesiderati - Inizio Pagina

In uno studio della durata di un anno che ha coinvolto donne in post–menopausa e con osteoporosi, i profili generali di sicurezza delle compresse di alendronato con somministrazione settimanale (n=519) ed alendronato 10 mg die (n=370) sono risultati simili.

In due studi della durata di tre anni, con schema virtualmente identico, eseguiti su donne in post–menopausa (alendronato 10 mg: n=196; placebo: n= 397), i profili generali di sicurezza per l’alendronato 10 mg die e per placebo sono risultati simili.

Gli eventi avversi segnalati dai ricercatori come possibilmente, probabilmente o sicuramente correlabili al medicinale sono riportati nella tabella seguente quando, nello studio della durata di un anno, si sono verificati nell’1% di uno qualsiasi dei due gruppi di trattamento, oppure quando, negli studi della durata di tre anni, si sono verificati nell’1% dei pazienti trattati con alendronato 10 mg/die e con una frequenza maggiore di quanto osservato per le pazienti trattate con placebo:

 Studio durato un annoStudi durati tre anni
 Alendronato compressa settimanale (n=519) %Alendronato 10 mg die (n=370) %Alendronato 10 mg die (n=196) %Placebo (n=397) %
Effetti gastrointestinali    
Dolore addominale3,73,06,64,8
Dispepsia2,72,23,63,5
Rigurgito acido1,92,42,04,3
Nausea1,92,43,64,0
Distensione addominale1,01,41,00,8
Stipsi0,81,63,11,8
Diarrea0,60,53,11,8
Disfagia0,40,51,00,0
Flatulenza0,41,62,60,5
Gastrite0,21,10,51,3
Ulcera gastrica0,01,10,00,0
Ulcera esofagea0,00,01,50,0
Effetti muscoloscheletrici    
Dolori muscoloscheletrici (ossei, muscolari o articolari)2,93,24,12,5
Crampi muscolari0,21,10,01,0
Effetti neurologici    
Cefalea0,40,32,61,5

Durante gli studi clinici e/o l’uso post marketing sono stati segnalati anche i seguenti effetti indesiderati:

[Comuni (>1/100, < 1/10), Non comuni (>1/1000, < 1/100), Rari (>1/10.000, < 1/1000), Molto rari (< 1/10.000 compresi casi isolati)]

Disturbi del sistema immunitario:

Rari: reazioni di ipersensibilità inclusi orticaria ed angioedema

Disturbi del metabolismo e della nutrizione:

Rari: ipocalcemia sintomatica, spesso associata a condizioni predisponenti (vedere paragrafo 4.4)

Patologie del sistema nervoso: Comuni: cefalea, disgeusia

Patologie dell’occhio:

Rari: uveite, sclerite, episclerite

Patologie gastrointestinali:

Comuni: dolore addominale, dispepsia, stipsi, diarrea, flatulenza, ulcera esofagea*, disfagia*, distensione addominale, rigurgito acido

Non comuni: nausea, vomito, gastrite, esofagite*, erosioni esofagee*, melena

Rari: stenosi esofagea*, ulcerazione orofaringea*, perforazione, ulcerazione, sanguinamento del tratto gastrointestinale superiore (vedere paragrafo 4.4)

*vedere paragrafi 4.2 e 4.4

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: Non comuni: rash, prurito, eritema, alopecia

Rari: rash con fotosensibilizzazione

Molto rari e casi isolati: casi isolati di reazioni cutanee gravi incluse sindrome di Stevens–Johnson e necrolisi epidermica tossica

Patologie del sistema muscoloscheletrico:

Comuni: dolori muscoloscheletrici (ossei, muscolari o articolari)

Rari: Nei pazienti trattati con bifosfonati sono stati segnalati casi di osteonecrosi mandibolare. La maggior parte di queste segnalazioni riguarda pazienti oncologiche, ma si sono vetrificati casi anche in pazienti trattati per osteoporosi. Solitamente, l’osteonecrosi mandibolare è associata con estrazione dentaria e/o infezione locale (inclusa l’osteomielite). Sono considerati fattori di rischio anche diagnosi di tumore, chemioterapia, radioterapia, terapia con corticosteroidi e scarsa igiene orale; dolori muscoloscheletrici gravi (ossei, muscolari o articolari) (vedere paragrafo 4.4)

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione:

Rari: sintomi transitori come da risposta della fase acuta (mialgia, malessere e raramente, febbre), tipicamente associati all’inizio della terapia.

Durante l’esperienza dopo la commercializzazione sono state segnalate le seguenti reazioni (frequenza non nota):

Patologie del sistema nervoso: capogiro Patologie dell’orecchio e del labirinto: vertigine

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: tumefazione articolare, fratture da stress della dialisi femorale prossimale (vedere paragrafo 4.4).

Durante l’esperienza post–marketing sono state riportate le seguenti reazioni (frequenza rara): Fratture atipiche sottotrocanteriche e diafisarie del femore (reazione avversa di classe dei bisfosfonati).

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: astenia, edema periferico

Esami diagnostici

Negli studi clinici sono state osservate diminuzioni lievi e transitorie dei livelli sierici di calcio e fosfato in circa il 18 ed il 10% rispettivamente delle pazienti trattate con alendronato 10 mg/die vs circa il 12 ed il 3% di quelle trattate con placebo. Tuttavia, le incidenze delle riduzioni del calcio sierico fino a <8,0, mg/dl (2,0 mmol/l) e del fosfato sierico fino a 2,0 mg/dl (0,65 mmol/l) erano simili nei due gruppi di trattamento.


04.9 Sovradosaggio - Inizio Pagina

Un sovradosaggio orale può determinare ipocalcemia, ipofosfatemia ed effetti indesiderati a carico dell’apparato digerente superiore quali dolore o pirosi gastrica, esofagite, gastrite o ulcere.

Non sono disponibili dati specifici sul trattamento del sovradosaggio con alendronato. Per legare l’alendronato dovrebbe essere somministrato del latte o un antiacido. A causa del rischio di irritazione dell’esofago, non si deve indurre il vomito e la paziente va mantenuta con il busto in posizione eretta.


05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE - Inizio Pagina

05.1 Proprietà farmacodinamiche - Inizio Pagina

Categoria farmacoterapeutica: Farmaci per il trattamento delle malattie delle ossa, bifosfonati. Codice ATC: M05B A04

Il principio attivo di Bonasol soluzione orale settimanale, l’alendronato (sotto forma di alendronato triidrato), è un bifosfonato con azione anti–osteoclastica che non esplica alcun effetto diretto sulla formazione dell’osso. Studi preclinici hanno mostrato che l’alendronato si localizza in maniera preferenziale nei siti di riassorbimento attivo. Viene inibita l’attività, ma il reclutamento e l’adesione degli osteoclasti non sono alterati. Il tessuto osseo formatosi durante il trattamento con l’alendronato è qualitativamente normale.

Trattamento dell’osteoporosi post–menopausale

L’osteoporosi viene definita come valore di DMO del rachide o dell’anca inferiore di 2,5 SD rispetto al valore medio di una popolazione giovane normale, o come anamnesi di una precedente frattura per fragilità, indipendentemente dalla DMO.

L’equivalenza terapeutica dell’alendronato 70 mg in monosomministrazione settimanale (n=519) e dell’alendronato 10 mg/die (n=370) è stata dimostrata in uno studio multicentrico, di un anno, su donne in post–menopausa con osteoporosi. Dopo un anno, gli aumenti medi della DMO della colonna lombare dal basale sono stati di 5,1% (95% CI: 4,8, 5,4%) nel gruppo trattato con 70 mg in monosomministrazione settimanale e di 5,4% (95% CI: 5,0, 5,8%) nel gruppo trattato con 10 mg die. Gli aumenti medi della DMO sono stati del 2,3% e del 2,9% a livello del collo del femore e del 2,9% e 3,1% in tutta l’anca nei gruppi trattati rispettivamente con 70 mg in monosomministrazione settimanale e 10 mg una volta al giorno. I due gruppi sono risultati simili anche riguardo agli aumenti dei valori di DMO in altri distretti ossei.

Gli effetti dell’alendronato sulla massa ossea e sull’incidenza di fratture in donne in post–menopausa sono stati studiati in due studi iniziali sull’efficacia, di disegno identico (n=994) e nel Fracture Intervention Trial (FIT: n=6.459).

Negli studi iniziali sull’efficacia, gli aumenti medi della densità minerale ossea (DMO), dopo somministrazione di alendronato 10 mg/die confrontati con placebo a tre anni sono stati pari all’ 8,8%, 5,9% e 7,8% a livello del rachide, del collo del femore e del trocantere, rispettivamente. Anche la DMO dell’organismo in toto è aumentata in maniera significativa. E’ stata osservata una riduzione del 48% (alendronato 3,2% vs placebo 6,2%) nel numero di pazienti trattate con alendronato, con una o più fratture vertebrali rispetto a quelle che avevano ricevuto placebo.

Nell’estensione a due anni di questi studi, la DMO ha continuato ad aumentare a livello del rachide e del trocantere e si è mantenuta stabile a livello del collo del femore e dell’organismo in toto.

Il FIT è consistito in due studi controllati con placebo, utilizzando alendronato (5 mg die per due anni e 10 mg die per uno o due ulteriori anni):

• FIT 1: Uno studio della durata di tre anni condotto su 2.027 pazienti che presentavano

almeno una frattura vertebrale (da compressione) al basale. In questo studio l’alendronato somministrato giornalmente ha ridotto del 47% l’incidenza di una nuova frattura vertebrale (alendronato 7,9% vs. placebo 15,0%). Inoltre, è stata osservata una riduzione statisticamente significativa nell’incidenza di fratture dell’anca (1,1% vs. 2,2%, una riduzione del 51%).

• FIT 2: Uno studio della durata di quattro anni su 4.432 pazienti con una ridotta massa ossea ma senza fratture vertebrale al basale. In questo studio è stata osservata una riduzione significativa nell’analisi del sottogruppo delle donne con osteoporosi (37% della popolazione globale con osteoporosi come definito sopra) nell’incidenza di fratture dell’anca (alendronato 1,0% vs placebo 2,2%, una riduzione del 56%) e nell’incidenza di una frattura vertebrale (2,9% vs. 5,8%, una riduzione del 50%).


05.2 Proprietà farmacocinetiche - Inizio Pagina

Assorbimento

Rispetto ad una dose di riferimento, somministrata per via endovenosa, la biodisponibilità orale media dell’alendronato nelle donne è risultata dello 0,64% per dosi comprese tra 5 e 70 mg somministrate dopo il digiuno notturno e due ore prima di una colazione standardizzata. Allo stesso modo, la biodisponibilità si è ridotta a circa lo 0,46% e lo 0,39% dopo somministrazione dell’alendronato un’ora o mezz’ora prima di una colazione standardizzata. Negli studi sull’osteoporosi, l’alendronato è risultato efficace quando è stato somministrato almeno 30 minuti prima dell’assunzione del primo alimento o bevanda della giornata.

La biodisponibilità è stata trascurabile quando l’alendronato è stato somministrato con o entro le due ore da una colazione standardizzata. La somministrazione concomitante di alendronato e caffè o succo d’arancia ne ha ridotto la biodisponibilità di circa il 60%.

In soggetti sani, il prednisone somministrato per via orale (20 mg 3 volte al giorno per cinque giorni) non ha prodotto cambiamenti clinicamente importanti nella biodisponibilità orale dell’alendronato (un incremento medio dal 20% al 44%).

Distribuzione

Studi su ratti hanno dimostrato che, dopo somministrazione endovenosa di 1 mg/kg, l’alendronato inizialmente distribuito ai tessuti molli, si ridistribuisce a livello dell’osso o viene eliminato nelle urine. Il volume medio di distribuzione allo steady state, esclusivo dell’osso, è di almeno 28 litri per la specie umana.

Le concentrazioni plasmatiche del medicinale, dopo la somministrazione di dosi orali terapeutiche, sono troppo basse per essere rilevate analiticamente (<5 ng/ml). Nell’uomo, il legame con le proteine plasmatiche è di circa il 78%.

Biotrasformazione

Non vi è evidenza che negli animali o nell’uomo l’alendronato venga metabolizzato.

Eliminazione

Dopo una singola dose endovenosa di alendronato marcato [14C], circa il 50% della radioattività assorbita è stato eliminato attraverso le urine entro 72 ore, e non è stata riscontrata radioattività, se non minima, nelle feci. Dopo la somministrazione di una singola dose endovenosa da 10 mg, la clearance renale dell’alendronato è stata di 71 ml/min, e la clearance sistemica non ha superato i 200 ml/min. Le concentrazioni plasmatiche si sono ridotte di oltre il 95% entro sei ore dalla somministrazione endovenosa. L’emivita terminale nella specie umana è stata stimata superiore a dieci anni, riflettendo il rilascio dell’alendronato dallo scheletro.

Nei ratti, l’escrezione renale dell’alendronato non avviene attraverso i sistemi di trasporto acido–base, e pertanto non si prevede che nell’uomo possa interferire a questo livello con l’eliminazione di altri medicinali.

Caratteristiche di alcuni pazienti

Gli studi preclinici dimostrano che il medicinale che non si deposita nell’osso viene eliminato rapidamente attraverso le urine. Negli animali, dopo la somministrazione cronica di dosi cumulative fino a 35 mg/kg, non è stata rilevata alcuna evidenza di saturazione della captazione da parte del tessuto osseo. Sebbene non siano disponibili informazioni cliniche al riguardo, è probabile che, come negli animali, l’eliminazione dell’alendronato attraverso il rene sia ridotta in pazienti con funzione renale compromessa. Pertanto, si potrebbe prevedere un accumulo osseo leggermente superiore di alendronato a livello osseo in pazienti con funzione renale compromessa. (vedere paragrafo 4.2 ’Posologia e modo di somministrazione’).


05.3 Dati preclinici di sicurezza - Inizio Pagina

I dati non–clinici non indicano alcun rischio specifico per l’uomo sulla base di studi convenzionali di sicurezza, tossicità a dosi ripetute, genotossicità e potenziale cancerogeno. Studi eseguiti su ratti hanno dimostrato che il trattamento con alendronato durante la gravidanza è stato associato a distocia associato ad ipocalcemia nelle madri. Negli studi, i ratti ai quali sono state somministrate le dosi più elevate, hanno manifestato una maggiore incidenza di ossificazione fetale incompleta. Non è nota la rilevanza di tali osservazioni per l’uomo.


06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE - Inizio Pagina

06.1 Eccipienti - Inizio Pagina

Gomma xanthan (E415),

Ciclamato di sodio (E952),

Sucralosio (E955),

Giallo tramonto FCF (E110), Metil paraidrossibenzoato (E218),

Propil paraidrossibenzoato (E216)

Aroma di arancia contenente etanolo e idrossiani solo butilato

Acqua depurata


06.2 Incompatibilità - Inizio Pagina

Non pertinente.


06.3 Periodo di validità - Inizio Pagina

2 anni.


06.4 Speciali precauzioni per la conservazione - Inizio Pagina

Conservare a temperatura inferiore a 25°C


06.5 Natura e contenuto della confezione - Inizio Pagina

Flacone trasparente in polietilene tereftalato (PET) con chiusura a prova di manomissione, dotato di rivestimento in polietilene a bassa densità, in confezioni da 1,2, 4, e 12 flaconi. Ogni flacone contiene 100 ml di soluzione.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.


06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione - Inizio Pagina

Soltanto per uso singolo.

Nessuna istruzione particolare per lo smaltimento.


07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina

BRUNO FARMACEUTICI S.P.A. Via delle Ande, 15

00144 Roma


08.0 NUMERI DELLE AUTORIZZAZIONI ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina

BONASOL 70 mg soluzione orale – 1 flacone in PET: 040622019/M

BONASOL 70 mg soluzione orale – 2 flaconi in PET: 040622021/M

BONASOL 70 mg soluzione orale – 4 flaconi in PET: 040622033/M

BONASOL 70 mg soluzione orale – 12 flaconi in PET: 040622045/M


09.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE - Inizio Pagina

26 Agosto 2011


10.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO - Inizio Pagina

Maggio 2012

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Ultimo aggiornamento: 09/06/2014.
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